Dalla testa ai piedi

Inizia oggi, con l’imposizione delle S.Ceneri, il Tempo di Quaresima. Secondo una significativa riflessione di don Tonino Bello il percorso della Quaresima si “snoda in poco meno di 2 metri: dalla testa ia piedi”, appunto.

La testa accoglie i piccoli grani di cenere, che ci invitano a un cammino austero, di ricerca dell’essenziale, di dono non del superfluo, di penitenza, di ascolto orante della Parola di Dio; i piedi accolgono il gesto di umiltà del Maestro che si fa Servo per amore, definitivamente.

Dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo, non un giorno possa trovarci disattenti all’invito di conversione e di crescita nella fede nel Signore Gesù e nel suo Vangelo di salvezza.

Qui di seguito trovi due segnavia di questo percorso: il Messaggio di Papa Francesco per la quaresima 2020 ed il Materiale per l’ animazione della quaresima preparato dai Centri e dagli Uffici Pastorale della diocesi di Pisa.

Buon cammino quaresimale,

Claudio


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2020

«Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20)

Cari fratelli e sorelle!

Anche quest’anno il Signore ci concede un tempo propizio per prepararci a celebrare con cuore rinnovato il grande Mistero della morte e risurrezione di Gesù, cardine della vita cristiana personale e comunitaria. A questo Mistero dobbiamo ritornare continuamente, con la mente e con il cuore. Infatti, esso non cessa di crescere in noi nella misura in cui ci lasciamo coinvolgere dal suo dinamismo spirituale e aderiamo ad esso con risposta libera e generosa.

1. Il Mistero pasquale, fondamento della conversione

La gioia del cristiano scaturisce dall’ascolto e dall’accoglienza della Buona Notizia della morte e risurrezione di Gesù: il kerygma. Esso riassume il Mistero di un amore «così reale, così vero, così concreto, che ci offre una relazione piena di dialogo sincero e fecondo» (Esort. ap. Christus vivit, 117). Chi crede in questo annuncio respinge la menzogna secondo cui la nostra vita sarebbe originata da noi stessi, mentre in realtà essa nasce dall’amore di Dio Padre, dalla sua volontà di dare la vita in abbondanza (cfr Gv 10,10). Se invece si presta ascolto alla voce suadente del “padre della menzogna” (cfr Gv 8,45) si rischia di sprofondare nel baratro del nonsenso, sperimentando l’inferno già qui sulla terra, come testimoniano purtroppo molti eventi drammatici dell’esperienza umana personale e collettiva.

In questa Quaresima 2020 vorrei perciò estendere ad ogni cristiano quanto già ho scritto ai giovani nell’Esortazione apostolica Christus vivit: «Guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente. E quando ti avvicini per confessare i tuoi peccati, credi fermamente nella sua misericordia che ti libera dalla colpa. Contempla il suo sangue versato con tanto affetto e lasciati purificare da esso. Così potrai rinascere sempre di nuovo» (n. 123). La Pasqua di Gesù non è un avvenimento del passato: per la potenza dello Spirito Santo è sempre attuale e ci permette di guardare e toccare con fede la carne di Cristo in tanti sofferenti.

2. Urgenza della conversione

È salutare contemplare più a fondo il Mistero pasquale, grazie al quale ci è stata donata la misericordia di Dio. L’esperienza della misericordia, infatti, è possibile solo in un “faccia a faccia” col Signore crocifisso e risorto «che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Un dialogo cuore a cuore, da amico ad amico. Ecco perché la preghiera è tanto importante nel tempo quaresimale. Prima che essere un dovere, essa esprime l’esigenza di corrispondere all’amore di Dio, che sempre ci precede e ci sostiene. Il cristiano, infatti, prega nella consapevolezza di essere indegnamente amato. La preghiera potrà assumere forme diverse, ma ciò che veramente conta agli occhi di Dio è che essa scavi dentro di noi, arrivando a scalfire la durezza del nostro cuore, per convertirlo sempre più a Lui e alla sua volontà.

In questo tempo favorevole, lasciamoci perciò condurre come Israele nel deserto (cfr Os 2,16), così da poter finalmente ascoltare la voce del nostro Sposo, lasciandola risuonare in noi con maggiore profondità e disponibilità. Quanto più ci lasceremo coinvolgere dalla sua Parola, tanto più riusciremo a sperimentare la sua misericordia gratuita per noi. Non lasciamo perciò passare invano questo tempo di grazia, nella presuntuosa illusione di essere noi i padroni dei tempi e dei modi della nostra conversione a Lui.

