Sempre di città si parla…

Già in passato ho dato spazio a suoi interventi. Si tratta dell’amico Padre Agostino che, questa volta, ci pone questioni dalla periferia del campo Rom di Coltano: dalla baracca posta in un angolo del campo…

Non ci resta che leggere e lasciarci pro-vocare, soprattutto, se lo vogliamo, provare a mettere in discussione le nostre molte visioni distorte, preconcette, frutto di deficit di ricerca di informazione.

Buon itinerario,

Claudio


Sgomberi pericolosi perl’intera città di Pisa.

È stato un intervento dispotico che lascia circa 12 persone, gran parte minori, senza una abitazione e per strada. Anche le modalità sono discutibili, infatti i genitori coinvolti dello sgombero erano completamente all’oscuro, tanto è vero che al momento dell’intervento non si trovavano sul luogo e quando sono ritornati al campo la demolizione della loro baracca era già in atto…troppo tardi per ricuperare i loro effetti, i documenti e quant’altro. Sfido chiunque a controllare la propria rabbia.

Nei giorni precedenti non c’era stato alcun avviso, nessuna segnalazione da parte dei servizi sociali, che da mesi avevano intrapreso con la famiglia interessata un percorso per arrivare ad una soluzione, cioè l’individuazione di una abitazione che permettesse loro di trovare una giusta sistemazione, probabilmente era questione di pochi mesi di attesa.

Chi di noi non si sarebbe sentito raggirato e preso in giro?  

Forse la semplice baracca costruita in un angolo del campo era una minaccia alla sicurezza e all’ordine della città, quale fastidio procurava alla cittadinanza?

Ma la domanda di fondo che mi pongo è ben altra. Tanti operatori e gli stessi responsabili della società della salute affermano che non sapevano niente di questo sgombero, fino a ieri sera quando il comitato per l’ordine e la sicurezza della città ha deciso in tal senso. Posso anche dare per vere le loro affermazioni, cioè che loro non erano stati coinvolti e che non sapessero niente in tal senso, ma allora l’interrogativo da porre è ancora più preoccupante: quale ruolo hanno oggi le politiche sociali se il comitato della sicurezza decide per proprio conto, scavalcando competenze e impegni assunti da chi opera nei vari settori del sociale? Che senso ha che i servizi sociali offrano ora delle proposte fasulle di sistemazione (molto provvisorie) alle persone coinvolte nello sgombero, quando gli stessi avevano attivato un percorso con la famiglia interessata e che avrebbe portato ad una soluzione definitiva e positiva? È un corto circuito pericoloso per l’intera citta, perché di fatto la così detta “sicurezza e ordine pubblico” rischia di aumentare le sue vittime, creando più instabilità sociale. La soluzione dei problemi è vista come una perdita di tempo, purtroppo tra le sue vittime sono comprese pure le politiche sociali e questo credo non sia un bene per la città.

don Agostino Rota Martir

4 Luglio 2019 – campo Rom di Coltano –

Veglia di Pentecoste con il Vescovo

Ai Presbiteri, Religiosi/e, Diaconi permanenti
e a tutti i Fedeli laici e laiche della Chiesa pisana


Carissimi,
il tempo pasquale già ci proietta a rapidi passi verso la Pentecoste che celebreremo la domenica 9 giugno. Come sempre, nella vigilia, alle ore 21, ci ritroveremo in Cattedrale a Pisa per vivere insieme nella preghiera l’attesa del dono dello Spirito Santo.
Quest’anno, nella Veglia di Pentecoste, invito tutta la nostra Comunità diocesana a ringraziare il Signore per la Visita Pastorale che, iniziatasi nell’ottobre 2013, si è conclusa nell’aprile di quest’anno e per consegnare alla nostra Chiesa alcune indicazioni operative che scaturiscono
dalla presa di coscienza delle condizioni in cui si trova la nostra diocesi.

Per questo, fin da ora, invito a partecipare alla Veglia di Pentecoste tutti i membri dei Consigli Pastorali della nostra diocesi, quello diocesano, quelli vicariali e quelli parrocchiali o di Unità Pastorale, proprio perché questi organi di partecipazione ecclesiale si stanno dimostrando sempre più indispensabili per dare compiutezza al cammino della nostra Chiesa pisana.

È ovvio che, insieme ai sacerdoti, ai diaconi permanenti, ai religiosi e alle religiose e ai membri dei vari Consigli Pastorali, sono invitati a partecipare alla Veglia di Pentecoste tutti i fedeli laici, i catechisti, i ministri straordinari della Comunione, i membri dei Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici insieme agli aderenti alle Associazioni, ai Gruppi e ai vari Movimenti ecclesiali.

Nella Veglia, tenendo conto delle costatazioni fatte nel corso della Visita Pastorale, consegnerò a tutti i presenti alcune indicazioni operative per orientare le scelte pastorali che come Chiesa pisana dovremo prendere per rendere più efficace il nostro impegno di evangelizzazione e di servizio di carità nella società oltre che nella realtà ecclesiale in cui viviamo.

In attesa di incontrarci, a tutti rivolgo il mio saluto cordiale, con l’augurio che sappiamo accogliere con generosità quanto lo Spirito di Dio suggerisce alla nostra Chiesa, per continuare e far crescere il nostro comune impegno al servizio del Vangelo e della nostra gente.
Cordialmente

+ Giovanni Paolo Benotto
   Arcivescovo


Pisa, 1 maggio 2019

Il tuo volto io cerco

Propongo, qui di seguito, quanto ricevuto da don Agostino e p. Luciano. Si tratta di una riflessione su quanto recentemente avvenuto in una periferia di Roma. Riporto integralmente questo contributo anche alla nostra riflessione con l’augurio che ciascuno di noi lettori possiamo accoglierlo senza pregiudizi e come una voce della Chiesa che vive a fianco degli ultimi, dei poveri, degli svantaggiati.

L’augurio, però, non può non accompagnarsi anche ad un auspicio: che di fronte alle sollecitazioni e alle contraddizioni di tutti i nazionalismi, dei materialismi, dell’egoismo, della immoralità e dei giudizi del mondo attuale ci sia concesso di essere fedeli, fino a morirne, alla verità e alla purezza dell’immagine del Figlio di Dio in noi.

Claudio


Torre Maura: calpestare il pane – spezzare il pane

Quei Rom che vivono nei campi, sotto le diverse denominazioni: attrezzati, abusivi, istituzionalizzati, micro insediamenti, villaggi…sono sostanzialmente stimmatizzati da tutti, lo fanno i partiti di ogni tendenza, dalle stesse organizzazioni che vorrebbero tutelarli, dall’opinione pubblica in generale. Il risultato è sempre lo stesso, una disparità pericolosa e dannosa per i Rom che vivono nei campi, chi per scelta, per costrizione o per mancanza di alternativa. I Rom dei campi sono di fatto accusati come fossero dei “parassiti”, dei privilegiati, approfittatori, incapaci di volersi integrare. Cosa poi significhi integrare è ancora tutto da valutare e capire. I fatti di Torre Maura di Roma sono la conseguenza di questo e di altro ancora, soprattutto decenni di esclusioni, di pregiudizi e di un clima di odio che ha portato a gettare per terra e calpestare il pane destinato a quel gruppo di Rom, collocati provvisoriamente in un alloggio, dopo lo sgombero del loro campo.

Spezzare il pane è sempre stato il gesto carico di significato, esprime condivisione, accoglienza, il riconoscimento della dignità umana dell’altro, senza esclusione di ceto, classe, religione ed etnia. Nel dare un pezzo di pane, non solo riconosco la dignità dell’altro, ma valorizzo anche la mia, la nostra.” Un pezzo di pane non lo si nega a nessuno!” Era un dato di fatto indiscutibile fino a qualche anno fa, ora non più!

Questo principio, quello di non negare il pane, piano piano ha cominciato a sgretolarsi, già da diversi anni: vedi le ordinanze di diversi sindaci (di ogni orientamento politico) che vietano di dare una semplice bevanda calda con una brioche ai clochard che gravitano attorno le stazioni, o ai migranti che cercano di attraversare il confine: vietato aiutarli! Tutto per il così detto “decoro cittadino” da salvaguardare! Dare del pane a chi è nel bisogno, da qualche anno a questa parte, è diventato una minaccia al decoro cittadino. Il decoro sembra ormai avere la priorità sul quel sentimento umano, primordiale che ha caratterizzato il genere umano e l’Occidente stesso, quello di garantire e donare il pane a tutti.

Ma spezzare il pane per un cristiano o per chi vive una sua fede religiosa, ha dei significati immediati, chiari: rimandano al Mistero stesso di Dio. La Bibbia, La Torah e il Corano sono ricchi di richiami e di messaggi “teologici” riguardo il pane da spezzare, da condividere soprattutto di fronte all’affamato, al bisognoso, come all’ospite e al viandante di passaggio.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo!” (Gv, 6, 41) Pane come dono di Dio, Gesù pane spezzato per la salvezza di tutti: buoni e cattivi, meritevoli o meno. “Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo.” Gettare a terra il pane e calpestarlo perché non sia dato ai Rom è come calpestare il volto di Gesù, figlio di Dio che si è identificato con l’affamato, il povero, la vedova, il forestiero… Come tale è un gesto sacrilego che offende Dio e l’Uomo allo stesso tempo, umiliando non solo i Rom, ma l’intera umanità. Per il cristiano Cristo è presente in tutti, ma nei poveri tale presenza acquista una importanza tale, da essere paragonata allo stesso Mistero Eucaristico. Che senso può avere, non solo per coloro che hanno profanato il pane o per i tanti che si definiscono i “difensori della civiltà cristiana”, ma soprattutto per le nostre comunità cristiane, celebrare l’Eucarestia domenicale, se poi nella vita non riusciamo a spezzare il pane dell’amicizia e della giustizia con i privilegiati del Regno che Gesù stesso ci ha annunciato? Che senso può avere rimanere ancora distanti, indifferenti, appollaiati sui nostri balconi, assistendo passivi alla sorte di questi “poveri Cristi”, gettati per terra e calpestati?

“Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? (Lc.18,8)

12 Aprile 2019

don Agostino Rota Martir (campo Rom – Pisa)

p. Luciano Meli (Lucca)

Comunicato del Consiglio Pastorale diocesano

ARCIDIOCESI  di  PISA

Comunicato del Consiglio Pastorale Diocesano

I rappresentanti dei laici, dei religiosi e dei sacerdoti dell’Arcidiocesi di Pisa, riuniti nel Consiglio Pastorale diocesano il 14 dicembre 2018, sotto la presidenza dell’Arcivescovo, dopo approfondita riflessione su alcune vicende che riguardano la vita delle nostre comunità, ritengono necessario esprimere la propria preoccupazione circa un clima di crescente disagio e smarrimento per l’acuirsi di toni e atteggiamenti discriminatori e intolleranti nelle relazioni interpersonali e sociali.

Non si può non essere preoccupati per l’esaltazione di un individualismo egoista che esclude ed emargina ogni diversità e che attraverso slogan urlati e ripetuti con esasperante monotonia crea esclusione invece di cercare strade condivise per costruire una società armonica ed inclusiva per tutti.

L’esclusione dello straniero – che sembra diventare la preoccupazione primaria di un’Europa sazia, impaurita e priva di speranza – sta invadendo anche la nostra società italiana e la prassi delle scelte politiche nazionali e locali. L’attenzione dell’opinione pubblica è così distolta dalle vere cause dei problemi economici e sociali attuali ed è portata a identificare nello straniero un capro espiatorio.

Ogni forma di esclusione è sempre una pianta infestante che non risparmia alcun ambiente di vita, anche quando la si semini e la si utilizzi sia pure per contesti delimitati: ogni veleno è sempre dannoso per tutti. Un’aria inquinata e irrespirabile non è deleteria solo per qualcuno, bensì lo è per tutti indistintamente.

Gli esempi non mancano: l’esclusione dei profughi a prescindere, non può che diventare anche esclusione tra connazionali; così come voler impedire a qualcuno di esercitare il culto legato alla propria fede, non è che l’inizio di una forma diffusa di intolleranza religiosa. E a questo proposito la storia ci insegna molte cose.

La dignità della persona non è mai una qualità che qualcuno, benignamente, concede a qualcun altro; bensì è ricchezza nativa e inalienabile di ciascuno ed è garanzia indispensabile per un autentico bene comune. Il negare la dignità umana a qualcuno è sempre l’inizio di una catena di sopraffazioni che minano alle fondamenta ogni vera democrazia e una serena convivenza sociale.

