Una Parola per la vita

È stato pubblicato il libro “Perché nulla vada perduto – Il nostro percorso dalla memoria alla speranza”; dal 3 ottobre u.s., settimana dopo settimana, pubblico il commento che sui testi (nelle varie liturgie) don Enzo fece negli anni 1995-1996.

Infatti si tratta di letture liturgiche di alcuni giorni domenicali e festivi dei cicli C ed A; l’attuale anno liturgico è quello A.

Un modo come un altro per continuare a farci provocare dalla sua meditazione sui testi sacri; una riflessione acuta e profonda, non meno che puntuale, offerta a noi in modo serio e pacato, come da sua consuetudine.


9 febbraio 2020 – V tempo Ordinario

Is 58, 7-10; Sal 111; 1 Cor 2, 1-5; Mt 5, 13-16

Due immagini si rincorrono nelle pagine bibliche che oggi la liturgia ci offre: il discepolo di Gesù è chiamato ad essere sale e luce per tutti.

La convivenza umana non trova in se stessa capacità di sapore pieno, di luce che la orienti. Ogni pretesa di autonomia la illude e la disorienta perché nasce dalla superbia dell’uomo che si fa Dio e pretende di giudicare, come i progenitori, ciò che è bene e ciò che è male, di possedere la spiegazione di se stesso, di dare senso ad un cammino che lui non ha progettato. All’origine della insipidezza dei giorni, delle tenebre che sembrano dominarli c’è questa scelta orgogliosa, o, quanto meno, l’incapacità di trovare un senso più alto, un progetto più significativo. Penso, in particolare, ad un fenomeno drammatico al quale assistiamo con una frequenza che dovrebbe farci interrogare e che ci lascia sostanzialmente indifferenti, visto che non suscita nessuna energia per rispondergli in modo efficace: i suicidi in età giovanile; e tali mi sembra di dover considerare anche le tanti morti del “sabato sera”.
–Perché devo continuare a vivere questa vita che non mi dice più nulla ?–, sembra che dicano molti di questi ragazzi che la buttano via con disperazione o con leggerezza.

E il discepolo di Gesù? Con molta umiltà e gratitudine deve riconoscere che ha ricevuto un dono. La Parola gli racconta efficacemente l’uomo: chi è, da quale paternità nasce, verso quale meta cammina, quali passi deve compiere per raggiungerla. Gesù stesso gli sta davanti come modello compiuto di uomo, gli sta accanto come compagno di viaggio. Se risponde con fede non sarà mai uno che getta via il sale e lo rende inutile, né uno che nasconde stoltamente la luce ricevuta piuttosto che farne fiaccola per il cammino.

Anzi le sue opere manifesteranno la ricchezza che è in lui, e diventerà “sale della terra”, “luce del mondo”, “lucerna che fa luce a tutti quelli che sono in casa”.

Il primo atteggiamento sarà dunque, come detto, di umile gratitudine, di lode perché lo Spirito l’ha reso capace di consentire a colui che il versetto al vangelo presenta con le parole di Giovanni (8,12) : “Io sono la luce del mondo, chi segue me avrà la luce della vita”.

Ma subito dopo sentirà forte l’invito alla responsabilità. Sale e luce si possono perdere per trascuratezza, si possono gettare per rifiuto. Penso, con dolore, a quanti dicono: “Io non credo più”, magari perché noi educatori non siamo stati capace di far crescere il seme della fede deposto in loro, o perché altri maestri si sono sostituiti a noi e hanno gettato gramigna sul seme buono, o perché loro  stessi si sono illusi ed hanno scelto di diventare maestri arroganti anziché discepoli umili.