3. L’appassionata volontà di Dio di dialogare con i suoi figli

Il fatto che il Signore ci offra ancora una volta un tempo favorevole alla nostra conversione non dobbiamo mai darlo per scontato. Questa nuova opportunità dovrebbe suscitare in noi un senso di riconoscenza e scuoterci dal nostro torpore. Malgrado la presenza, talvolta anche drammatica, del male nella nostra vita, come in quella della Chiesa e del mondo, questo spazio offerto al cambiamento di rotta esprime la tenace volontà di Dio di non interrompere il dialogo di salvezza con noi. In Gesù crocifisso, che «Dio fece peccato in nostro favore» (2Cor 5,21), questa volontà è arrivata al punto di far ricadere sul suo Figlio tutti i nostri peccati, fino a “mettere Dio contro Dio”, come disse Papa Benedetto XVI (cfr Enc. Deus caritas est, 12). Dio infatti ama anche i suoi nemici (cfr Mt 5,43-48).

Il dialogo che Dio vuole stabilire con ogni uomo, mediante il Mistero pasquale del suo Figlio, non è come quello attribuito agli abitanti di Atene, i quali «non avevano passatempo più gradito che parlare o ascoltare le ultime novità» (At 17,21). Questo tipo di chiacchiericcio, dettato da vuota e superficiale curiosità, caratterizza la mondanità di tutti i tempi, e ai nostri giorni può insinuarsi anche in un uso fuorviante dei mezzi di comunicazione.

4. Una ricchezza da condividere, non da accumulare solo per sé

Mettere il Mistero pasquale al centro della vita significa sentire compassione per le piaghe di Cristo crocifisso presenti nelle tante vittime innocenti delle guerre, dei soprusi contro la vita, dal nascituro fino all’anziano, delle molteplici forme di violenza, dei disastri ambientali, dell’iniqua distribuzione dei beni della terra, del traffico di esseri umani in tutte le sue forme e della sete sfrenata di guadagno, che è una forma di idolatria.

Anche oggi è importante richiamare gli uomini e le donne di buona volontà alla condivisione dei propri beni con i più bisognosi attraverso l’elemosina, come forma di partecipazione personale all’edificazione di un mondo più equo. La condivisione nella carità rende l’uomo più umano; l’accumulare rischia di abbrutirlo, chiudendolo nel proprio egoismo. Possiamo e dobbiamo spingerci anche oltre, considerando le dimensioni strutturali dell’economia. Per questo motivo, nella Quaresima del 2020, dal 26 al 28 marzo, ho convocato ad Assisi giovani economisti, imprenditori e change-makers, con l’obiettivo di contribuire a delineare un’economia più giusta e inclusiva di quella attuale. Come ha più volte ripetuto il magistero della Chiesa, la politica è una forma eminente di carità (cfr Pio XI, Discorso alla FUCI, 18 dicembre 1927). Altrettanto lo sarà l’occuparsi dell’economia con questo stesso spirito evangelico, che è lo spirito delle Beatitudini.

Invoco l’intercessione di Maria Santissima sulla prossima Quaresima, affinché accogliamo l’appello a lasciarci riconciliare con Dio, fissiamo lo sguardo del cuore sul Mistero pasquale e ci convertiamo a un dialogo aperto e sincero con Dio. In questo modo potremo diventare ciò che Cristo dice dei suoi discepoli: sale della terra e luce del mondo (cfr Mt 5,13-14).

Francesco

Roma, presso San Giovanni in Laterano, 7 ottobre 2019,
Memoria della Beata Maria Vergine del Rosario


E’ qui disponibile il materiale per l’ animazione della quaresima preparato dai Centri e dagli Uffici Pastorale della diocesi di Pisa. Materiale che si trova disponibile sul sito web della diocesi di Pisa e diffuso anche attraverso le Caritas di Vicariato, parrocchiali, di Unità Pastorale.

Marcia per la pace e la fraternità

Organizziamo insieme una nuova, grande, Marcia PerugiAssisi per un’economia di pace e fraternità Domenica 11 ottobre 2020

Con queste parole si apre l’APPELLO contenente l’annuncio della prossima Marcia per la Pace e la Fraternità.

Clicca qui sotto e lo potrai leggere.