Il Consiglio Pastorale, con l’Arcivescovo, chiede alla comunità ecclesiale diocesana di essere vigilante e operante nella salvaguardia del valore di ogni persona umana, chiunque essa sia; di adoperarsi in tutti i modi per assicurare a ciascuno spazi di relazioni costruttive, di accoglienza generosa e di sostegno fattivo perché nessuno venga emarginato, sempre ricordando che il Signore Gesù è presente in ogni “piccolo” affamato, assetato, straniero, malato, carcerato, nudo e povero, qualunque sia il genere di povertà che lo rende più fragile e che tutto ciò che facciamo ad uno di questi piccoli, lo facciamo a Lui.

Nello stesso tempo, il Consiglio Pastorale della Diocesi di Pisa, desidera ricordare a tutti i cittadini della nostra Italia, credenti o non credenti, che la Costituzione repubblicana è il fondamento della nostra convivenza civile libera e responsabile e che disattendendola, non solo si offende la memoria di chi ha fatto dell’Italia una nazione libera e democratica, bensì si rischia pesantemente di renderne impossibile un futuro armonico e positivo.

L’augurio è che in ogni persona ciascuno riconosca sempre un altro sé stesso, nella condivisione della stessa identica dignità umana e, chi è davvero cristiano, riconosca nell’altro, in ogni altro, un fratello da amare in Cristo Gesù.

Pisa, 3 gennaio 2019

                                                                                                                                                                                                                                           A nome del Consiglio Pastorale Diocesano

                                                                                              + Giovanni Paolo Benotto

                                                                                                          Arcivescovo

Non è il caso di ridere

La consegna ai fedeli da parte del nostro Vescovo Giovanni Paolo, del documento “Dalla Chiesa terrena alla Chiesa celeste”, indicazioni pastorali per l’anno 2018-2019, mi induce a manifestare gratitudine e riflessioni insieme.
La gratitudine, che avverto tanto sincera, spontanea quanto doverosa:

  • per le indicazioni per l’anno pastorale che, di fatto, mai si interrompe nella linea del Piano Pastorale quinquennale 2014-2019;
  • per aver accompagnato il cammino diocesano nel solco della sinodalità, che opportunamente viene sollecitato da Papa Francesco alla Chiesa tutta ed in particolare, fin dal convegno di Firenze, alla Chiesa in Italia;
  • per averci consegnato, già nel caldo di questa estate 2018, non tanto un documento bensì un segnavia inequivocabile che indica la strada da seguire per dare sapore di Vangelo alla nostra realtà;
    Espongo qui di seguito alcune sottolineature scaturite dalla riflessione personale:
  1. A me sembra, anche ad una lettura non approfondita, che possa cogliersi come filo conduttore quello della fede.
    Riporto, indicando le pagine della pubblicazione, alcuni riferimenti:
    …per riflettere con una fede più matura sul mistero della vita eterna… (pag. 4 ); “morte, giudizio, inferno e paradiso”, temi che fanno parte integrante e ineliminabile della nostra fede cattolica (pag. 4); Per portare a tutti questo messaggio di speranza, che è al cuore della nostra fede (pag. 8) ; Questi argomenti devono essere affrontati sia nei confronti del mondo che ci circonda, sia all’interno della comunità cristiana. Infatti, anche fra i credenti, non è scontata la fede nella vita eterna…(pag. 9.) …tenendo presente che il rigurgiti di paganesimo al quale stiamo assistendo …(pag. 36); Soprattutto dovremmo sempre chiedergli che aumenti la nostra fede per essere capaci di camminare dietro a Lui (pag. 37).
    Si tratta, ritengo, di prendere sul serio la questione della fede; se un tempo mi domandavo e documentavo su “in cosa crede chi non crede”, adesso non posso fermarmi a questo ma devo necessariamente chiedermi “cosa crede, o meglio in chi crede, chi dice di credere”?
    A me sembra che non si possa dare una risposta scontata.
    Per questo motivo, noi laici dobbiamo mettere al centro del nostro ritrovarci anche nei consigli pastorali parrocchiali, nelle riunioni dei responsabili a vari livelli e ambiti (catechesi, liturgia, carità), proprio questo tema.
    Una fede adulta che non può che nascere e crescere con l’ascolto della Parola di Dio.
    Una fede che si alimenta grazie alla vita liturgico – sacramentale e che si esprime nella sequela. Grazie, Vescovo, per averci ricordato che il verbo del discepolo non è “imparare” ma “seguire” (rif. pag. 17).
    Una fede che non può prescindere dal Magistero della Chiesa perché anche questo fa parte del deposito della fede che la Santa Chiesa conserva e trasmette, la dottrina rivelata da Gesù agli apostoli. Ogni cristiano ha il dovere di seguire il Magistero della Chiesa per la formazione della propria coscienza (interessante e chiaro quanto illustrato al riguardo nel Catechismo della Chiesa Cattolica) e maturare una fede adulta, che è tuttavia una fede nuda.
    E’, come direbbe il card. C.M. Martini, il caso serio della fede.

“Giovanni usa il verbo “credere” e non il sostantivo “fede” perché “facendone un caso serio, preferisce, più che teorizzare sulla fede, suggerire i sentieri, le luci, le fatiche, le gradualità del credere”. E’ il percorso di Nicodemo, della Samaritana, del cieco nato. Gesù offre dei segni perché l’uomo ha bisogno di vedere, toccare, sentire.
Ma non basta. Credere è andare oltre. “Se non vedete segni e prodigi voi non credete”(Gv4,48; e 6,26).
“Beati coloro che pur non avendo visto crederanno”(20,29). Gesù ci invita a credere, fidandoci di Lui con la fede nuda e semplice, senza pretendere segni. La vita cristiana si gioca sulla fiducia nella persona di Gesù. Sulla sua Parola.
Ma questo significa lasciarci portare, assecondando l’azione dello Spirito, dal credere all’amare. La fede è finalizzata all’amore. La fede senza le opere è morta, dice la Lettera di Giacomo”.

“Rispetto all’incredulità crescente attorno a noi -lo ammettiamo con dolore- la risposta non può essere: miglioriamo la catechesi, organizziamoci meglio, preghiamo di più. Bisogna puntare sul caso serio, aiutare la gente a riconoscere e accogliere un Dio che si esprime nella fragilità e nell’umiltà della carne, nel suo avvicinarsi cortese e delicato alle persone, nella potenza di fronte alle tenebre e della compassione di fronte alla debolezza umana, un Dio che risplenda nell’estrema inermità del Crocefisso. Credere a un Dio così ha molte conseguenze antropologiche, esplicitate nei Vangeli; sono il succo concreto e quotidiano del caso serio della fede, che ci esorta a entrare in Gesù come figli del Padre, con la forza e la serenità testimoniate dal Signore in ogni momento e in ogni vicenda della sua vita terrena”. (Il caso serio della fede, Ed. Piemme 2002)

Non una formula o un’idea o una nostra opera ci salverà, ma la certezza della compagnia del Signore: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”(Mt 14,27). La fede è “il caso serio della vita” nel senso che con o senza fede, con molta o poca fede, le cose cambiano e tanto. La fede, che si manifesta nell’amore, qualifica la vita come buona, riuscita, felice. È il cuore del Vangelo.

Ritengo che il nostro impegno di credenti in cammino verso una fede adulta, non possa non comprendere l’allenamento al confronto, al dialogo, al reciproco arricchimento. Pertanto occorre esercitare una grande capacità di ascolto. Contribuiremo, anche con questo stile e con questi atteggiamenti, alla crescita del discernimento tanto essenziale sia individualmente quanto comunitariamente.

  1. Il Vescovo dice che il tema che ci impegnerà pastoralmente in questo anno è un tema “scomodo” ma, noto, anche la fede nuda é tema scomodo, come tutto il Vangelo è scomodo perché non ammette parole dette a mezza bocca, del resto Gesù ai suoi discepoli chiede: «Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno» (Mt. 5,37)
    Eppure per noi si tratta di passare, non dalla incredulità alla fede, ma da una fede tiepida ad una vita di fede testimoniata in umiltà e fervore. Atteggiamenti con i quali “mettere a frutto i doni e i carismi che il Signore ci ha elargito per animare cristianamente il mondo” (pag. 39).
    Il Battesimo ci immerge nella morte di Cristo (…) Avere presente questa meta non significa giocare al ribasso, tristi, distaccati dalla realtà e inerti perché così facendo si verrebbe meno alla volontà del Signore, si tradirebbe il suo amore per noi e si sciuperebbero doni e carismi che ciascuno ha ricevuto e che devono fruttificare per la Chiesa e per il mondo (pagg. 16-17).

E’ chiesto anche a ciascuno di noi di obbedire in modo creativo al Vangelo: possiamo vivere la nostra propria fede solo immergendoci nella storia, nelle sue luci e nelle sue ombre, nelle sue contraddizioni, nelle sue problematiche, mai evadendo dalla storia che é l’ambito del manifestarsi della presenza di Dio.
Come già in “A Diogneto” ci viene ricordato che non possiamo non impegnarci.
Ma in questa immersione chiediamoci, noi e la comunità cristiana, se non siamo chiamati a divenire quella comunità alternativa che in una società connotata da relazioni fragili, conflittuali, di tipo consumistico, mercantile esprime allora la possibilità di relazioni gratuite, forti e durature, rese forti dalla accettazione e dal perdono reciproco.
Relazioni, queste, che si nutrono di un supplemento di prossimità a scapito di qualche messaggio sul cellulare o qualche email.
Questa differenza chiede di dare forma visibile e vivibile a comunità plasmate dal Vangelo: in questa capacità di edificazione di una comunità, il cristianesimo mostra allora eloquenza e vigore, e da, allo stesso tempo un contributo suo proprio, peculiare, alla società civile in cerca di progetti e idee per l’edificazione di una città veramente a misura di uomo in cui sia ordinario il rispetto dell’altro, del suo pensiero, della sua diversità. (E. Bianchi, La differenza cristiana)
Ma se non partiamo dal Vangelo, se il Vangelo non è il faro che illumina la mia vita e quella della comunità cui appartengo, tutto è più complicato.
Il Vangelo è la norma. Dal Vangelo può nascere la speranza per un nuovo giorno dal ritrovare ciò che contraddistingue la civiltà occidentale, almeno dalla nascita del cristianesimo: il rispetto della persona e l’amare l’altro come se stessi.
La speranza può trovare sempre nuovo vigore anche nel praticare quelle virtù che sono caratterizzate dalla relazione e non dall’identità. O meglio la propria identità è connessa con l’attenzione all’altro: la comprensione, la sollecitudine, la benevolenza, la cortesia, la mitezza, la gratuità, la gratitudine, il perdono, la testimonianza.
Se hai letto fin qui con una certa attenzione, non ti sfugge certamente di esserti già imbattuto in alcuni di questi termini.
Se ci pensiamo sembra di descrivere un altro mondo rispetto a quello che si vive ogni giorno, eppure è ciò che ci aspettiamo quando viaggiamo, andiamo dal medico, in treno, ai giardini, al lavoro.

  1. Mi è piaciuto il riferimento che il Vescovo ha fatto, riprendendolo dal documento del Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo:
    “L’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo della umanità nuova che già riesce ad offrire una certa prefigurazione, che adombra il mondo nuovo.
    (…) I beni quali la dignità dell’uomo, la fraternità e la libertà, e cioè i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando il Cristo rimetterà al Padre « il regno eterno ed universale: che è regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace ». Qui sulla terra il regno è già presente, in mistero; ma con la venuta del Signore, giungerà a perfezione”. (GS 39)

Anche i documenti conciliari sono sconosciuti, non solo ai giovani, come lo sono i “novissimi”. Eppure l’evento conciliare è stato un grande dono e tutti dobbiamo prenderne rinnovata consapevolezza. Un dono grande che è collocato nella storia in un preciso periodo, con un linguaggio che riflette un tempo trascorso ma che sta davanti a noi. Anche a noi è chiesto di conoscerlo, approfondirne le intuizioni profetiche, consegnarlo alle nuove generazioni.