E la responsabilità non è vissuta pienamente se non diventa anche sprone per la testimonianza concreta, quella che è più capace di convincere e di trascinare. A Israele che cerca luce e futuro dopo la tragedia dell’esilio e il ritorno in patria, Isaia (o il profeta che si nasconde sotto questo nome) dice che la ricostruzione fisica di Gerusalemme e quella del suo tessuto economico-sociale non può essere una risposta sufficiente: se vuole trovare pace ed essere fonte di speranza nuova deve guardare più lontano e trovare in Dio la meta della sua ricerca giungendo a compiendo le opere che lui gli ha insegnato. Solo allora, quando sarà stato capace di amare il fratello come se stesso, la dolorosa ferita che l’esilio ha aperto, sollevando uno scandaloso dubbio sulla vicinanza di Dio, si rimarginerà e la certezza dell’alleanza consolerà il suo cuore fino a strapparlo alle tenebre dell’empietà, e troverà risposta l’invocazione d’aiuto. Quando la sua giustizia di misurerà con la sua fede, nessuna ombra di morte potrà oscurare la sua vita.

E i versetti del salmo 111 utilizzati oggi ben descrivono la situazione di profonda pace in cui si trova il cuore di chi si affida al Signore, e la luminosità delle opere del giusto che diffondono speranza e consolazione, mentre la colletta ci fa chiedere “il vero spirito del Vangelo” per diventare “ardenti nella fede e instancabili nella carità” ed essere così “luce e sale della terra”.

“Ardenti nella fede e instancabili nella carità” non è forse un modo per dire che dobbiamo camminare per giungere a riconoscere il primato di Dio nella vita e agire di conseguenza? La conversione alla quale ci invita la sequela fin dalla prima presentazione della “vita pubblica” di Gesù solo allora giunge a pienezza e trasuda dalle opere che compiamo fino a renderle messaggio forte per tutti coloro che incontriamo. Il Vangelo non può essere portato efficacemente da annunziatori banali e stanchi, non sarebbe “una città collocata sopra un monte”, illuminata e splendida, città del cuore per quanti attraversano il grigiore della pianura.

Don Enzo

Questo è il tempo della speranza

A conclusione del Consiglio Permanente della Conferenza episcopale italiana, svoltosi a Roma dal 20 al 22 gennaio 2020 è stato reso noto il “Comunicato finale”. In modo assai puntuale e articolato vengono rese evidenti le riflessioni che i nostri Vescovi vanno compiendo in comunione con la Santa Sede.

Tale Comunicato lo puoi trovare al termine della pagina; a mio parere costituisce un documento molto importante nella linea della riflessione comune di tutto il Popolo di Dio per la comunione, il discernimento, la sinodalità.


Mi ha colpito in esso, tuttavia, la parte iniziale “Vivere il tempo della speranza” di cui riporto un breve estratto:

Questo è il tempo della speranza. Su un terreno fertile il nuovo deve ancora compiersi, a volte a fatica, ma, pur nelle sue criticità, questo è senz’altro il tempo della speranza. A partire da questa certezza i membri del Consiglio Permanente hanno ripreso e approfondito l’Introduzione proposta dal Cardinale Presidente in apertura dei lavori. È stato condiviso, innanzitutto, il richiamo a riscoprire “la centralità della Parola” e “l’appartenenza alla Parola”: è il fulcro del Documento di base (“Il rinnovamento della catechesi”) pubblicato cinquant’anni fa -il 2 febbraio 1970 -sotto la spinta del Concilio Vaticano II. Proprio come allora, anche oggi bisogna osare e scommettere sul rinnovamento, non restando imprigionati in quella che Papa Francesco denuncia come la logica velenosa del “si è sempre fatto così”. Rinnovarsi è anche far sentire partecipe la nostra gente di tale processo. La sinodalità, che può assumere varie declinazioni e modalità attuative -è stato ribadito -, è la strada da percorrere. L’invito, allora, è a rileggere il Documento di base alla luce della sinodalità e della missionarietà cui chiama il Santo Padre.