Là dove è presente la Tavola per la Pace e la cooperazione è sufficiente mettersi in contatto (a Pontedera abbiamo questo organismo attivo e propositivo da moltissimi anni, che raccoglie l’adesione di altri Comuni della Valdera) per avere le informazioni necessarie alla partecipazione.

Ho avuto la fortuna di poter partecipare alla precedente Marcia – nell’ottobre del 2018 – e desidererei vivamente essere nuovamente presente tra otto mesi; è stata una esperienza unica che mi permetto di raccomandare a tutti (di qualsiasi estrazione sociale, culturale, fede religiosa e soprattutto di ogni età perchè veramente ciascuno può trovare il proprio ambito di partecipazione).

Claudio

Una Parola per la vita

È stato pubblicato il libro “Perché nulla vada perduto – Il nostro percorso dalla memoria alla speranza”; dal 3 ottobre u.s., settimana dopo settimana, pubblico il commento che sui testi (nelle varie liturgie) don Enzo fece negli anni 1995-1996.

Infatti si tratta di letture liturgiche di alcuni giorni domenicali e festivi dei cicli C ed A; l’attuale anno liturgico è quello A.

Un modo come un altro per continuare a farci provocare dalla sua meditazione sui testi sacri; una riflessione acuta e profonda, non meno che puntuale, offerta a noi in modo serio e pacato, come da sua consuetudine.

Questa è l’ultima pubblicazione del commento settimanale di don Enzo; è stato un cammino iniziato con la pubblicazione del libro di cui sopra, sono lieto di aver potuto portare a termine quanto promesso.

Siamo invitati da don Enzo, con la sua consueta discrezione, ad approfondire personalmente la Parola.

Possiamo raccogliere l’invito?

Claudio


16 febbraio 2020 – VI tempo Ordinario

Sir 15, 16-21 (NV); Sal 118; 1 Cor 2, 6-10; Mt 5, 17-37

Continuiamo a leggere il solenne insegnamento del “discorso della montagna”.

Gesù, secondo il racconto di Matteo, è assiso come maestro dinanzi ai suoi e alle folle, come un tempo aveva fatto Mosè sul Sinai, e dà la legge dell’alleanza nuova che impegnerà l’uomo dopo che il nuovo e definitivo intervento salvifico di Dio si sarà verificato. E la vecchia legge che ha guidato Israele nel lungo cammino dei secoli, per la quale sapienti e profeti hanno cantato uno sviscerato amore ritenendola, a buon titolo, un segno dell’attenzione di Dio al suo popolo, una strada sicura da lui aperta dinanzi al suo cammino, dovrà forse andare in disuso come un ferro vecchio ormai inutile? L’insegnamento di Gesù smentirà forse tutto il passato? No! – dice Gesù – l’opera di Dio continua e in me giunge a compimento.

 Si rivelerà in tutta la sua luminosità, si compirà in tutta la sua potenza, impegnerà il discepolo in uno stile di vita ancora più impegnativo. Non chiederà soltanto l’attenzione a evitare alcune opere o a compierne altre, ma una radicale fedeltà del cuore. Così non avrà più senso un’obbedienza minimale, perché la risposta dovrà essere pari all’offerta che Dio farà in Gesù.

L’ingresso nel Regno sarà quindi possibile solo a coloro che comprenderanno l’alleanza e la  vivranno in modo così nuovo e così esigente.

Ora Israele ha davanti due categorie di persone che mostrano di prendere veramente sul serio la legge e di custodirla con impegno: gli scribi e i farisei. La gente vede in loro l’immagine del giusto, cioè di colui che sa rispondere all’azione salvifica di Dio e si impegna a camminare con esattezza davanti a lui lasciandosi guidare dalla parola che i sapienti, i profeti, le grandi guide del passato hanno pronunziato a suo nome. La “giustizia” del discepolo dovrà essere più grande, l’ascolto dovrà portare a scoprire le intenzioni ultime di Dio in modo da diventare capaci di vivere secondo uno spirito nuovo, quello che presiede all’opera stessa di Dio. Bisognerà giungere, come scriverà Paolo ai cristiani di Roma, a comprendere che…”pieno compimento della legge è l’amore” (13,10). Non sarà sufficiente sostituire la vecchia legge con una diversa e più esigente; ma di lasciarsi guidare a scoprire  Dio mentre si rivela nelle parole e nei gesti di Gesù, e poi domandarsi come rispondere alla sua proposta.