  1. Appaiono di grande valore e spessore le parole seguenti che traggo dal documento (pagg. 22-24) e che possono, senza dubbio, orientare il cammino e la conversione personale e delle nostre comunità parrocchiali.
    Di fatto, stiamo assistendo, spesso impotenti e qualche volta in un silenzio che rischia di diventare complicità, ad una disattenzione verso la disabilità che rischia di diventare “oggetto di scarto” e ad un assalto sempre più pesante alla indiscutibilità della dignità di ogni persona umana, chiunque essa sia, a qualunque cultura o condizione sociale o religiosa appartenga. Il cristiano sa che quando si oscura la consapevolezza che ogni essere umano è ad immagine e somiglianza di Dio e che in ogni uomo e donna, fratello e sorella, è presente il volto stesso del Cristo, tutto diventa possibile, perché alla fine, ciò che prevale, è l’interesse economico, lo sfruttamento del prossimo, la difesa di se stessi e del proprio egoismo, senza alcun rispetto per nessuno.
    Ed ancora: se da una parte notiamo una crescita di attenzione verso i problemi del “dopo di noi” verso i disabili, dall’altra parte siamo di fronte ad una selezione sempre più massiccia di bambini affetti da patologie invalidanti, prima della loro nascita.

Inoltre, quando cade il riferimento soprannaturale e cresce la pretesa della affermazione assoluta di se stessi, ci si apre ad ogni forma di sopraffazione a partire dalle relazioni interpersonali, fino a quelle più generali che riguardano nazioni e stati. L’aumento delle violenze in famiglia, del bullismo giovanile, della disonestà generalizzata che non di rado diventa latrocinio organizzato nella vita sociale, economica e politica, dicono in maniera esplicita che si è perso il senso del rispetto della persona e che al di là della ripetuta citazione dei così detti “valori”, il “disvalore” al quale ci si ispira è solo quello dell’individualismo e dell’egoismo sfrenato.
E’ per questo che con grande fermezza occorre lavorare quotidianamente come cristiani e come comunità credente nella difesa e promozione della dignità di ogni persona, nella tutela della vita nascente, come nell’accoglienza incondizionata di ogni vita perseguitata dalla violenza della guerra, della fame o delle persecuzioni politiche e religiose con l’attenzione non solo a favorire lo sviluppo e la crescita di istituzioni come il Centro di Aiuto alla Vita o di varie forme di accoglienza per l’educazione dei minori, o come il Consultorio per le problematiche familiari, o la Casa Misericordia Tua per il reinserimento nella vita sociale dei carcerati infine pena, o per il sostegno ai disabili con forme di integrazione culturale e sociale, ma anche con la fantasia a pensare modalità nuove soprattutto in relazione alle nuove povertà o disagi di chi si trova ad essere profugo in terra straniera per un riscatto personale e familiare dalla violenza della guerra e della
fame.
In questo ambito non si può far finta di ignorare ciò che avviene nelle acque del Mare Nostrum – il Mediterraneo – diventato cimitero di innumerevoli vittime senza nome, che gridano, non dalla terra come il sangue di Abele, ma dalle profondità degli abissi e chiedono pietà e giustizia non solo per sé ma per tutte quelle folle innumerevoli che sono costrette a perdere affetti, patria, identità culturale e sociale e cercano scampo da terribili ingiustizie che “gridano vendetta al cospetto di Dio”.
Su queste varie e diverse forme di povertà e di disagio la nostra Chiesa è all’opera da sempre; da sempre ha sollecitato e cercato di educare lo spirito di servizio e di donazione di sé; ha fatto e continuerà a fare quanto le è possibile per rispondere con esemplarità ai bisogni emergenti, anche con modalità inedite che lo Spirito di Dio vorrà suggerirci; ma nello stesso tempo non potrà esimersi di chiedere alle Istituzioni che ne hanno l’obbligo di fare il proprio dovere dettato dalla Costituzione e dalle Leggi dello Stato,perché non si neghi in nessun modo a chi si trova nel bisogno tutto ciò che si è in obbligo di offrire a tutti, perché la stessa vita sociale non si trovi ad essere progressivamente svuotata di ogni contenuto che le dia senso e la animi come ambiente familiare dove ognuno possa sentirsi davvero a casa sua nella casa di tutti.

Mi permetto di raccomandare la lettura integrale del documento “Dalla Chiesa terrena alla Chiesa terrestre”: si scoprirà che pur nella certezza della vittoria del bene sul male, nella certezza della rassicurante compagnia del “Dio con noi” nel dispiegarsi del tempo e della storia, o forse proprio per questo, l’apertura alla speranza non si disgiunge dalla nostra responsabilità. Quindi, non é il caso di ridere.
22 ottobre 2018

Lettera alle Unità Pastorali del Vicariato di Pontedera e Lungomonte

Articolo pubblicato sul sito ufficiale della Arcidiocesi di Pisa il 21 aprile 2016 (vedi pagina originale…)

ARCIDIOCESI di PISA
L’Arcivescovo
Ai Sacerdoti, Religiosi, Religiose, Diaconi permanenti e Fedeli Laici
delle Unità Pastorali
del Vicariato di Pontedera e Lungomonte

Carissimi,

domenica 31 gennaio 2016, con il Pellegrinaggio Giubilare del vostro vicariato alla Cattedrale di S. Maria Assunta in Pisa ha avuto il suo solenne e partecipato coronamento la Visita pastorale alle Unità Pastorali del Vicariato di Pontedera e del Lungomonte che era iniziata domenica 13 settembre 2015 a Bientina con la concelebrazione inaugurale sulla piazza del paese che ha visto la partecipazione corale del clero e del popolo di Dio di tutte le parrocchie del vicariato. Erano presenti anche i sindaci di Bientina, Calcinaia e Pontedera e il vicesindaco di Buti.

La celebrazione, aperta dal saluto del Parroco di Bientina don Ettore Baroni e conclusa dall’intervento del Vicario foraneo Mons. Piero Dini, Proposto di Pontedera, è stata partecipata da centinaia di fedeli in attenta e devota preghiera. Il tempo che aveva fatto le bizze per tutta la giornata con improvvisi acquazzoni, ha poi permesso una celebrazione serena ed entusiasta.

Il testo evangelico proclamato mi ha consentito nell’omelia di affrontare il tema della vita cristiana nel suo sviluppo a partire dalla necessità dell’annuncio, della testimonianza della vita e della professione esplicita della fede che opera per mezzo della carità.

La Visita, annunciata per tempo ai sacerdoti, era stata preparata con l’incontro dell’arcivescovo con i Consigli pastorali delle parrocchie delle singole Unità pastorali: il 15 aprile 2015 a Fornacette (Fornacette e Calcinaia) con la presenza di circa 25 persone; al S. Cuore di Pontedera il 20 aprile (S. Cuore, Duomo, S. Giuseppe, Romito e Braccini-S.Lucia) con la presenza di oltre 130 persone; il 27 aprile a Bientina (Bientina, S. Colomba, Buti, Cascine di Buti), presenti circa 80 persone e l’11 maggio a Vicopisano (Vicopisano, S. Giovanni alla Vena, Cucigliana-Lugnano) con circa 30 persone. Agli incontri erano presenti tutti i sacerdoti e i diaconi permanenti.

Gli incontri a livello vicariale

Il primo incontro a livello vicariale ha coinvolto le Confraternite di Misericordia e si è svolto nella chiesa del SS. Crocifisso in Pontedera il 15 settembre alle ore 21. Presenti circa 80 persone appartenenti alle Misericordie di Pontedera, Fornacette, Buti, Bientina, Vicopisano. Erano presenti i Correttori e il Delegato arcivescovile don Emanuele Morelli.
Le singole Misericordie hanno presentato il proprio cammino e il proprio impegno. Tra le altre cose dette sono emerse alcune problematiche ricorrenti e cioè la difficoltà di armonizzazione tra la necessità di assicurare l’identità tipica del volontariato che è la gratuità del dono di sé con le esigenze di una organizzazione “aziendale” dei servizi offerti in convenzione con il sistema pubblico che rischia di snaturare l’identità delle Misericordie, con la conseguenza di una notevole diminuzione del numero dei volontari. Quando i volontari non mancano, se è evidente il desiderio di servire il prossimo in difficoltà e quindi viene condiviso il senso di solidarietà umana, spesso non si ha una uguale condivisione dei valori cristiani. Non di rado manca una presenza costante da parte del sacerdote nella vita delle associazioni, così come manca una crescita spirituale da parte degli aderenti anche per uno scollamento con la vita delle parrocchie. Viene riconosciuto il valore della appartenenza ecclesiale, ma sul piano della formazione cristiana non si opera a sufficienza. E’ in atto una latitanza giovanile e soprattutto una frammentarietà dell’impegno, per cui a grandi entusiasmi succedono allontanamenti improvvisi, anche per la non disponibilità al sacrificio. Tra le stesse Misericordie c’è poco contatto, specie per quanto riguarda una formazione permanente dei volontari e del personale. E’ stata evidenziata una crescente fatica nelle relazioni tra Misericordie ed Enti pubblici e una progressiva diminuzione delle risorse economiche a disposizione con situazioni di indebitamento non facili a risolversi.

Nel mio intervento ho esortato alla cura della formazione integrale dei volontari ai quali se è importante offrire una preparazione tecnica adeguata, occorre dare anche una formazione religiosa sempre più attenta a far cogliere le esigenze della vera carità. E questo in rapporto alla natura e alla identità delle Misericordie che non può essere annacquata fino alla perdita della propria connotazione genuina. Il Giubileo della Misericordia, a questo proposito, è una opportunità da non perdere, come non è da trascurare sia il rapporto tra le Misericordie sia quello con le altre attività caritative della Chiesa, grazie a una relazione sempre più attenta e continuata con la Caritas diocesana, così da riuscire a lavorare insieme specie per la educazione dei più giovani al senso del dono e della gratuità in un servizio ai poveri e ai bisognosi che non sia solo un fatto episodico, ma si connaturi in un vero e proprio stile di vita cristiana.

Un secondo incontro a livello vicariale è stato con i catechisti il 27 ottobre, alle ore 21 nella chiesa “Regina Pacis” di Fornacette. Sono presenti tutti i sacerdoti del vicariato insieme a più di 150 catechisti ai quali ho fornito alcune indicazioni circa l’identità e la spiritualità del catechista, insistendo sulla formazione di base offerta dalla Scuola di Formazione Teologica e Pastorale della diocesi. Ho raccomandato una attenzione particolare a non separare mai la catechesi dalla liturgia e dalla carità: solo una formazione integrale permette una esperienza piena dell’essere discepoli di Gesù e membri attivi della Chiesa. Ricordo che in base al documento della CEI “Incontriamo Gesù” stiamo lavorando per dare vita ad un progetto catechistico diocesano per il quale c’è bisogno del coinvolgimento dei catechisti di tutte le parrocchie.

Il Vicario foraneo mons. Piero Dini dà una panoramica numerica circa i catechisti del vicariato. Nel Vicariato si contano 277 catechisti per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, 24 coppie di sposi per la preparazione dei genitori al battesimo dei loro figli, 75 animatori dei giovani e giovanissimi e 28 catechisti per gli adulti. I problemi più evidenti riguardano il reperimento di nuovi catechisti; il fatto che da parte dei genitori si vive la catechesi dei figli non nell’ottica della vita cristiana, ma prevalentemente in vista della celebrazione dei sacramenti; la fatica di dare vita a gruppi giovanili per il dopo cresima; l’assenza delle giovani famiglie nella vita della comunità cristiana; la facilità con cui si saltano gli appuntamenti settimanali di catechesi e più ancora la partecipazione alla Messa domenicale. Difficoltà che spesso rendono assai problematica una formazione a tutto tondo dei catechizzandi, ma che non hanno una possibilità seria di soluzione se non attraverso un coinvolgimento sempre più attivo delle famiglie che debbono essere le prime responsabili della formazione cristiana dei figli.