Il testo “Il rinnovamento della catechesi” viene promulgato dalla Conferenza episcopale italiana prima di “compilare i nuovi catechismi in più viva aderenza al magistero del Concilio Vaticano II e alle esigenze odierne, si è preoccupato di tracciare le grandi linee del “quadro”, entro il quale collocare con i nuovi catechismi la rinnovata azione pastorale” (dalla presentazione del documento).

Nel corso del 1° Convegno nazionale dei catechisti tenuto a Roma dal 23 al 25 aprile 1988 al quale ho avuto la gioia di partecipare, è stato riproposto autorevolmente ai catechisti il Progetto catechistico italianao affinchè essi, riappropriandosene, continuassero a studiarlo, ad apprezzarlo, a metterlo a frutto.


Quali sono le idee portanti del Documento di base?

  1. La catechesi è opera dell’intero popolo di Dio;
  2. La catechesi annuncia non qualcosa ma Qualcuno: non una ideologia ma la Parola di Dio fatta carne;
  3. Per quaesto la catechesi abilita a vivere la vita teologale: il Padre ci chiama nella Chiesa a formare la famiglia di Dio per mezzo del Cristo, affinchè animati dal loro Spirito di Amore ci mettiamo a servizio del mondo, per la piena realizzazione del piano della salvezza;
  4. Pe questo ancora la catechesi illumina tutte le età dell’uomo e in particolare dell’adulto, perchè si formi una matura mentalità di fede, attraverso una conoscenza sempre più profonda e personale di Dio e del suo amore per gli uomini, si formi al senso di appartenenza a Cristo nella Chiesa, per una integrazione piena tra fede e vita;
  5. Per fare un discorso efficace su Dio e sull’opera salvatrice di Cristo, bisogna situarsi nei problemi umani e tenerli sempre presenti nell’esporre il messaggio di salvezza e la sua concreta attuazione;
  6. Anima e libro di ogni catechesi è la sacra Scrittura: nella sua concretezza, progressività, unità e tensione verso Cristo, mostra la condiscendenza di Dio all’uomo, l’inserimento dell’azione di Dio nella storia per lievitarne le forze di progresso e di sviluppo, il continuato colloquio di Dio con gli uomini, fino a raggiungerli ciascuno personalmente;
  7. La catechesi trova nella liturgia questi elementi fusi in un’azione vitale: in essa ogni partecipante viene in immediato contatto con la parola e con l’azione di salvezza e si compie il mirabile mistero di Cristo che unisce Dio e l’uomo, e gli uomini fra loro;
  8. L’assoluta centralità di Cristo in tutta l’azione catechistica è la convinzione più profonda che il Documento di Base intende far maturare nella comunità della Chiesa italiana. Al centro della fede e della catechesi sta il mistero di Cristo: nucleo in cui converge ogni mistero, punto focale in cui tutte le realtà incontrandosi prendono luce.
  9. La catechesi ha in Cristo il radicale principio dell’unità ed esistenzialità del contenuto e del metodo. L’azione catechistica deve tender a mostrare in Cristo la pienezza della divinità e dell’umanità (Col 1,15-20).

Piena adesione a Cristo di tutto l’uomo, perchè pensi, giudichi, ami, operi come Cristo, di fronte al Padre e ai fratelli, e viva nella Chiesa una vita di fede: ecco le finalità e i compiti della catechesi in una graduale acquisizione della “mentalità di fede”.

“Per chi è figlio di Dio, non dovrebbe trascorrere giorno, senza che in qualche modo sia stato annunciato il suo amore per tutti gli uomini in Gesù Cristo. E’ una trama che va tessuta quotidianamente: E’ la fitta e misteriosa trama entro cui si incontrano Dio, che si rivela e l’uomo, che lo va cercando per varie strade”. (DB 199)

Claudio

Aprite le porte alla vita

Questo il titolo del Messaggio dei Vescovi per la 42° Giornata per la Vita che si celebra, in Italia, domani  2 febbraio 2020. “Osiamo sperare che la Giornata per la vita divenga sempre più un’occasione per spalancare le porte a nuove forme di fraternità solidale. Un abbraccio di pace e bene”, queste le parole di Fra Marco Vianelli Direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia della CEI a conclusione della lettera con cui invita gli Uffici diocesani di pastorale familiare, le diocesi e le Associazioni ad animare la Giornata 2020.