Di conseguenza davanti al comando:- Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio – il discepolo che ha negli occhi Gesù innocente eppur crocifisso per lui, non starà a domandarsi semplicemente se è giustificato quando si trova nell’occasione di farlo, ma si porrà il problema di come vivere l’amore verso il fratello e quindi di evitare tutto quello che possa in qualche modo offenderlo o farlo soffrire. Non lo offenderà, non lo calunnierà; avrà premura che goda di buona fama presso la comunità.

Quando andrà al culto, l’atto più alto che gli sia concesso di compiere, si riterrà indegno di porgere l’offerta, non in comunione con Dio se il cuore non sarà in comunione con gli uomini. Potrebbe essere molto interessante notare l’espressione “se tuo fratello ha qualche cosa contro di te”, magari interpretandola alla lettera, e attribuendo l’iniziativa della rottura all’altro; in ogni caso non sembra ci si possa ritenere dispensati da una ricerca di comunione.

L’urgenza dell’accordo è sottolineata anche dall’invito a scegliere un atteggiamento di prudenza estrema in caso di lite.

Anche la fedeltà coniugale, simbolo del patto tra Dio e il suo popolo, richiede  un comportamento estremamente coerente. Se il cuore e la mente sono spazi per una libertà pressoché assoluta, quanto lì accade troverà poi riscontro anche nella vita di coppia. La mancanza di fedeltà radicale all’altro non ci fa amare come Dio vuole essere amato e come lui ha amato noi.

E il giuramento? Giurare per ottenere autorità alle nostre affermazioni significa servirsi di Dio; ma il credente sa che il suo ruolo è servire Dio, senza equivoci e con semplicità.

Il Siracide demolisce un’obiezione che potrebbe farci sentire giustificati anche quando lo stile di vita è ben lontano dalla proposta di questa pagina evangelica che chiuderemo domenica prossima: -Se vuoi, osserverai i comandamenti – . La responsabilità è dell’uomo che Dio ha creato capace di scegliere il bene. È una riflessione che meriterebbe un approfondimento personale.

Don Enzo  

Vergine Maria, salute dei malati

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA XXVIII GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

11 febbraio 2020

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi,
e io vi darò ristoro» (Mt 11, 28)

Cari fratelli e sorelle,

1. Le parole che Gesù pronuncia: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28) indicano il misterioso cammino della grazia che si rivela ai semplici e che offre ristoro agli affaticati e agli stanchi. Queste parole esprimono la solidarietà del Figlio dell’uomo, Gesù Cristo, di fronte ad una umanità afflitta e sofferente. Quante persone soffrono nel corpo e nello spirito! Egli chiama tutti ad andare da Lui, «venite a me», e promette loro sollievo e ristoro. «Quando Gesù dice questo, ha davanti agli occhi le persone che incontra ogni giorno per le strade di Galilea: tanta gente semplice, poveri, malati, peccatori, emarginati dal peso della legge e dal sistema sociale oppressivo… Questa gente lo ha sempre rincorso per ascoltare la sua parola – una parola che dava speranza» (Angelus, 6 luglio 2014).

Nella XXVIII Giornata Mondiale del Malato, Gesù rivolge l’invito agli ammalati e agli oppressi, ai poveri che sanno di dipendere interamente da Dio e che, feriti dal peso della prova, hanno bisogno di guarigione. Gesù Cristo, a chi vive l’angoscia per la propria situazione di fragilità, dolore e debolezza, non impone leggi, ma offre la sua misericordia, cioè la sua persona ristoratrice. Gesù guarda l’umanità ferita. Egli ha occhi che vedono, che si accorgono, perché guardano in profondità, non corrono indifferenti, ma si fermano e accolgono tutto l’uomo, ogni uomo nella sua condizione di salute, senza scartare nessuno, invitando ciascuno ad entrare nella sua vita per fare esperienza di tenerezza.

2. Perché Gesù Cristo nutre questi sentimenti? Perché Egli stesso si è fatto debole, sperimentando l’umana sofferenza e ricevendo a sua volta ristoro dal Padre. Infatti, solo chi fa, in prima persona, questa esperienza saprà essere di conforto per l’altro. Diverse sono le forme gravi di sofferenza: malattie inguaribili e croniche, patologie psichiche, quelle che necessitano di riabilitazione o di cure palliative, le varie disabilità, le malattie dell’infanzia e della vecchiaia… In queste circostanze si avverte a volte una carenza di umanità e risulta perciò necessario personalizzare l’approccio al malato, aggiungendo al curare il prendersi cura, per una guarigione umana integrale. Nella malattia la persona sente compromessa non solo la propria integrità fisica, ma anche le dimensioni relazionale, intellettiva, affettiva, spirituale; e attende perciò, oltre alle terapie, sostegno, sollecitudine, attenzione… insomma, amore. Inoltre, accanto al malato c’è una famiglia che soffre e chiede anch’essa conforto e vicinanza.