L’appuntamento con gli Scout dell’AGESCI e del FSE a San Giuseppe in Pontedera domenica 8 novembre alle ore 16, è il terzo appuntamento vicariale. Sono presenti circa 70 tra capi e ragazzi più grandi che presentano 4 stand con i progetti educativi riguardanti le quattro fasce di età. Sono presenti i parroci di S. Giuseppe, Duomo, S. Cuore e Calcinaia. Coordinatore è don Alessio Lenzarini. Incontrando i capi e i ragazzi nel contesto dei 4 stand, esorto a mettere una attenzione ancora più forte sul tema di una “educazione integrale” e quindi anche rivolta alla formazione religiosa; sulla intensificazione del rapporto tra vita scoutistica e realtà ecclesiale, soprattutto da parte dei capi, per evitare il fenomeno di cammini paralleli tra l’attività associativa e la vita ecclesiale specie per quanto riguarda la partecipazione dei ragazzi alla catechesi per l’iniziazione cristiana e alla vita parrocchiale in genere. Sia la Capo AGESCI, che la Capo FSE, chiedono un incontro con l’Arcivescovo per affrontare tematiche più specifiche. Do la mia disponibilità per un incontro nei prossimi mesi.
Sempre nello stesso pomeriggio, alle ore 17,30, all’Oasi Mariana di Calcinaia incontro i Consigli Pastorali delle parrocchie del Vicariato. Sono presenti circa 140 persone e i sacerdoti che non hanno la Messa vespertina domenicale. Espongo la natura e l’identità dei Consigli Pastorali, come luogo di crescita ecclesiale nella comunione e nella corresponsabilità, ribadendo l’insostituibilità di questi organi partecipativi a partire dal Consiglio pastorale diocesano e tenendo conto della Nota “Quanti pani avete?” che indica le quattro linee di riflessione e di azione che abbiamo posto alla base della nostra vita ecclesiale: la missione, la ministerialità, la comunione e il territorio, sollecitando una crescita nella relazione tra le varie vocazioni per una autentica vitlità delle nostre comunità.

In un clima di ascolto attento e disteso ci sono nove interventi che mettono in evidenza i seguenti punti focali: l’importanza dell’”uscire” dai nostri “recinti” per una relazione più attenta nei confronti del territorio; il valore della corresponsabilità laicale; una più fattiva collaborazione per una azione caritativa più condivisa; una attenzione più esplicita alla disabilità; il considerare una vera priorità la catechesi agli adulti; il valore della conoscenza reciproca e di relazioni vere all’interno delle nostre comunità; il valore dei Centri di Ascolto della Parola di Dio nelle famiglie; una crescita di attenzione per una seria accoglienza del progetto pastorale diocesano nelle singole realtà parrocchiali; la richiesta di regolarità nello svolgimento dei Consigli pastorali di vicariato e parrocchiali; un impegno alla crescita della sinodalità cioè del camminare insieme a tutti i livelli; una attenzione amicale verso chi non frequenta la vita ecclesiale; il valore dello stile di vita personale e comunitario che si esprime nella capacità di perdono, di misericordia, di comunione e di amore.

Il 27 novembre, venerdì, alle ore 21,15, incontro al Sacro Cuore di Pontedera i Consigli degli Affari Economici delle parrocchie del vicariato. Sono assenti le parrocchie di Fornacette, Lugnano e Cucigliana. Illustro i principi amministrativi secondo le norme della CEI del 2005 e il Decreto di Mons. Plotti del 2007 circa gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione, facendo molti esempi. Ci sono diverse domande e un grande interesse da parte di tutti. Viene chiesto da parte di diversi presenti che vengano organizzati in diocesi incontri specifici di formazione per i membri dei CPAE perché chi deve occuparsi di amministrazione nelle singole parrocchie non si trovi, sia pure in buona fede, a compiere errori che spesso hanno una incidenza non piccola anche sul piano civile.
Nel pomeriggio della solennità dell’Immacolata, alle ore 15, si svolge un ritiro spirituale all’Oasi Mariana di Calcinaia per tutto il Vicariato e in particolare per i gruppi di spiritualità e di preghiera. Sono presenti oltre un centinaio di persone. Si tratta di una esperienza assai positiva nella quale però si evidenzia la distanza operativa tra la zona di Pontedera e la zona del Lungomonte. Di fatto si viaggia in maniera parallela. Se è vero che c’è grande diversità tra la realtà pontederese e quella del Lungomonte, tuttavia è pure vero che è assai carente la volontà di camminare insieme e sono buone tutte le possibili scuse per andare ognuno per conto proprio. In assenza di una vera volontà di condivisione e un vero anelito ad una comunione fattiva, sarà ben difficile superare gli ostacoli per realizzare percorsi condivisi.

Sabato 16 gennaio, alle ore 16, all’Oasi Mariana di Calcinaia, si svolge l’incontro con i Ministri Straordinari della Comunione, ultimo degli incontri a livello vicariale. Sono presenti circa 35 ministri straordinari provenienti dalle parrocchie del Duomo, San Giuseppe, Calcinaia, Cascine di Buti, San Giovanni alla Vena, Fornacette. In un clima cordiale e costruttivo dopo il mio intervento che sottolinea il valore di questo servizio ecclesiale, vengono poste molte domande che permettono di chiarire ulteriormente le modalità di esercizio di questo servizio, e di indirizzare l’impegno personale di ciascuno verso una crescita nella santità. Viene evidenziata la necessità di sviluppare numericamente questo servizio per offrire la consolazione e la forza dell’Eucaristia ad anziani ed ammalati nelle loro abitazioni, ma anche ai tanti ospiti nelle RSA che non sempre possono ricevere spesso la comunione proprio per la carenza numerica di ministri straordinari.

Visita all’Unità Pastorale di Buti, Cascine di Buti, Bientina e Santa Colomba

La visita in questa Unità pastorale è iniziata con la concelebrazione della S. Messa a Buti in occasione della festa patronale del S. Nome di Maria il 14 settembre, proseguita nel pomeriggio, con la visita a due persone centenarie nella parrocchia di S. Colomba e la visita ad una azienda sempre in questa parrocchia. Nel tardo pomeriggio, a Buti, c’è stato l’incontro con il Seggio di S. Antonio nel quale sono emerse riflessioni condivise su varie problematiche giovanili a partire dalla esperienza del Palio di Buti. A questo proposito ho consigliato i presenti ad impegnarsi a mantenere saldo il collegamento tra il Palio che si svolge ogni anno con le sue origini legate alla vita religiosa dei cavallai butesi; a misurare le proprie forze per non rischiare di entrare in un vortice che travolgerebbe tutto; a tenere saldo il collegamento tra Contrade e Seggio per evitare il pericolo della frammentazione delle forze; a curare l’educazione dei giovani coinvolti all’esercizio delle virtù umane per evitare i protagonismi esasperati e i contrasti che inevitabilmente ne nascono. L’incontro si è concluso con la richiesta di un nuovo incontro in data da destinare.

Molto interessanti sono state le visite alle aziende del territorio: tre aziende in parrocchia di Bientina e cinque aziende in parrocchia di Cascine di Buti, il 16 settembre. Ovunque ho incontrato accoglienza cordiale e la possibilità di riflettere con gli imprenditori sulle problematiche del mondo del lavoro di cui parlerò nelle conclusioni di questa lettera.

Nel pomeriggio del 16, ho celebrato l’Eucaristia nella chiesa di Cascine di Buti con la presenza di molti bambini e ragazzi della iniziazione cristiana, nonché con le persone che si occupano della Caritas a livello di Unità pastorale, concelebrando con i parroci di Cascine e di Santa Colomba. Terminata la S. Messa mi sono intrattenuto con quanti si occupano di carità nell’U.P. e rispondendo alle domande di queste persone, ho avuto modo di delineare l’identità della Caritas e cioè il suo ruolo prevalentemente formativo per l’intera comunità cristiana, raccogliendo dai presenti la richiesta di un più intenso accompagnamento spirituale e di una più puntuale formazione ecclesiale. Sarà opportuno tenere conto di questa richiesta, magari condividendola con la Caritas diocesana.

Sempre per quanto riguarda la vita della comunità ecclesiale è da ricordare l’incontro svoltosi nell’Oratorio di Bientina il 23 settembre alle ore 15,30 con i cresimati e i cresimandi dell’U.P. (circa 90 ragazzi). Dopo la preghiera iniziale, i ragazzi si sono divisi in nove gruppi nei quali sono state offerte testimonianze vocazionali, per poi confluire tutti insieme per un dialogo con il vescovo. E’ emersa la necessità di intensificare una relazione personale con questi ragazzi sul piano della formazione spirituale, perché c’è il pericolo concreto che non riescano a fare una esperienza significativa di incontro con Gesù. Per questo è quanto mai importante sostenere i catechisti e gli animatori a lavorare in questa direzione, stimolando altresì le famiglie a intessere con i loro ragazzi un più intenso dialogo sulla fede. La stessa cosa vale anche per le comunità parrocchiali che devono essere stimolate ad essere più partecipi nella trasmissione della fede.

Nel tardo pomeriggio dello stesso giorno, sempre nell’Oratorio di Bientina si è pure svolto l’incontro con i genitori dei cresimandi di Bientina e di S. Colomba, in tutto un centinaio di persone. L’incontro ha avuto come temi principali l’educazione e l’educazione alla fede. Anche se ci sono state poche domande si è percepito un grande bisogno di confronto e di aiuto. Ciò deve spingerci a calibrare sempre meglio i nostri incontri con i genitori nell’ambito dei cammini di catechesi per l’Iniziazione cristiana e a dedicare assai più energie a sostenere il compito educativo proprio delle famiglie. In questo senso può essere riferimento prezioso per impostare questi incontri anche il contenuto della Esortazione Apostolica di Papa Francesco “Amoris laetitia”.

Sabato 17 ottobre, ho celebrato 42 Cresime nella Chiesa di Bientina con la chiesa stracolma di fedeli.

Martedì 27 ottobre, nel pomeriggio ho incontrato i ragazzi del catechismo nella sala dell’oratorio parrocchiale di Buti. L’incontro, forse troppo affollato, perché accoglieva tutti i ragazzi della catechesi e di tutte le età, ha visto una bella partecipazione nelle domande fatte al vescovo, anche se è stato difficile tenere a bada l’effervescenza di un gruppo così affollato.
Successivamente mi sono spostato al Campo Sportivo di Cascine di Buti dove nel tendone annesso ho incontrato una cinquantina di giovani calciatori di varie età con i loro allenatori e qualche genitore. Sono fioccate molte domande sull’etica nello sport in un clima di grande attenzione e di partecipazione cordiale.

Più tardi, nel salone dell’ex cinema di Cascine di Buti ho incontrato circa 80 genitori dei ragazzi di Cascine e di Buti. In un clima sereno e partecipativo, dopo il mio intervento, sono state poste alcune domande sulla educazione alla fede e sulle problematiche educative sollevate dalle questioni poste dalla cosiddetta teoria del “gender”.

Il mercoledì 4 novembre, nella chiesa di Bientina, alle ore 16 ho incontrato i bambini e i ragazzi della catechesi di Bientina e S. Colomba. La chiesa era stracolma. Insieme ai bambini c’erano i catechisti e diversi genitori. C’è stata molta attenzione e sono fioccate domande di ogni specie. La mia insistenza è stata sulla necessità di far crescere la propria amicizia con Gesù, sulla preghiera personale e familiare; sulla partecipazione alla Messa domenicale e sulla fedeltà alla Chiesa.

Giovedì 14 gennaio, nel pomeriggio, ho visitato l’Associazione “Il Cigno d’oro” a Cascine di Buti nella quale, sta crescendo una esperienza assai positiva di interazione tra famiglie di disabili in rapporto con la ASL, la Società della salute e il volontariato. Si tratta di una iniziativa valida che merita il sostegno e l’attenzione perseverante dell’intera comunità ecclesiale.

Successivamente ho visitato la RSA di Buti nella quale sono presenti circa 25 ospiti. L’incontro con i degenti ha evidenziato il desiderio di maggiori relazioni con la comunità ecclesiale e il bisogno di una assistenza spirituale più strutturata.

La S. Messa detta dei “cavallai” celebrata la mattina del 17 gennaio a Buti, in qualche modo ha fatto da cerniera tra la visita fatta alle realtà ecclesiali dell’U.P. e quelle civili; in particolare le scuole e i Consigli Comunali. Nella stessa mattinata ho tenuto l’omelia nella Messa delle ore 11,30 nella chiesa di Bientina colma di ragazzi del catechismo e di fedeli.
Molto positivi sono stati gli incontri in tutte le Scuole pubbliche dell’U.P. Nella mattinata del 23 settembre ho visitato le scuole materna e primaria di Cascine di Buti e a Buti, la materna, la primaria e le scuole medie. Ovunque c’è stata buona accoglienza in un clima di festa e una valanga di domande da parte dei bambini e dei ragazzi. Nella mattinata di venerdì 16 ottobre ho visitato le scuole dell’infanzia, elementari e medie di Bientina e successivamente, la scuola primaria e dell’infanzia a S. Colomba. Anche qui c’è stata una bella accoglienza e un clima di festa. In tutte queste scuole ho percepito una grande disponibilità al dialogo per cammini di crescita integrale dei ragazzi nei quali anche l’aspetto spirituale può essere sostenuto e incrementato attraverso una relazione rispettosa e attenta nei confronti degli insegnanti e della struttura scolastica da parte della comunità ecclesiale.