Clicca per aprire e leggere il Messaggio

Una Parola per la vita

È stato pubblicato il libro “Perché nulla vada perduto – Il nostro percorso dalla memoria alla speranza”; dal 3 ottobre u.s., settimana dopo settimana, pubblico il commento che sui testi (nelle varie liturgie) don Enzo fece negli anni 1995-1996.

Infatti si tratta di letture liturgiche di alcuni giorni domenicali e festivi dei cicli C ed A; l’attuale anno liturgico è quello C, il prossimo sarà quello A.

Un modo come un altro per continuare a farci provocare dalla sua meditazione sui testi sacri; una riflessione acuta e profonda, non meno che puntuale, offerta a noi in modo serio e pacato, come da sua consuetudine.

Tuttavia, questa settimana, trovandoci in prossimità della GIORNATA PER LA VITA CONSACRATA (2 febbraio: festa della presentazione di Gesù al Tempio) pubblico la riflessione che Don Enzo nella ricorrenza di tale festa nell’anno 2009


Come Simeone e Anna

Ogni anno la Chiesa celebra la «Giornata della vita consacrata» il 2 febbraio: presentazione al tempio del Signore. Rende grazie a Dio per questo dono prezioso che continua ad ottenere; in questa coscienza prega con i consacrati e le consacrate perché brilli la sua luminosità attraverso la vita di ciascuno di loro e sia strumento di attrazione a gloria di Dio e a conforto della comunità.

L’eucarestia, che anche quest’anno riunirà in Cattedrale la chiesa pisana intorno all’Arcivescovo, proclama il brano evangelico in cui Luca narra l’evento. Maria e Giuseppe vanno al tempio, secondo la tradizione originata dai libri della Legge, portano il loro bambino per offrirlo al Signore riconoscendo che è dono che viene a lui, come fanno tutti i genitori di Israele, e offrono il loro piccolo dono, quasi un sacrificio che dice adorazione, gioia, riconoscenza. E nel tempio Gesù è riconosciuto come l’Atteso che Dio manda, il compimento di tutta la speranza con la quale il popolo ha attraversato la storia con le sue fatiche e i suoi conflitti: sarà lui a dare la pienezza della gioia, il grande segno dell’amore di Dio per sempre.

A proclamarlo sono due «vecchi»: Simeone, il profeta dagli occhi stanchi e illuminati, ha scrutato i segni che potevano annunziarlo, per un dono «dello Spirito Santo (che) gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo nel Signore». La profetessa Anna, che da settantasette anni «non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere».

Due vite interamente donate al Signore, pronte nello scegliere come Abramo, capaci di farsi guidare da una speranza lunga, perseveranti nella fedeltà; possiamo scrivere: due religiosi, così vicini a quanti anche oggi, in un tempo distratto dal cercare il senso della vita, spesso incapace di fidarsi di Dio, spaventato dal pensiero di dover scegliere «per sempre»?

Simeone «accolse il bambino tra le braccia»: lo aveva aspettato a lungo! Potremmo anche dire: nella speranza che lo aveva accolto fin dal giorno in cui era stato chiamato ad aspettare e a vivere sulla promessa.

Anna «sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme».

Due anziani pieni di gioia, capaci di riconoscere e benedire l’opera di Dio, entusiasti nello annunziare quanto quel bambino sappia dare senso al cammino di una vita fatta di servizio, cioè di amore.