3. Cari fratelli e sorelle infermi, la malattia vi pone in modo particolare tra quanti, “stanchi e oppressi”, attirano lo sguardo e il cuore di Gesù. Da lì viene la luce per i vostri momenti di buio, la speranza per il vostro sconforto. Egli vi invita ad andare a Lui: «Venite». In Lui, infatti, le inquietudini e gli interrogativi che, in questa “notte” del corpo e dello spirito, sorgono in voi troveranno forza per essere attraversate. Sì, Cristo non ci ha dato ricette, ma con la sua passione, morte e risurrezione ci libera dall’oppressione del male.

In questa condizione avete certamente bisogno di un luogo per ristorarvi. La Chiesa vuole essere sempre più e sempre meglio la “locanda” del Buon Samaritano che è Cristo (cfr Lc 10,34), cioè la casa dove potete trovare la sua grazia che si esprime nella familiarità, nell’accoglienza, nel sollievo. In questa casa potrete incontrare persone che, guarite dalla misericordia di Dio nella loro fragilità, sapranno aiutarvi a portare la croce facendo delle proprie ferite delle feritoie, attraverso le quali guardare l’orizzonte al di là della malattia e ricevere luce e aria per la vostra vita.

In tale opera di ristoro verso i fratelli infermi si colloca il servizio degli operatori sanitari, medici, infermieri, personale sanitario e amministrativo, ausiliari, volontari che con competenza agiscono facendo sentire la presenza di Cristo, che offre consolazione e si fa carico della persona malata curandone le ferite. Ma anche loro sono uomini e donne con le loro fragilità e pure le loro malattie. Per loro in modo particolare vale che, «una volta ricevuto il ristoro e il conforto di Cristo, siamo chiamati a nostra volta a diventare ristoro e conforto per i fratelli, con atteggiamento mite e umile, ad imitazione del Maestro» (Angelus, 6 luglio 2014).

4. Cari operatori sanitari, ogni intervento diagnostico, preventivo, terapeutico, di ricerca, cura e riabilitazione è rivolto alla persona malata, dove il sostantivo “persona”, viene sempre prima dell’aggettivo “malata”. Pertanto, il vostro agire sia costantemente proteso alla dignità e alla vita della persona, senza alcun cedimento ad atti di natura eutanasica, di suicidio assistito o soppressione della vita, nemmeno quando lo stato della malattia è irreversibile.

Nell’esperienza del limite e del possibile fallimento anche della scienza medica di fronte a casi clinici sempre più problematici e a diagnosi infauste, siete chiamati ad aprirvi alla dimensione trascendente, che può offrirvi il senso pieno della vostra professione. Ricordiamo che la vita è sacra e appartiene a Dio, pertanto è inviolabile e indisponibile (cfr Istr. Donum vitae, 5; Enc. Evangelium vitae, 29-53). La vita va accolta, tutelata, rispettata e servita dal suo nascere al suo morire: lo richiedono contemporaneamente sia la ragione sia la fede in Dio autore della vita. In certi casi, l’obiezione di coscienza è per voi la scelta necessaria per rimanere coerenti a questo “sì” alla vita e alla persona. In ogni caso, la vostra professionalità, animata dalla carità cristiana, sarà il migliore servizio al vero diritto umano, quello alla vita. Quando non potrete guarire, potrete sempre curare con gesti e procedure che diano ristoro e sollievo al malato.

Purtroppo, in alcuni contesti di guerra e di conflitto violento sono presi di mira il personale sanitario e le strutture che si occupano dell’accoglienza e assistenza dei malati. In alcune zone anche il potere politico pretende di manipolare l’assistenza medica a proprio favore, limitando la giusta autonomia della professione sanitaria. In realtà, attaccare coloro che sono dedicati al servizio delle membra sofferenti del corpo sociale non giova a nessuno.