Assai interessanti sono stati gli incontri con il Consiglio Comunale di Buti il 16 settembre e di Bientina il 22 settembre al quale sono intervenute anche le associazioni del territorio. Ambedue gli incontri sono stati molto partecipati con interventi appropriati e pertinenti, in un clima di grande familiarità e di riconoscenza per questa visita segnata pure dallo scambio di doni augurali.

I temi emersi nel dialogo con il Sindaco, gli Assessori e i Consiglieri di Buti sono stati la ricerca di valori per costruire insieme il bene comune nel desiderio di collaborare al di là delle legittime differenze e identità; la sottolineatura che la politica dovrebbe essere riscoperta come servizio prezioso alla crescita della società; la necessità di dare nuova attenzione ai poveri e agli ultimi; l’impegno condiviso a operare per un servizio educativo che tenga conto del valore inalienabile della persone, della famiglia e del bene comune dell’intera società.

Anche a Bientina, presente l’intero Consiglio Comunale, gli Assessori e numerose associazioni, dopo il discorso del Sindaco che presenta la situazione sociale del territorio e sottolinea il valore della condivisione tra tutte le varie componenti della vita sociale, dagli interventi che seguono, emerge la necessità di sottolineare il valore del servizio, dell’unione al di là delle varie differenze; viene evidenziata la ricchezza umana del paese, fatta di collaborazione reciproca nei vari eventi e di lavoro di squadra che tende a far superare l’ancora presente campanilismo paesano, dando spazio ai giovani per una attenzione rinnovata alle problematiche giovanili che non possono essere sottaciute. Il sindaco esprime pure la volontà dell’Amministrazione Comunale di donare alla Parrocchia la chiesa sussidiaria di San Giuseppe recentemente restaurata a cura e spese della parrocchia di S. Maria Assunta. L’incontro si conclude con uno scambio di pubblicazioni tra il Sindaco e l’Arcivescovo.

Visita all’Unità Pastorale di Vicopisano, San Giovanni alla Vena, Lugnano e Cucigliana.

Un prologo alla visita a questa U.P. si è avuto con la celebrazione della S. Messa nella chiesa di Lugnano il 15 settembre per la festa della Madonna Addolorata, patrona della Parrocchia. Era presente molta gente e il clima era di festa, anche se velato dalla assenza del parroco ormai ammalato fin dal mese di giugno e sostituito in questi mesi, fino alla sua morte, nel marzo 2016, dal servizio di vari sacerdoti e in particolare da parte del Vicario generale mons. Gino Biagini e dal diacono permanente Giorgio Redini. Concelebrano il parroco di San Giovanni alla Vena, di Vico Pisano e di Uliveto.

Venerdì 25 settembre, la visita ha preso le mosse, alle ore 15, con un incontro con la Giunta Comunale di Vicopisano in cui sono stati affrontati temi sociali relativi soprattutto alle emergenze del momento: l’accoglienza dei profughi, la crescita delle povertà, il disagio giovanile. Ho presentato a questo riguardo le iniziative della diocesi nel campo della solidarietà e della prossimità con i più fragili.

Successivamente c’è stata una celebrazione eucaristica presso la Cappella della Casa di Riposo “S. Silvatici” delle Suore dell’Istituto Campostrini . Nella casa sono accolte 35 ospiti e la comunità religiosa è composta da sei Suore, con le quali mi sono intrattenuto per la cena, durante la quale sono state affrontate problematiche relative alla vocazione religiosa e alla formazione delle nuove vocazioni.

Nel dopo cena ho incontrato in parrocchia di Vicopisano il gruppo dei giovanissimi e dei giovani dell’U.P. Dopo qualche difficoltà di ascolto all’inizio dell’incontro c’è stata poi una grandissima attenzione, anche se gli interventi non sono stati numerosi. C’è stato un evidente interesse per i temi affrontati, ma anche la manifestazione di una non abitudine alla riflessione condivisa. Ho rivolto ai presenti l’invito ad inserirsi maggiormente nelle attività giovanili diocesane e vicariali. I temi toccati dalla riflessione comune hanno spaziato dal senso della vita, alla ricerca della felicità, dalla fede, all’incontro personale con Gesù. Grande attenzione si è avuta quando sono state riportate esperienze di incontro con il Signore e di servizio al prossimo.

Il 1 ottobre, nella mattinata, ho fatto visita a quattro aziende di Vicopisano tra le quali una che è stata chiusa per mancanza di lavoro. Significativa e molto bella l’assemblea con circa 50 dipendenti che si è svolta per oltre un’ora in una di queste aziende, come gli incontri con i dipendenti che hanno segnato la visita anche nelle altre.

Nel pomeriggio, ho fatto visita ad altre tre aziende a San Giovanni alla Vena, concludendo il pomeriggio con la celebrazione della S. Messa a San Giovanni per l’inaugurazione dell’anno catechistico in una chiesa piena di bambini e ragazzi, catechisti e genitori. Insieme al mandato ai catechisti, ho voluto consegnare un impegno a ragazzi e genitori: quello della preghiera quotidiana in famiglia.

Domenica 4 ottobre, alle 9,30, ho celebrato le Cresime a Vicopisano, con la chiesa invasa dall’acqua a causa di un nubifragio. Nonostante il disagio, la celebrazione è stata accurata e solenne e partecipata da molti ragazzi e fedeli.

Mercoledì 7 ottobre dopo aver visitato le 14 anziane ospiti della struttura gestita dalle Suore dell’Addolorata Serve di Maria a Cucigliana in grande cordialità e familiarità sia con le Ospiti che con le Suore ho celebrato la S. Messa a Vicopisano per la festa della Madonna del Rosario patrona della parrocchia, con la partecipazione dei bambini della scuola materna parrocchiale e dei loro genitori.

Domenica 18 ottobre, alle ore 18, ho celebrato la S. Messa a Vicopisano per i 25 e 50 anni di matrimonio di coppie dell’U.P. e con una buona partecipazione di fedeli. E’ stata l’occasione per ricordare lo svolgimento del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia.

Mercoledì 21 ottobre, alle ore 21, a Vicopisano si è svolto l’incontro con la Caritas e le Associazioni di volontariato dell’U.P. Erano presenti la Caritas di Vicopisano, la Misericordia locale e il CIF con sede a San Giovanni alla Vena. Nel confronto sono emersi a più riprese il problema della mancanza di giovani nelle associazioni, ma anche di pensionati ancora in grado di offrire il loro servizio; la difficoltà a promuovere una seria educazione alla carità e al servizio; la carenza di scambi interassociativi all’interno dell’U.P. Soprattutto la Caritas fa fatica a realizzare il suo compito di educazione alla carità all’interno della comunità cristiana e non sempre c’è un rapporto di scambio e di confronto con la Caritas diocesana. Esplicita è stata la richiesta di una maggiore presenza del centro diocesi nelle periferie e di una maggiore collaborazione tra preti e laici.

Martedì 26 gennaio, nella mattinata, ho potuto incontrare i ragazzi alle scuole medie ed elementari di Vicopisano, presente il Dirigente Scolastico, Insegnanti e Parroci in un buon clima di familiarità e di partecipazione corale su alcuni temi che erano stati trattati in maniera interdisciplinare nelle varie classi. Le domande degli alunni sono state innumerevoli ed hanno manifestato l’interesse con il quale l’iniziativa è stata accolta da tutti. Si è trattato di un incoraggiamento anche per i sacerdoti a coltivare più intensamente il proprio rapporto con il mondo della scuola.

Una appendice alla Visita c’è stata domenica 7 febbraio con la celebrazione della S. Messa delle ore 10 a Cucigliana e domenica 3 aprile, alle ore 11,30 a Lugnano, ad una settimana dalla morte del Parroco don Enrico Marinari.

Visita all’Unità Pastorale di Calcinaia e Fornacette.

La visita all’U.P. di Calcinaia e Fornacette ha avuto inizio con l’incontro con il Consiglio Comunale di Calcinaia il 22 settembre alle ore 17,30. Dopo l’intervento del Sindaco, ho spiegato il senso e le ragioni della mia visita, a cui hanno fatto seguito gli interventi dei Capi Gruppo. I temi affrontati sono andati dalle problematiche relative alle persone in difficoltà, alla crisi del lavoro, dalla collaborazione tra Chiesa e Istituzioni civili alla accoglienza dei profughi; dalla rete delle associazioni di volontariato alle realtà educative della Valdera. L’Amministrazione comunale ha mostrato tutto il suo interesse a tenere fluido il rapporto con la realtà ecclesiale, trovando in me e nei parroci presenti la disponibilità necessaria a far crescere il senso del servizio al bene comune e la salvaguardia della dignità di ogni persona e della famiglia. La presenza di un buon gruppo di cittadini ha reso ancora più proficuo lo scambio di vedute e la riflessione che si è sviluppata.

Il 30 settembre, nel pomeriggio, ho visitato due aziende di Calcinaia, accompagnato dal Parroco. In ambedue ho potuto intrattenermi in dialogo con i dipendenti. Nel dopo cena ho incontrato le Associazioni laiche del territorio presso la chiesa Regina Pacis di Fornacette. Erano presenti una cinquantina di persone in rappresentanza di 17 associazioni che si sono auto presentate in un buon clima di ascolto reciproco. Negli interventi che si sono succeduti è stato messo in luce il valore del servizio civile per favorire una crescita giovanile con una formazione che giochi pure sull’esperienza diretta del servizio; il valore del “noi”, cioè di un associazionismo che non sia concorrenziale, ma apra alle relazioni; l’incidenza negativa che hanno le problematiche legate alla tenuta delle famiglie anche nelle relazioni sociali con il bisogno di contrastare lo sbandamento sociale grazie alla crescita di qualità nelle relazioni; l’incidenza degli strumenti della comunicazione sociale nella formazione dei giovani; la necessità di una rinnovata assunzione di responsabilità nell’azione educativa verso i più giovani.

Lunedì 12 ottobre, nella mattinata, accompagnato dal parroco e dal viceparroco, ho visitato l’azienda Asso-Werke di Fornacette dove sono stato accolto con grande gentilezza e disponibilità da parte di tutti, sostando nei luoghi di lavoro, salutando i dipendenti e intrattenendomi poi con la proprietà, i capi area, gli impiegati e l’Assessore al sociale di Calcinaia. C’è stato un proficuo e cordiale scambio di idee sul lavoro, la sua dignità e sulla responsabilità sociale dell’imprenditoria.

Mercoledì 14 ottobre, nella mattinata, ho visitato le scuole elementari e medie di Fornacette distribuite su quattro sedi. Sotto la guida degli IRC e degli altri insegnanti e professori i ragazzi avevano lavorato sulla Lettera Enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”, sul tema della creazione e sulle parole: persona, libertà, giustizia, fraternità, condivisione, pace, amore e carità. Numerosissimi e intelligenti le domande postemi dai ragazzi in un clima di grande attenzione e partecipazione.

Nel pomeriggio ho visitato la Scuola Materna Parrocchiale “Caduti in guerra” dove ho incontrato anche un bel gruppo di genitori e nonni. Successivamente, nella chiesa Regina Pacis ho dato la benedizione ad un gruppo di anziani con i quali abbiamo fatto un tempo di adorazione eucaristica e la recita della Coroncina della Misericordia.

Domenica 18 ottobre, nel pomeriggio, alla chiesa “Regina Pacis” ho incontrato un gruppo di giovani famiglie dell’U.P. Erano presenti circa 65 persone. Dopo un momento di preghiera ho offerto agli adulti una riflessione, seguita poi da una fraterna condivisione che ha avuto il suo epilogo in un momento di festa nell’oratorio parrocchiale.

Il 22 ottobre, nella mattinata c’è stata la visita alle scuole elementari e medie di Calcinaia. In un clima di calda accoglienza e di grande ascolto da parte di tutti. Il tema è ruotato intorno alla enciclica di Papa Francesco “Laudato Si’” già trattato in precedenza dagli insegnanti delle scuole in forma interdisciplinare.

Il 28 ottobre, nel pomeriggio, ho fatto visita al Cottolengo di Fornacette, incontrando gli Ospiti e fermandomi in preghiera e in colloquio con le Suore anziane ivi ricoverate. Il pomeriggio si è concluso nella chiesa “Regina Pacis” con un incontro con i bambini della catechesi dell’iniziazione cristiana dell’U.P. e i loro genitori. Dopo un momento di preghiera sono fioccate le domande dei ragazzi con grande attenzione da parte di tutti, compresi gli adulti. I posti a sedere erano tutti occupati e c’era tanta gente in piedi.