Per tutti i Consacrati che in Diocesi sono segni del Regno che viene, che servono nel nascondimento e nell’umiltà offrendosi come pietre vive da accostare alla «pietra angolare», il Signore Gesù, per edificare l’ecclesia, la famiglia dei convocati dall’Amore di Dio a diventare una cosa sola con lui, vada la nostra preghiera: da loro, con l’intercessione per noi specialmente per i meno attenti all’essenziale, venga l’esempio che ci assicuri che servire Dio e i fratelli è fonte di gioia, è via ad una gioia che non ha termine.

Mons. Enzo Lucchesini

sacerdote, vicario episcopale per la vita consacrata

La centralità della Parola di Dio

Oltre al Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione che ha curato un Sussidio liturgico-pastorale, anche la Conferenza episcopale italiana offre un sussidio (clicca qui sotto per prenderne visione) per vivere personalmente e comunitariamente la Domenica della Parola.

Quest’ultimo sussidio offre riflessioni e spunti perchè non un giorno sia dedicato alla Parola, ma ogni giorni di ogni anno.

Buona festa,

Claudio

Alla ricerca del volto di Dio

Il logo della Domenica della Parola di Dio dà particolare risalto al tema della relazione: forte è il nesso tra i viandanti, in un intreccio di sguardi, gesti, passi e parole. Alla luce del brano dei discepoli di Emmaus, Gesù appare come colui che “si avvicina e cammina con” l’umanità (Lc 24,15), “stando in mezzo” (Gv 1,14). In lui “non c’è Giudeo nè Greco; non c’è schiavo nè libero; non c’è maschio e femmina, perchè tutti siamo uno” (Gal 3,28).

Camminando tra i suoi, egli ne rinvigorisce i passi, additando gli orizzonti dell’evangelizzazione, raffigurati nel logo dalla stella: “Egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori le pecore, cammina davanti ad esse ed esse lo seguono perchè conoscono la sua voce” (Gv 10, 3-4).

Le sue parole sono un tutt’uno con quelle racchiuse nel rotolo che tiene tra le mani: “Chi è degno di aprire il rotolo e di scioglierne i sigilli?” (Ap 5,2). Se i due discepoli sono smarriti di fronte ai misteri della storia, subito vengono rassicurati: “Non piangete; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il germoglio di Davide, e aprirà il rotolo e i suoi sette sigilli” (Ap 5,5). “E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Lc 24,27).

La familiarità con la Parola di Dio nasce dalla relazione, dalla ricerca, nelle Sacre Pagine, del volto di Dio. La scrittura non ci porge concetti ma esperienze, non ci immerge solo in un testo, ma ci apre anche all’incontro con il Verbo della vita, decisivo “per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perchè l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2Tm 3,16).

Sullo sfondo una grande luce: c’è chi vede un sole al tramonto, evocando Lc 24,29; a noi piace cogliere il “sole che sorge” (Lc 1,78) e che, nel Risorto, annuncia l’alba di una nuova missione destinata a tutti i popoli:”Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15).

Tratto da “La Domenica della Parola di Dio”

Sussidio liturgico-pastorale 2020

Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione

Spegniamo la guerra, accendiamo la pace.

Ricevo dalla Tavola della Pace e della Cooperazione Onlus di Pontedera:

inoltriamo in allegato l’appello con il titolo “SPEGNIAMO LA GUERRA ACCENDIAMO LA PACE”, promosso da un ampio arco di reti e movimenti impegnati per la pace, il disarmo e la nonviolenza, per una mobilitazione convocata per il prossimo 25 gennaio.

il Comitato Esecutivo della Tavola della Pace e della Cooperazione Onlus Via Brigate Partigiane, 4 56025 Pontedera (PI)
tel. 0587-299505/6 fax:0587/292771


Sabato 25 gennaio 2020 sarà una giornata di mobilitazione per la pace. È stata indetta dal movimento pacifista USA, contro la guerra di Trump all’Iran per riaffermare il rifiuto alle guerre, per ribadire la vocazione di pace e la solidarietà con le popolazioni e le comunità vittime di guerre, violenze, ingiustizie, repressioni, occupazioni. In Italia, la giornata di mobilitazione per la pace è promossa da molte realtà associative, sindacali e studentesche, comitati e gruppi locali. Non vi sarà una manifestazione nazionale, ma tante iniziative sit in, fiaccolate, banchetti, flash mob, organizzate nelle città, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. L’invito dei promotori è di esporre la bandiera della pace nelle sedi, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle abitazioni, nella giornata del 25 gennaio.