5. In questa XXVIII Giornata Mondiale del Malato, penso ai tanti fratelli e sorelle che, nel mondo intero, non hanno la possibilità di accedere alle cure, perché vivono in povertà. Mi rivolgo, pertanto, alle istituzioni sanitarie e ai Governi di tutti i Paesi del mondo, affinché, per considerare l’aspetto economico, non trascurino la giustizia sociale. Auspico che, coniugando i principi di solidarietà e sussidiarietà, si cooperi perché tutti abbiano accesso a cure adeguate per la salvaguardia e il recupero della salute. Ringrazio di cuore i volontari che si pongono al servizio dei malati, andando in non pochi casi a supplire a carenze strutturali e riflettendo, con gesti di tenerezza e di vicinanza, l’immagine di Cristo Buon Samaritano.

Alla Vergine Maria, Salute dei malati, affido tutte le persone che stanno portando il peso della malattia, insieme ai loro familiari, come pure tutti gli operatori sanitari. A tutti con affetto assicuro la mia vicinanza nella preghiera e invio di cuore la Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 3 gennaio 2020

Memoria del SS. Nome di Gesù

Francesco

Siti …in compagnia

Mi fa piacere comunicare che dal 10 febbraio 2020 questo sito è presente in www.siticattolici.it

SITI CATTOLICI ITALIANI è il piu’ completo ed aggiornato elenco dei siti cattolici presenti in Italia.

Credo che non sarà sfuggito l’aggiornamento effettuato tra le pagine del nostro sito; come sempre con il determinante aiuto di Davide.

Suggerimenti, consigli, collaborazioni… tutto è ben accetto.

Grazie per l’attenzione.

Claudio

Una Parola per la vita

È stato pubblicato il libro “Perché nulla vada perduto – Il nostro percorso dalla memoria alla speranza”; dal 3 ottobre u.s., settimana dopo settimana, pubblico il commento che sui testi (nelle varie liturgie) don Enzo fece negli anni 1995-1996.

Infatti si tratta di letture liturgiche di alcuni giorni domenicali e festivi dei cicli C ed A; l’attuale anno liturgico è quello A.

Un modo come un altro per continuare a farci provocare dalla sua meditazione sui testi sacri; una riflessione acuta e profonda, non meno che puntuale, offerta a noi in modo serio e pacato, come da sua consuetudine.


9 febbraio 2020 – V tempo Ordinario

Is 58, 7-10; Sal 111; 1 Cor 2, 1-5; Mt 5, 13-16

Due immagini si rincorrono nelle pagine bibliche che oggi la liturgia ci offre: il discepolo di Gesù è chiamato ad essere sale e luce per tutti.

La convivenza umana non trova in se stessa capacità di sapore pieno, di luce che la orienti. Ogni pretesa di autonomia la illude e la disorienta perché nasce dalla superbia dell’uomo che si fa Dio e pretende di giudicare, come i progenitori, ciò che è bene e ciò che è male, di possedere la spiegazione di se stesso, di dare senso ad un cammino che lui non ha progettato. All’origine della insipidezza dei giorni, delle tenebre che sembrano dominarli c’è questa scelta orgogliosa, o, quanto meno, l’incapacità di trovare un senso più alto, un progetto più significativo. Penso, in particolare, ad un fenomeno drammatico al quale assistiamo con una frequenza che dovrebbe farci interrogare e che ci lascia sostanzialmente indifferenti, visto che non suscita nessuna energia per rispondergli in modo efficace: i suicidi in età giovanile; e tali mi sembra di dover considerare anche le tanti morti del “sabato sera”.
–Perché devo continuare a vivere questa vita che non mi dice più nulla ?–, sembra che dicano molti di questi ragazzi che la buttano via con disperazione o con leggerezza.

E il discepolo di Gesù? Con molta umiltà e gratitudine deve riconoscere che ha ricevuto un dono. La Parola gli racconta efficacemente l’uomo: chi è, da quale paternità nasce, verso quale meta cammina, quali passi deve compiere per raggiungerla. Gesù stesso gli sta davanti come modello compiuto di uomo, gli sta accanto come compagno di viaggio. Se risponde con fede non sarà mai uno che getta via il sale e lo rende inutile, né uno che nasconde stoltamente la luce ricevuta piuttosto che farne fiaccola per il cammino.

Anzi le sue opere manifesteranno la ricchezza che è in lui, e diventerà “sale della terra”, “luce del mondo”, “lucerna che fa luce a tutti quelli che sono in casa”.

Il primo atteggiamento sarà dunque, come detto, di umile gratitudine, di lode perché lo Spirito l’ha reso capace di consentire a colui che il versetto al vangelo presenta con le parole di Giovanni (8,12) : “Io sono la luce del mondo, chi segue me avrà la luce della vita”.