Il 6 novembre, alle ore 16, visito la Scuola Materna parrocchiale di Calcinaia, incontrando i genitori dei bambini. Parlo di responsabilità e di alleanza educativa, del senso della scuola cattolica; di educazione alla fede, di impegno formativo per i genitori stessi. L’attenzione è molto intensa e cordiale. I bambini, alla fine vengono fatti entrare nel salone per cantare con i genitori.

Successivamente, nella chiesa parrocchiale di Calcinaia incontro i ragazzi delle medie dell’U.P. che partecipano alla catechesi. Dopo un momento di preghiera preparato dai catechisti, parlo ai ragazzi e poi, essi, pongono le loro numerosissime domande. Grande è l’ascolto e l’attenzione da parte di tutti.

Nel dopo cena, a Fornacette, incontro i ragazzi della Cresima e del dopo Cresima dell’U.P. In tutto sono circa 80. Il tema è quello proposto dalle schede del progetto diocesano di P.G. per i giovanissimi. I ragazzi presentano le riflessioni emerse nei gruppi e a seguire c’è il mio intervento che viene seguito con grande attenzione. Richiamo i ragazzi a saper scegliere sempre mettendo a frutto intelligenza, cuore e volontà e mai da soli, ma insieme. Nella stessa serata ho modo di salutare anche un gruppo di fidanzati che sta facendo la propria preparazione al matrimonio.
Il 26 novembre, nel pomeriggio, incontro una grande azienda nella zona di Fornacette.

Domenica 29 novembre celebro le Cresime di un gruppo di 40 giovanissimi nella chiesa “Regina Pacis” di Fornacette.
Come appendice alla Visita, domenica 28 febbraio, dopo aver benedetto una nuova ambulanza della Pro Assistenza di Calcinaia, celebro nella chiesa di Calcinaia alle ore 11,30 per il 20° di fondazione della FSE di Calcinaia – S. Giuseppe di Pontedera in un clima di grande partecipazione giovanile.

Visita alla Unità Pastorale di Pontedera: Duomo, S. Giuseppe, S. Cuore, Romito e Braccini-S.Lucia

Un preludio alla Visita all’U.P. di Pontedera si ha con la celebrazione patronale di San Faustino il giovedì 8 ottobre in un Duomo affollato di fedeli di tutta la città; con la celebrazione di inizio dell’anno di Pastorale Giovanile della diocesi il 17 ottobre alle ore 19, al S. Cuore dove si è avuta una buona partecipazione diocesana, ma una scarsa presenza dei giovani del vicariato del Lungomonte e di Pontedera; ed ancora con la celebrazione di 40 Cresime nella parrocchia del Duomo il 25 ottobre.

Un momento celebrativo assai sentito dalla comunità pontederese, come da tradizione, si è avuto con la benedizione del Cimitero Comunale e con la S. Messa nel Cimitero della Misericordia lunedì 2 novembre in occasione della Commemorazione di tutti i Fedeli defunti

Domenica 15 novembre, dopo un bell’incontro di tutto il pomeriggio con i Ministranti dell’U.P. – circa 35 presenti – nell’Oratorio del Duomo, alle 18 si svolge in Duomo una concelebrazione con tutti i sacerdoti dell’U.P. per l’inizio ufficiale della Visita pastorale all’U.P. della Città di Pontedera. Il Duomo è pieno in tutti i posti a sedere. All’inizio ricevo il saluto del Moderatore dell’U.P. don Giulio Giannini e di un laico, il sig. Belli. Nei due interventi, si dice chiaramente che il lavoro di condivisione dell’U.P. è solo agli inizi, ma viene espressa l’intenzione di andare nella direzione della compartecipazione più stretta quale segno concreto della comunione tra parrocchie. Nell’omelia incoraggio a lavorare insieme e a sostenersi reciprocamente con fiducia, per costruire nella comunione l’unica Chiesa del Signore, perché questo è l’intento fondamentale della Visita pastorale alle U.P.

Domenica 22 novembre, nel pomeriggio, incontro nell’Oratorio del Romito le coppie di sposi dell’ U.P. che si impegnano nella pastorale familiare. Cerco di chiarire che cosa si deve intendere per pastorale familiare e come svilupparla soprattutto per superare un diffuso senso di pessimismo e una certa distanza da quelle che sono le indicazioni diocesane espresse nella Nota diocesana sulla preparazione dei nubendi al matrimonio. Sono presenti don Cuter e don Marcin. Invito tutti a lavorare insieme con rinnovata fiducia e con entusiasmo e soprattutto a stringere maggiori rapporti con l’Ufficio e la Commissione diocesana per la pastorale familiare. Segue poi la S. Messa che è espressamente celebrata per gli Operatori di pastorale familiare.

Nel pomeriggio del 24 novembre faccio visita in Comune incontrando il Consiglio Comunale di Pontedera. Sono presenti tutti i Consiglieri, e i parroci don Dini, don Giannini e don Giorgini. Dopo il discorso del Sindaco e il mio intervento, prendono la parola vari Consiglieri e Assessori. Insieme al ringraziamento per questo incontro viene espressa la richiesta di maggiore vicinanza della Chiesa verso chi fa politica. Si tratta di una richiesta di aiuto soprattutto sul tema del disagio, della povertà e delle emergenze giovanili. Insisto sulla necessità di educare soprattutto con esempi buoni, con l’assunzione di un autentico spirito di servizio, con l’esercizio delle virtù umane e dell’onestà in particolare, esprimendo la disponibilità della Chiesa a collaborare con tutti per quanto è di propria competenza per il raggiungimento del bene comune e per un vero riscatto dei più poveri. L’incontro molto cordiale, si conclude con uno scambio di pubblicazioni.

Nella serata dello stesso giorno, alle ore 21, presso il CREC, al Villaggio Piaggio, si svolge l’incontro con le Aggregazioni Laicali presenti nell’ U.P. Sono presenti circa 75 persone e tutti i parroci. Vengono presentate le singole associazioni presenti. Il mio intervento incoraggia ad uno spirito di sempre maggiore collaborazione perché i singoli carismi sono sempre donati da Dio per l’utilità comune. Ed è solo attraverso una relazione più fattiva tra le singole realtà ecclesiali può svilupparsi quella significatività necessaria per superare le chiusure e la sclerotizzazione che diversi gruppi stanno subendo, non essendo in atto un ricambio generazionale. Se è necessario che ciascuno sia fedele al carisma ricevuto, è pure necessario non stare a guardare solo il passato in un rimpianto sterile e inefficace, bensì cogliere le necessità e le potenzialità del presente per cercare di dare risposte costruttive ad un futuro che rischia di passarci sopra la testa. Da qui un necessario impegno di conoscenza e di testimonianza reciproca per non disperderci in particolarismi che di fatto impediscono la autentica esperienza di comunione. Una decina di associazioni mi forniscono una scheda di presentazione del proprio carisma e della proprie attività.
Un incontro assai partecipato in quanto a scambio di opinioni e di valutazioni sulla situazione sociale del momento che stiamo vivendo si è avuto nella Saletta Carpi, nel pomeriggio del 13 gennaio con i Comandanti della Polizia Municipale, della Finanza, della Polizia di Stato e dei Carabinieri. Sono stati affrontati temi come la tutela della legalità in rapporto al calo generalizzato della moralità; la situazione giovanile e la necessità di un rinnovato sforzo educativo nella alleanza tra scuola e famiglia. Il quadro che è emerso dalle riflessioni, se nel suo realismo suscita non poche preoccupazioni, tuttavia offre pure motivi di speranza e di fiducia proprio a partire dal bisogno diffuso di punti di riferimento certi e sicuri. Emerge anche la necessità di maggiori relazioni tra Chiesa locale e mondo delle Istituzioni, non per indebite ingerenze, ma proprio per sostenere nella fiducia e nella speranza il lavoro quotidiano di molti che si spendono seriamente per il bene comune. Unanime è il ringraziamento per questa iniziativa. Erano presenti i Parroci del Duomo, San Giuseppe e Sacro Cuore.

La visita alle scuole si svolge a tappe in un lungo lasso di tempo. Ovunque sono stato accolto con disponibilità e con l’assenso dei Consigli di Istituto grazie alla presentazione di progetti tematici. In diversi casi, la visita si è realizzata come dibattito a più voci con la compresenza di altri soggetti, onde salvaguardare quel “pluralismo” che qualche volta si invoca solo quando la richiesta di incontro giunge dal mondo cattolico. Quando infatti le richieste provengono da altri ambiti, il pluralismo sembra scolorarsi dall’orizzonte del sistema democratico. Debbo ringraziare tutti coloro che si sono dati da fare per organizzare questi incontri che sono stati cordiali, costruttivi e ai quali ragazzi e giovani hanno partecipato con grande entusiasmo.

Il primo incontro si è svolto il 26 novembre, nella mattinata, con l’assemblea all’Istituto Ragioneria e Geometri con la partecipazione del Presidente della Comunità Islamica di Pisa; il secondo, sempre nella stessa mattinata, al Liceo, anche qui con la presenza di una associazione umanitaria. Il terzo incontro si è svolto alle scuole elementare e materna a Val di Cava il 20 gennaio dove molti sono i bambini provenienti da Ponsacco. Il quarto incontro è stato lunedì 25 gennaio presso la Scuola Gandhi, presente il Presidente della Comunità islamica di Pisa. Nella scuola c’è una percentuale assai alta di bambini e ragazzi stranieri e di religione islamica. Il quinto incontro si è svolto all’ ITIS Marconi presente la senatrice Franco sul tema dell’inizio vita, nell’ambito di un progetto pluriennale sulla bioetica. Il sesto incontro ci è svolto alla Scuola elementare della Borra sul tema della pace. Il settimo si è svolto in orario extra scolastico all’Istituto Pacinotti l’ 11 marzo sui diritti dei bambini. Un ottavo incontro è saltato per motivi tecnici al Liceo Pedagogico.
Un altro settore che è stato esplorato in tutte le sue componenti è quello delle RSA e dell’Ospedale “Lotti”.

Venerdì 27 novembre, nel pomeriggio, ho incontrato gli ospiti della RSA “San Giuseppe”. Presenti i Parroci ho celebrato il sacramento dell’Unzione degli infermi ed ho poi incontrato il personale per un breve scambio di idee. Giovedì 3 dicembre ho visitato gli ospiti di Casa Bertelli e successivamente ho celebrato il sacramento dell’unzione degli infermi a Casa Leoncini dove erano presenti alcuni volontari dell’Unitalsi di Pontedera insieme a tre sacerdoti. Lunedì 7 dicembre, nel pomeriggio ho visitato Villa Sorriso, amministrando anche qui il sacramento dell’Unzione degli infermi. E’ in questa visita che viene sollevato il tema della assistenza spirituale ai ricoverati per i quali, attualmente, viene celebrata una S. Messa al mese. E’ ovvio che questo discorso riguarda tutta l’assistenza spirituale agli anziani e ai malati, non solo nelle RSA, ma anche nelle famiglie. I sacerdoti, da soli, non sono più in grado di assicurare quella presenza che pur sarebbe auspicabile e necessaria. Per questo c’è la necessità di spronare la crescita di vocazioni al diaconato permanente e la crescita del servizio dei Ministri Straordinari della Comunione per un servizio più ampio ed esercitato in maniera più continuativa. Si tratta di un tema che nella città di Pontedera deve essere assunto da tutti i parroci con spirito di fraterna condivisione.