I PROMOTORI NAZIONALI. ACLI, AIDOS, AOI, ARCI, Archivio Disarmo, Arci Servizio Civile, ASGI, Ass. 46° parallelo, Ass. Senza Confine, Associazione della pace, Assopace Palestina, Atlante delle Guerre, Beati i Costruttori di Pace, CGIL, CIPAX, CIPSI, CNCA, Cultura è Libertà, Europa verde, FIOM, Fond. Benvenuti in Italia, Ass. naz. Giuristi Democratici, Gruppo Abele, Lega Diritti dei Popoli, Legambiente, Libera, Link, Lunaria, Medicina Democratica, MIR, Movimento Consumatori, Movimento Europeo, Movimento federalista europeo, Movimento Nonviolento, Noi Siamo Chiesa, Opal, Pax Christi, PeaceLink, PRC-SE, Rete della pace, Rete italiana disarmo, Rete degli Studenti, Rete della Conoscenza, Sbilanciamoci!, Sinistra italiana, Tavola della pace, Tavolo salta muri, Transform! Italia, UDS, UDU, Un ponte per …, US ACLI, Unione sindacale italiana.

Si aggiungono ai precedenti molti PROMOTORI LOCALI.

Per ulteriori info www.retisolidali.it da cui è stato estratto quanto precede

Chi vuole, può inviare la propria adesione a: adesioni.piattaforma.pace@gmail.com


Una Parola per la vita

È stato pubblicato il libro “Perché nulla vada perduto – Il nostro percorso dalla memoria alla speranza”; dal 3 ottobre u.s., settimana dopo settimana, pubblico il commento che sui testi (nelle varie liturgie) don Enzo fece negli anni 1995-1996.

Infatti si tratta di letture liturgiche di alcuni giorni domenicali e festivi dei cicli C ed A; l’attuale anno liturgico è quello A.

Un modo come un altro per continuare a farci provocare dalla sua meditazione sui testi sacri; una riflessione acuta e profonda, non meno che puntuale, offerta a noi in modo serio e pacato, come da sua consuetudine.


26 gennaio 2020 – III tempo Ordinario

Is 8, 23b – 9, 3; Sal 26; 1 Cor 1, 10-13.17; Mt 4, 12-23

Gesù, racconta Matteo, dà inizio in Galilea al lungo itinerario della vita pubblica che lo condurrà alla definitiva rivelazione della Pasqua. L’avvenimento è letto come una tessera del mosaico della salvezza; non parte di lì soltanto perché casualmente la sua residenza era a Nazaret, ma piuttosto perché è proprio su quella terra di frontiera, dove la contaminazione etnica, culturale e religiosa è più facile, che deve sorgere la grande luce, annunzio di una vita nuova. La terra di Zabulon e di Neftali, così la chiamava Isaia riferendosi allo stanziamento di queste due tribù di Israele, era stata umiliata dall’occupazione Assira ed era diventata una provincia di quel potente impero che aveva provveduto alla deportazione degli abitanti. La voce del profeta si era levata ponendo su di essa l’oracolo in parte riproposto dalla prima lettura, nel quale si disegna un futuro di luce per un popolo che ora vive nelle tenebre più fitte della disperazione per il domani, di vittoria e di gioia mentre ora è amaramente sconfitto, di libertà mentre sulle sue spalle scende l’insopportabile bastone dell’aguzzino.