Ma subito dopo sentirà forte l’invito alla responsabilità. Sale e luce si possono perdere per trascuratezza, si possono gettare per rifiuto. Penso, con dolore, a quanti dicono: “Io non credo più”, magari perché noi educatori non siamo stati capace di far crescere il seme della fede deposto in loro, o perché altri maestri si sono sostituiti a noi e hanno gettato gramigna sul seme buono, o perché loro  stessi si sono illusi ed hanno scelto di diventare maestri arroganti anziché discepoli umili.

E la responsabilità non è vissuta pienamente se non diventa anche sprone per la testimonianza concreta, quella che è più capace di convincere e di trascinare. A Israele che cerca luce e futuro dopo la tragedia dell’esilio e il ritorno in patria, Isaia (o il profeta che si nasconde sotto questo nome) dice che la ricostruzione fisica di Gerusalemme e quella del suo tessuto economico-sociale non può essere una risposta sufficiente: se vuole trovare pace ed essere fonte di speranza nuova deve guardare più lontano e trovare in Dio la meta della sua ricerca giungendo a compiendo le opere che lui gli ha insegnato. Solo allora, quando sarà stato capace di amare il fratello come se stesso, la dolorosa ferita che l’esilio ha aperto, sollevando uno scandaloso dubbio sulla vicinanza di Dio, si rimarginerà e la certezza dell’alleanza consolerà il suo cuore fino a strapparlo alle tenebre dell’empietà, e troverà risposta l’invocazione d’aiuto. Quando la sua giustizia di misurerà con la sua fede, nessuna ombra di morte potrà oscurare la sua vita.

E i versetti del salmo 111 utilizzati oggi ben descrivono la situazione di profonda pace in cui si trova il cuore di chi si affida al Signore, e la luminosità delle opere del giusto che diffondono speranza e consolazione, mentre la colletta ci fa chiedere “il vero spirito del Vangelo” per diventare “ardenti nella fede e instancabili nella carità” ed essere così “luce e sale della terra”.

“Ardenti nella fede e instancabili nella carità” non è forse un modo per dire che dobbiamo camminare per giungere a riconoscere il primato di Dio nella vita e agire di conseguenza? La conversione alla quale ci invita la sequela fin dalla prima presentazione della “vita pubblica” di Gesù solo allora giunge a pienezza e trasuda dalle opere che compiamo fino a renderle messaggio forte per tutti coloro che incontriamo. Il Vangelo non può essere portato efficacemente da annunziatori banali e stanchi, non sarebbe “una città collocata sopra un monte”, illuminata e splendida, città del cuore per quanti attraversano il grigiore della pianura.

Don Enzo

Questo è il tempo della speranza

A conclusione del Consiglio Permanente della Conferenza episcopale italiana, svoltosi a Roma dal 20 al 22 gennaio 2020 è stato reso noto il “Comunicato finale”. In modo assai puntuale e articolato vengono rese evidenti le riflessioni che i nostri Vescovi vanno compiendo in comunione con la Santa Sede.

Tale Comunicato lo puoi trovare al termine della pagina; a mio parere costituisce un documento molto importante nella linea della riflessione comune di tutto il Popolo di Dio per la comunione, il discernimento, la sinodalità.


Mi ha colpito in esso, tuttavia, la parte iniziale “Vivere il tempo della speranza” di cui riporto un breve estratto:

Questo è il tempo della speranza. Su un terreno fertile il nuovo deve ancora compiersi, a volte a fatica, ma, pur nelle sue criticità, questo è senz’altro il tempo della speranza. A partire da questa certezza i membri del Consiglio Permanente hanno ripreso e approfondito l’Introduzione proposta dal Cardinale Presidente in apertura dei lavori. È stato condiviso, innanzitutto, il richiamo a riscoprire “la centralità della Parola” e “l’appartenenza alla Parola”: è il fulcro del Documento di base (“Il rinnovamento della catechesi”) pubblicato cinquant’anni fa -il 2 febbraio 1970 -sotto la spinta del Concilio Vaticano II. Proprio come allora, anche oggi bisogna osare e scommettere sul rinnovamento, non restando imprigionati in quella che Papa Francesco denuncia come la logica velenosa del “si è sempre fatto così”. Rinnovarsi è anche far sentire partecipe la nostra gente di tale processo. La sinodalità, che può assumere varie declinazioni e modalità attuative -è stato ribadito -, è la strada da percorrere. L’invito, allora, è a rileggere il Documento di base alla luce della sinodalità e della missionarietà cui chiama il Santo Padre.