Venerdì 15 dicembre, nella mattinata, faccio visita all’Ospedale “Lotti”, incontrando medici, infermieri e degenti in Chirurgia A e B, in Ortopedia, Neonatologia e Pediatria, celebrando infine la S. Messa con valore giubilare nella Cappella dell’Ospedale, presente un nutrito gruppo di volontari ospedalieri con i quali poi mi soffermo in un breve dialogo dopo la celebrazione. Nella visita ai reparti, che ha avuto una appendice il 17 marzo in medicina e ostetricia con la celebrazione della S. Messa nella corsia di medicina, ho potuto costatare accoglienza, simpatia e il desiderio che questo incontro possa ripetersi almeno ogni anno. Anche nell’ambiente ospedaliero che è servito spiritualmente dai Padri Cappuccini, potrebbe opportunamente svilupparsi una ministerialità laicale che offrisse ulteriori sostegni e aiuti spirituali ai degenti, ma che fosse pure capace di proporre iniziative specifiche per il personale, che da alcuni scambi di idee, sembrerebbe disponibile ad accogliere proposte formative di approfondimento su quei temi che la bioetica e le biotecnologie oggi presentano spesso in maniera sempre più inquietante. Ciò significa che occorre puntare decisamente sul potenziamento della Cappellania ospedaliera nella quale, le varie ministerialità ecclesiali, possano esprimere il proprio servizio insieme al sacerdote che, ovviamente, ha la responsabilità di guida e di coordinamento dell’intero servizio.
Anche nell’U.P. di Pontedera non sono mancati gli incontri con i ragazzi del catechismo e con i loro genitori anche se questi incontri hanno avuto un carattere più parrocchiale anche per i grandi numeri di coloro che partecipano alla catechesi dell’Iniziazione Cristiana.

Il venerdì 27 novembre ho incontrato nella chiesa di S. Giuseppe i bambini della catechesi di scuola elementare, poi a seguire i loro genitori e successivamente i ragazzi delle medie seguiti dai loro genitori. Sono stati incontri molto affollati e seguiti con notevole interesse sia da parte dei ragazzi che degli adulti. Con questi ultimi affronto il tema della responsabilità educativa e più specificamente della educazione alla fede. I ragazzi avevano già preparato molte domande insieme ai loro catechisti. Anche i genitori, sia pure con grande timidezza hanno fatto delle domande e soprattutto, al termine dell’incontro sono stati molti coloro che hanno ringraziato, sollecitando altri incontri come questi.

Sabato 28, nel pomeriggio ho incontrato i genitori dei ragazzi della Iniziazione Cristiana nella chiesa del Crocifisso. Sono circa un centinaio. Anche con essi il tema è quello della responsabilità della educazione alla fede. Tutti dimostrano grande attenzione anche se le domande e gli interventi sono pochi. Alla fine, però non mancano i ringraziamenti cordiali e convinti.

Giovedì 3 dicembre a S. Lucia, incontro i genitori dei ragazzi della catechesi. C’è una buona presenza; grande ascolto e attenzione specie sul tema della educazione alla fede.

Il 20 gennaio, nel pomeriggio, si svolge l’incontro con i bambini della iniziazione cristiana e con i loro genitori nella parrocchia del Romito. Per quasi un’ora rispondo alle domande dei bambini, poi, sempre in chiesa, incontro i genitori, sempre sul tema della educazione alla fede. Ci sono delle domande, anche se non molte, ma come negli altri incontri, molta attenzione e visibile partecipazione.

Complementari a questi incontri, sono state alcune celebrazioni dell’Eucaristia domenicale nelle varie chiese dell’U.P. : sabato 5 dicembre, nella chiesa di San Giuseppe con la benedizione del labaro della associazione Volontari Carabinieri in congedo; la vigilia dell’Immacolata, alle ore 18, in Duomo; domenica 10 gennaio, alle ore 11 al S, Cuore con il battesimo di due neonati: Manuel e Giulia. In questa occasione Luigi Cioni, a nome della comunità parrocchiale, ha porto il suo saluto illustrando alcune problematiche della parrocchia: l’invecchiamento della popolazione; una crescente presenza di cittadini stranieri; la scarsità di giovani con una ovvia diminuzione numerica di quelli che vivono l’esperienza parrocchiale e la necessità di cogliere con rinnovata fiducia le sfide poste dal nostro tempo così da affrontarle in maniera adeguata. Domenica 24 gennaio ho celebrato l’Eucaristia, prima a S. Lucia, benedicendo anche il nuovo ambone e il nuovo fonte battesimale, e poi alla Madonna dei Braccini, incontrando molti bambini del catechismo insieme alle loro famiglie in un clima familiare e di intensa partecipazione liturgica.

Domenica 17 gennaio, il pomeriggio è stato dedicato ad un incontro con l’Ordine Francescano Secolare e con la Gioventù Francescana presso la chiesa dei Cappuccini. Nell’incontro, che ha visto una partecipazione composita di giovani, adulti e persone anziane, è emersa la necessità di dare maggiore impulso alla conoscenza delle attività e della vita della diocesi, come delle parrocchie della città di Pontedera; una necessità alla quale già da un certo tempo si sta rivolgendo una inedita attenzione.

Celebro poi la S. Messa in una chiesa assai affollata con giovani e adulti e anche con i bambini della scuola materna che si trova nei locali adiacenti al Convento dei Cappuccini. Il clima è bello e accogliente come è disteso e fraterno il rapporto tra il sottoscritto e la Comunità dei Frati che da sempre svolge un servizio prezioso nella città di Pontedera. L’auspicio è che la presenza dei Frati Cappuccini possa mantenersi a lungo nel tempo nonostante la riduzione di vocazioni che l’Ordine sta vivendo.
Nella Visita non sono mancati diversi incontri con le realtà sociali e culturali della città.

Domenica 29 novembre, nel pomeriggio si è svolta una visita agli impianti sportivi della Bellaria-Cappuccini, dove, nella Palestra, è stata pure celebrata la S. Messa con la presenza di circa 120 persone, presente anche il Vespa Club pontederese. Questo complesso sportivo, veramente imponente, è sorto grazie all’impulso dato a suo tempo dai Frati Cappuccini. Nel tempo però, il legame ecclesiale si è notevolmente ridotto, rimanendo di fatto solo nella presenza di alcune persone che da sempre hanno guidato questa attività mai dimenticando le loro radici ecclesiali. Una riflessione che i sacerdoti presenti hanno fatto è che il mondo dello sport di Pontedera, è ormai diventato altra cosa rispetto alle sue radici. In fondo, in questo mondo è venuta meno la presenza ecclesiale.

Sabato 5 dicembre, nel pomeriggio, ho visitato la “Casa del Volontariato” al Villaggio Piaggio dove hanno sede ben 12 Associazioni, fra le quali anche la San Vincenzo e l’Unitalsi. Insieme a don Dini e a don Cuter è presente anche l’Assessore al sociale del Comune di Pontedera, titolare di questa Casa. Dopo l’auto presentazione fatta dalle associazioni presenti (8 su 12), è stata prestata molta attenzione al mio intervento sul tema del volontariato che non può essere supplenza alle Istituzioni nella loro latitanza, ma complementarietà; che costituisce una occasione preziosa di educazione dei giovani e meno giovani al servizio e alla gratuità; che è sempre esperienza importante di scambio e di comunione tra le diverse associazioni perché, insieme, si serve meglio e con più efficacia anche sul piano della crescita dei valori della condivisione e della corresponsabilità.

Domenica 10 gennaio, nel pomeriggio, presso il Teatro Era, c’è stato un incontro con le Associazioni di carattere culturale che sono numerosissime in Pontedera. Sono presenti la Corale Pontederese; la Banda musicale “Volere è potere”; il Gruppo teatrale; il Gruppo Culturale degli Insegnanti del Classico e la Biblioteca del Duomo. Dopo l’auto presentazione di ciascun gruppo, sottolineo il valore delle relazioni che tendono a favorire la socializzazione tra realtà e persone diverse; il valore della cultura, necessaria quanto il lavoro e il cibo; la necessità di stimolare percorsi educativi integrali per i più giovani; la necessità della crescita e della maturazione integrale della persona; una attenzione rinnovata alla relazione tra associazioni per uno sviluppo armonico delle proposte formative culturali. Sono presenti circa 25 persone e i tre Parroci del centro di Pontedera.

Sabato 16 gennaio alle ore 18, nella saletta Carpi, mi sono incontrato con il così detto “Tavolo della Pace”. Si tratta di una istituzione promossa dal Comune di Pontedera che riunisce istituzioni pubbliche, sindacali, politiche, sociali, associative di varia natura e associazioni etniche che riuniscono stranieri presenti sul territorio. E questo per fare crescere il dialogo tra le persone, la convivenza sociale e il rispetto tra le varie diversità. Al Tavolo aderiscono circa 40 soggetti diversi che si impegnano nella diffusione di una cultura del rispetto dei diritti umani e del sostegno all’incontro e alla collaborazione sociale. Intervengono 12 rappresentanti di altrettanti associazioni. I temi affrontati sono andati dalle problematiche legate all’immigrazione, alla tratta delle donne e alla loro mercificazione con la prostituzione organizzata; dai problemi della convivenza sociale, alle difficoltà crescenti con la crisi del lavoro; dal disagio giovanile alla progettazione di iniziative di condivisione e di promozione di alleanze educative. Erano presenti circa 35 persone e don Dini e don Giannini. Nel mio intervento ho ripreso quanto era stato detto negli interventi precedenti, sottolineando il valore della relazione e della conoscenza reciproca; della crescita del rispetto della identità di ciascuno; della condivisione nel tendere ad un clima sociale che sia rispettoso e tollerante nei confronti di tutti e soprattutto del valore dell’impegno educativo integrale della persona, senza il quale si rischia di consegnare spazi sempre più ampi all’individualismo e all’egoismo.

Anche nell’U.P. di Pontedera non è mancata la visita a due Aziende nella zona de La Bianca. Anche qui, con una accoglienza davvero cordiale e fraterna non sono mancate riflessioni con gli imprenditori e con i dipendenti sui temi del lavoro e della sua dignità e sulle problematiche emergenti del momento difficile che si sta vivendo. Il desiderio che questi incontri non rimangano un fatto unico, espresso in questi incontri, invoca la necessità di una particolare attenzione da offrire da parte della Chiesa al mondo del lavoro.

La Visita si chiude ufficialmente sabato 23 gennaio con la celebrazione della S. Messa festiva in Duomo, concelebrata da tutti i sacerdoti dell’U.P. che hanno sospeso la Messa festiva del sabato nelle loro chiese. Il Duomo è gremito, anche se sono quasi del tutto assenti i giovani e poche le famiglie giovani. Don Giannini rivolge un saluto con un breve resoconto delle cose fatte durante la Visita, mentre mons. Dini ringrazia alla fine della Messa. Tenendo conto delle letture della Messa, sottolineo con forza la necessità che la Chiesa ha di essere missionaria con un rinnovato annuncio della Parola di Dio rivolto a tutti. Invito a far crescere l’esperienza di una vera comunione ecclesiale attraverso l’esercizio da parte di ciascuno dei doni ricevuti dal Signore nell’ “oggi” nel quale siamo stati chiamati a vivere e ad operare. Dopo la Messa tutti i sacerdoti si ritrovano a cena nell’Oratorio del Romito, in un clima fraterno e cordiale. Lo stesso clima fraterno e cordiale che già avevamo vissuto insieme con tutti gli altri sacerdoti e diaconi permanenti del Vicariato nel ritiro spirituale del 24 settembre presso l’Oasi Mariana di Calcinaia.

Valutazioni conclusive e indicazioni operative

A completamento delle varie osservazioni emerse nel raccontare lo svolgimento della Visita pastorale, credo che prima di tutto sia mio dovere ringraziare tutti per l’accoglienza e la disponibilità cordiale che mi è stata riservata, in primo luogo dai sacerdoti e dai diaconi, ma insieme con loro dai tanti fedeli, uomini e donne, bambini, ragazzi, giovani, e meno giovani che hanno partecipato agli incontri e che hanno manifestato molte potenzialità che come comunità ecclesiale siamo chiamati a valorizzare e a fare fruttificare con azione fiduciosa e perseverante.
Proprio la consapevolezza che i doni di grazia che il Signore ci mette costantemente a disposizione sono innumerevoli, deve aiutarci a superare una specie di sottile “sfiducia” verso un futuro di cui non riusciamo a percepire il senso. Una sfiducia causata tra l’altro dal mutamento rapidissimo delle situazioni sociali e culturali che in qualche modo ci destabilizzano perché ci chiedono di cambiare metodi e stile di approccio al mondo, rispetto a modelli che credevamo inalterabili e che se funzionavano nel passato, oggi mostrano tutta la loro fragilità e spesso una vera e propria inconsistenza.