Matteo intende dire: Questo futuro è Gesù; in lui si adempie la promessa. Il Regno che egli annunzia è l’inizio dell’intervento definitivo di Dio nella storia, per il quale, se vogliamo usare le immagini del profeta, luce, gioia, libertà saranno la condizione di coloro che Dio visita.

La decisione di partire dalla Galilea diventa un gesto rivelatore; questa terra che al tempo di Gesù è assai fiorente dal lato economico, ma decisamente povera dal lato religioso, manifesta da un lato la fedeltà di Dio alle sue promesse, e dall’altro la sua regola costante di scegliere ciò che è piccolo, disprezzato, inadatto agli occhi di tutti, per compiere le sue meraviglie.

L’inizio della missione è segnato da un grido: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. Era già stato lanciato da Giovanni (3,2). In Gesù, Dio mette tutto sotto il suo giudizio e la sua sovranità. I nostri giudizi, come ogni potere umano, perdono di senso e di consistenza; così bisogna maturare una mentalità e un atteggiamento che sottomettano interamente il cuore a lui. Accogliere Gesù è già sentire Dio vicino; riprendendo le immagini di Isaia, è accettarlo come fonte di luce, di gioia, di libertà, in una vita che rischia sempre di essere dominata dalle tenebre dell’errore, dalla sconfitta amara del peccato, dalla schiavitù del male.

E Gesù passa accanto a noi, non visto e non riconosciuto, nelle tante vicende del nostro quotidiano. Proprio come accanto a Simone e Andrea, occupati a gettare la rete in mare, “perché erano pescatori”. E continua a lanciare il segnale forte e decisivo della chiamata: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini”. Come si dilata improvvisamente l’orizzonte di questi due fratelli il cui sguardo non era mai andato più lontano delle sponde del lago! Fino ad allora una giornata, e ancor più una nottata, poteva dirsi luminosa, gioiosa, liberante se la rete si era riempita per un fortunato incontro con il continuo vagare dei pesci. Ora il progetto è tutto nuovo e forse nemmeno del tutto compreso: eppure illumina misteriosamente la vita al punto che uomini così concreti come dei pescatori lascino le uniche certezze che hanno, la barca e i pesci, per andare dietro a Gesù. E per Giacomo e Giovanni la scelta sembra ancor più radicale: barca, pesci e padre per un avvenire sconosciuto. E’ già un’esperienza del regno dei cieli con il suo fascino e le sue leggi. Non è soltanto un sogno che muove, ma una forza nuova capace di una persuasione che non ha riscontro perché prende tutta la vita e ne fa nascere una nuova, nella quale la confidenza è tutta appoggiata alla Parola che ha chiamato, nella quale si realizza un cammino di assoluta conversione. Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, non sono già degli “arrivati”, il vangelo è buona testimonianza della fatica che faranno per diventare “pescatori di uomini”; ma la decisione c’è stata, il cammino è cominciato da quell’invito.

Nascono tanti interrogativi se mettiamo la nostra vita dinanzi a questa pagina evangelica. Uno mi sembra riassumerli: chi di noi non cerca luce, gioia, libertà nella sua avventura quotidiana? Chi di noi non ha l’impressione di vivere in una “Galilea delle genti”, umanamente e religiosamente tenebrosa, depredata e oppressa? Ma, chi di noi credenti può affermare con cuore sicuro di aver intrapreso pienamente e definitivamente il cammino della luce, della gioia, della libertà al seguito del Maestro?

don Enzo 

La domenica della Parola di Dio

Siamo ormai prossimi alla prima Domenica della Parola voluta da Papa Francesco.

Si intensificano articoli e riflessioni sul tema; la riflessione che segue e che trovi cliccando qui sotto è del 20 gennaio u.s., quasi fresca di giornata, e tratta da “Settimananews”.

Ovviamente la propongo alla tua attenzione. Sono convinto che non te ne pentirai.

http://www.settimananews.it/bibbia/domenica-parola-di-dio/