Il testo “Il rinnovamento della catechesi” viene promulgato dalla Conferenza episcopale italiana prima di “compilare i nuovi catechismi in più viva aderenza al magistero del Concilio Vaticano II e alle esigenze odierne, si è preoccupato di tracciare le grandi linee del “quadro”, entro il quale collocare con i nuovi catechismi la rinnovata azione pastorale” (dalla presentazione del documento).

Nel corso del 1° Convegno nazionale dei catechisti tenuto a Roma dal 23 al 25 aprile 1988 al quale ho avuto la gioia di partecipare, è stato riproposto autorevolmente ai catechisti il Progetto catechistico italianao affinchè essi, riappropriandosene, continuassero a studiarlo, ad apprezzarlo, a metterlo a frutto.


Quali sono le idee portanti del Documento di base?

  1. La catechesi è opera dell’intero popolo di Dio;
  2. La catechesi annuncia non qualcosa ma Qualcuno: non una ideologia ma la Parola di Dio fatta carne;
  3. Per quaesto la catechesi abilita a vivere la vita teologale: il Padre ci chiama nella Chiesa a formare la famiglia di Dio per mezzo del Cristo, affinchè animati dal loro Spirito di Amore ci mettiamo a servizio del mondo, per la piena realizzazione del piano della salvezza;
  4. Pe questo ancora la catechesi illumina tutte le età dell’uomo e in particolare dell’adulto, perchè si formi una matura mentalità di fede, attraverso una conoscenza sempre più profonda e personale di Dio e del suo amore per gli uomini, si formi al senso di appartenenza a Cristo nella Chiesa, per una integrazione piena tra fede e vita;
  5. Per fare un discorso efficace su Dio e sull’opera salvatrice di Cristo, bisogna situarsi nei problemi umani e tenerli sempre presenti nell’esporre il messaggio di salvezza e la sua concreta attuazione;
  6. Anima e libro di ogni catechesi è la sacra Scrittura: nella sua concretezza, progressività, unità e tensione verso Cristo, mostra la condiscendenza di Dio all’uomo, l’inserimento dell’azione di Dio nella storia per lievitarne le forze di progresso e di sviluppo, il continuato colloquio di Dio con gli uomini, fino a raggiungerli ciascuno personalmente;
  7. La catechesi trova nella liturgia questi elementi fusi in un’azione vitale: in essa ogni partecipante viene in immediato contatto con la parola e con l’azione di salvezza e si compie il mirabile mistero di Cristo che unisce Dio e l’uomo, e gli uomini fra loro;
  8. L’assoluta centralità di Cristo in tutta l’azione catechistica è la convinzione più profonda che il Documento di Base intende far maturare nella comunità della Chiesa italiana. Al centro della fede e della catechesi sta il mistero di Cristo: nucleo in cui converge ogni mistero, punto focale in cui tutte le realtà incontrandosi prendono luce.
  9. La catechesi ha in Cristo il radicale principio dell’unità ed esistenzialità del contenuto e del metodo. L’azione catechistica deve tender a mostrare in Cristo la pienezza della divinità e dell’umanità (Col 1,15-20).

Piena adesione a Cristo di tutto l’uomo, perchè pensi, giudichi, ami, operi come Cristo, di fronte al Padre e ai fratelli, e viva nella Chiesa una vita di fede: ecco le finalità e i compiti della catechesi in una graduale acquisizione della “mentalità di fede”.

“Per chi è figlio di Dio, non dovrebbe trascorrere giorno, senza che in qualche modo sia stato annunciato il suo amore per tutti gli uomini in Gesù Cristo. E’ una trama che va tessuta quotidianamente: E’ la fitta e misteriosa trama entro cui si incontrano Dio, che si rivela e l’uomo, che lo va cercando per varie strade”. (DB 199)

Claudio

Aprite le porte alla vita

Questo il titolo del Messaggio dei Vescovi per la 42° Giornata per la Vita che si celebra, in Italia, domani  2 febbraio 2020. “Osiamo sperare che la Giornata per la vita divenga sempre più un’occasione per spalancare le porte a nuove forme di fraternità solidale. Un abbraccio di pace e bene”, queste le parole di Fra Marco Vianelli Direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia della CEI a conclusione della lettera con cui invita gli Uffici diocesani di pastorale familiare, le diocesi e le Associazioni ad animare la Giornata 2020.

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