Questa situazione ci chiede innanzi tutto il coraggio della riflessione corale. Non è assolutamente più sufficiente che qualcuno, sia pure rivestito del ruolo di guida e del dono di grazia quali sono il vescovo, i sacerdoti e i diaconi, possa presumere di riuscire a trovare da solo il modo migliore per dare risposta valida ai problemi nuovi del nostro tempo. E’ evidente che occorre che la coralità della riflessione preceda e sostenga un discernimento comunitario perché chi ha la responsabilità e il mandato di guidare la comunità cristiana possa decidere supportato dalla corresponsabilità del popolo di Dio, per un lavoro pastorale che coinvolga tutti senza che nessuno si senta o si percepisca solo come esecutore di decisioni altrui. E tutto ciò non per un democraticismo male inteso, ma per l’obbligo e il diritto che compete ad ogni membro del popolo di Dio di esprimersi con la propria voce nella armonia dell’unica famiglia dei figli di Dio in autentica comunione ecclesiale.

Detto in altre parole, c’è bisogno di sviluppare la partecipazione alla vita ecclesiale attraverso gli strumenti previsti dalle norme della Chiesa e cioè attraverso i Consigli Pastorali parrocchiali e vicariale; attraverso l’attivazione delle equipe delle Unità pastorali e nelle singole parrocchie anche attraverso il Consiglio degli Affari Economici. Non si tratta di volerci complicare la vita, bensì di rendere la vita comunitaria ecclesiale realmente partecipata da tutti e non tanto per far sì che funzioni meglio sul piano operativo, ma perché manifesti con maggiore evidenza che la Chiesa si esprime nella comunione e attraverso l’esercizio della ministerialità da parte di tutti i suoi membri.
Credo che questa sia la strada obbligata per ovviare a tante difficoltà che sono state espresse a vari livelli durante la Visita: dalla mancanza di catechisti e di animatori, alla rarefazione delle vocazioni; dalla assenza di una diffusa ministerialità laicale alla solitudine nella quale qualche volta si ritrovano i sacerdoti; dalla pesantezza per i sacerdoti di dover provvedere a tante incombenze amministrative ed economiche, alla disattenzione con la quale le singole comunità guardano ai problemi concreti della gestione delle strutture parrocchiali; dalla richiesta sempre più forte di erogazione di servizi verso le emergenze delle più diverse povertà, alla decrescita dei mezzi economici per poter offrire risposte opportune.

Se la ricerca della comunione e l’esercizio generoso della ministerialità sono elementi indispensabili per la crescita della comunità cristiana a partire dal suo interno, non meno indispensabile è la crescita della missionarietà attraverso l’annuncio evangelizzatore e la catechesi. Lo sappiamo bene che la Chiesa non è finalizzata a se stessa, bensì a far sì che ogni uomo e donna di ogni tempo possa incontrare, conoscere, amare e seguire il Signore Gesù per ricevere il dono della salvezza che è novità di vita per tutti, già ora in questo mondo, per poi raggiungerne la pienezza nell’eternità beata. Ciò chiede alle nostre comunità un rinnovato slancio per l’annuncio, l’evangelizzazione e la catechesi. Se un tempo l’annuncio era di solito fatto in famiglia attraverso la trasmissione della esperienza della fede dai genitori ai figli, oggi, spesso non è più così. A volte, quando si pensa di poter fare catechesi, ci si accorge che invece si dovrebbe partire dal primo annuncio e comunque, il primo annuncio, per molti appare ancora come una necessità remota per la quale non ci preoccupiamo di preparare gli strumenti necessari.

A questo proposito, durante la Visita, sono rimasto colpito dalle cifre riguardanti la presenza di persone immigrate sul nostro territorio, e spesso da molti anni, che appartengono ad altre esperienze religiose. La domanda che sorge è: che tipo di relazioni abbiamo con queste persone? Siamo capaci di avvicinarle per conoscerle e per manifestare loro la gioia della nostra fede? Quanta attenzione abbiamo verso stranieri che con noi professano la nostra stessa fede cattolica, ma che risultano in gran parte sconosciuti alle nostre comunità, tanto da aver allacciato rapporti stabili dal punto di vista della pratica religiosa con comunità cattoliche assai distanti dal nostro territorio? Ma al di là della presenza in mezzo a noi di grosse comunità etniche, in che modo ci attrezziamo per rispondere sul piano della evangelizzazione ai tanti che da tempo non vivono più l’appartenenza ecclesiale, ma che sicuramente arriverebbero all’incontro con Gesù se incontrassero comunità cristiane disponibili ad accompagnarli con specifici cammini di fede? In questo senso, basta pensare alla crescita numerica di adulti che chiedono di ricevere il sacramento della Confermazione, o che addirittura chiedono di essere battezzati. Da qui l’impegno, soprattutto a livello vicariale, di mettere in cantiere itinerari appositi che rispondano in maniera condivisa a queste richieste, specie quando le singole parrocchie non hanno la consistenza necessaria per assumere in proprio questo tipo di offerta pastorale.

Non dobbiamo dimenticare che la comunità ecclesiale diventa sempre più ricca di spirito missionario, quanto più esce dal proprio isolamento e nel nome di Gesù si mette a servizio del mondo nel quale vive e opera. In questo senso, come già osservato più sopra, sono molti gli ambiti della vita sociale che richiedono una maggiore attenzione da parte nostra. Primo fra tutti il mondo della scuola. L’esperienza della Visita ci ha fatto toccare con mano che nessun ambiente è impenetrabile quando ci si accosti ad esso con l’attenzione e il rispetto che gli si deve. Nessuna scuola ha rifiutato l’incontro con il vescovo. Questo è un risultato straordinario ed è il segno che dobbiamo sempre più imparare ad utilizzare le strade che le leggi consentono per offrire alla scuola stessa il nostro servizio dettato dal desiderio di permettere alle giovani generazioni una crescita culturale integrale. Per questo sento di dire il mio grazie a tutti quegli insegnanti e dirigenti scolastici che si sono resi disponibili per organizzare nel rispetto della legislazione scolastica gli incontri sopra descritti nelle varie scuole del territorio.

Un altro ambito che ha riservato dalle sorprese positive è stato il mondo del lavoro. In tutte le aziende nelle quali mi sono recato, non solo ho trovato buona accoglienza, ma anche la richiesta di incontri ripetuti nel tempo. E soprattutto ho colto da parte dei lavoratori una viva sensibilità verso le sfide valoriali che stanno stravolgendo la nostra società. In diverse assemblee che ho avuto la gioia di poter vivere e per le quali ringrazio gli imprenditori che le hanno permesse, le prime sfide che sono state espresse dai lavoratori sono state quelle riguardanti la famiglia, la educazione dei figli, la fede, e, poi il lavoro e la sua dignità, mentre io mi aspettavo che il primo elemento di criticità a venire elencato fosse quello della crisi economica. Un altro aspetto che mi ha molto colpito è stato il lamento quasi unanime della distanza dal mondo del lavoro da parte delle istituzioni, come la poca presenza dei sindacati. Ciò che si manifesta è quindi uno scollamento tra le varie realtà che compongono la vita sociale con una tendenza ad una accentuata estraneità reciproca. Si tratta di un fatto che obbliga a riflettere sia per le inevitabili ricadute sulla vita democratica della nazione, sia sul pericolo sempre più reale di un vero e proprio sbriciolamento della vita sociale che non può non coinvolgere la stessa vita ecclesiale. Da qui la necessità di lavorare con più impegno e determinazione per una pastorale del mondo del lavoro che coinvolga tutta intera la comunità cristiana depositaria di un tesoro prezioso e valido per tutti che è la Dottrina Sociale della Chiesa, a partire dalla Lettera Enciclica di Papa Francesco “Laudato Si’”.

Anche il mondo della politica e delle istituzioni si è mostrato attento alle riflessioni che ho offerto nei vari incontri che si sono succeduti durante la Visita, così come il mondo della sanità, del volontariato e dell’associazionismo. Realtà diverse l’una dall’altra, ma ugualmente attente alla proposta di umanità aperta al trascendente che è stata fatta durante i vari incontri. E’ ovvio che per tessere relazioni belle con questi ambienti occorrono laici cristiani qualificati e preparati in maniera adeguata. Infatti non è sufficiente soltanto la buona volontà o il desiderio di servire al bene comune; occorrono anche strumenti adeguati, sia per sviluppare una riflessione condivisa, sia per operare concretamente, in maniera che la proposta cristiana sappia elevarsi al di sopra di altre proposte pur interessanti, grazie alla integralità della visione circa la persona, la famiglia e la società. Per questo lavoro di formazione raccomando la valorizzazione della Scuola di Formazione Teologica e Pastorale che ha una sua sede anche in Pontedera. Una risorsa preziosa che fino ad ora è stata utilizzata solo in parte, ma che nell’ottica della comunione ecclesiale e della complementarietà dei servizi formativi, è a disposizione anche di eventuali richieste specifiche che possano essere fatte in loco con un notevole risparmio di energie e di mezzi. Ciò accrescerebbe pure il senso di comunione e di appartenenza diocesana, estremamente importante per contrastare la cultura della frammentazione e dell’individualismo.

Proprio in rapporto alla crescita della comunione ecclesiale, ma anche della vivacità delle proposte pastorali locali, desidero lodare l’attenzione che diverse parrocchie hanno nel coltivare ad esempio la formazione dei ministranti in un’ottica vocazionale anche grazie alla partecipazione all’incontro diocesano dei ministranti; la partecipazione alle iniziative della Pastorale Giovanile diocesana e dei vari momenti assembleari con i quali la diocesi cerca di favorire la crescita delle varie ministerialità come quella degli operatori della carità o dei ministri straordinari della Comunione o dei catechisti. La relazione intraecclesiale è fondamentale per consentire una osmosi fra esperienze e impostazioni pastorali diverse e per sostenere la ricerca di risposte nuove alle numerose nuove domande che sorgono nel nostro tempo. Ciò non significa tralasciare le tradizioni che ci sono state consegnate da chi ci ha preceduto ma di immettere in esse nuovo vigore, ritornando con nuova consapevolezza alle loro radici. Ciò potrà consentire una rivisitazione e una rivalorizzazione dell’associazionismo cristiano, dei gruppi di preghiera e di altre espressioni di associazionismo legato alle singole professioni che vanno ben oltre i confini parrocchiali proprio per rispondere al bisogno di annuncio evangelico in contesti che ben difficilmente le singole parrocchie sono in grado di coltivare come ad esempio le aziende, il mondo della sanità, il mondo del lavoro e della scuola.

Un’ultima osservazione riguarda la testimonianza della carità. Sono molte le iniziative parrocchiali e associative che si occupano dei poveri e di chi si trova in difficoltà. Per grazia di Dio la carità continua ad essere una delle cifre più belle e splendenti delle nostre comunità ecclesiali. Questo esercizio della carità ci assicura della vitalità della vita ecclesiale e della fecondità della proposta cristiana. Su questo versante ho potuto toccare con mano una disponibilità grande non solo a fare la carità, ma anche ad educarsi e ad educare alla carità, condizioni indispensabili perché il fare la carità non diventi per il cristiano solo una azione filantropica. Infatti, i cammini formativi che sono stati realizzati e che si realizzeranno anche in futuro, fanno sperare in uno sviluppo della consapevolezza dell’intera comunità ecclesiale circa la testimonianza della carità attraverso il suo esercizio così come il Vangelo ci propone. Anche il rapporto strutturale con la Caritas diocesana è una di queste garanzie che chiedono di essere ampliate e coltivate con decisione.


Le osservazioni e le indicazioni sopra riportate non sono certamente esaustive rispetto a quanto sarebbe doveroso dire sia sulle potenzialità che ho toccato con mano nella Visita, sia sulle possibilità di crescita che ci sono, sia sulle criticità che sono state evidenziate.

Gesù ci dice che dopo aver fatto tutto quello che dovevamo fare c’è da ripetere a noi stessi che siamo servi inutili. Ne siamo tutti convinti, come lo siamo della necessità che ciascuno personalmente e tutti insieme come comunità cristiana, mettiamo in atto ogni nostra capacità per rispondere al compito che il Signore ha affidato ai suoi discepoli di andare e di annunciare a tutti il suo Vangelo.

L’augurio che faccio ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose e a tutti i fedeli laici delle nostre comunità cristiane del Lungomonte e di Pontedera è di saper accogliere con entusiasmo e con fiducia l’abbondanza della grazia che il Signore ci dona; di stringerci sempre più in comunione con Lui e fra di noi per essere tutti insieme “luce del mondo e sale della terra” perché la salvezza di Dio raggiunga ogni fratello e ogni sorella nell’unità della famiglia dei figli di Dio e nella gioia di essere tutti insieme Chiesa del Signore.

Su tutti invoco con affetto l’abbondanza delle benedizioni divine

+ Giovanni Paolo Benotto
Arcivescovo
Pisa, 20 aprile 2016