Ne ebbe compassione

Cattiveria ed indifferenza non sono compatibili con il Vangelo di Gesù.


Padre misericordioso,
che nel comandamento dell’amore
hai posto il compendio e l’anima di tutta la legge,
donaci un cuore attento e generoso
verso le sofferenze e le miserie dei fratelli,
per essere simili a Cristo,
buon samaritano del mondo.
Egli è Dio, e vive e regna con te…


Signore, nostro redentore,

nella tua vita mortale sei passato beneficando e sanando tutti coloro che erano prigionieri del male. Ancora oggi, come buon samaritano vieni accanto ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito e versi sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza.

Per questo dono della tua grazia, anche la notte del dolore si apre alla tua luce pasquale.

 (dalla liturgia)


In piazza, gridiamo vita!

Voglio condividere con voi l’appello di Padre Alex Zanotelli.
DECRETO SICUREZZA BIS

IN PIAZZA , GRIDIAMO VITA!

E’ come missionario che lancio questo appello contro il Decreto Sicurezza bis. Sono vissuto per dodici anni dentro la baraccopoli di Korogocho (Nairobi) e ho sperimentato nel mio corpo l’immensa sofferenza dei baraccati (oggi sono duecento milioni i baraccati nella sola Africa!). Siamo passati dall’apartheid politica a quella economica: l’1% della popolazione mondiale ha tanto quanto il 99% . E’ questa una delle ragioni fondamentali per le migrazioni, insieme alle guerre e ai cambiamenti climatici.

Per questo, come missionario, denuncio il cinismo con cui il governo giallo-verde respinge i “naufraghi dello sviluppo”. Non avrei mai pensato che un governo italiano avrebbe potuto regalarci un boccone avvelenato come il Decreto Sicurezza bis , che il 15 luglio verrà presentato in Parlamento per essere trasformato in legge. Un Decreto le cui clausole violano i principi fondamentali della nostra Costituzione, del diritto e dell’etica. E’ proprio l’etica ad essere colpita a morte perché questo Decreto dichiara reato salvare vite umane in mare. Ne abbiamo subito visti i vergognosi risultati con la Sea Watch 3 con la capitana Carola Rackete e con il veliero Alex di Mediterranea! E in commissione Affari costituzionali e Giustizia, la Lega e i Cinque Stelle hanno ulteriormente peggiorato quel testo con nuovi giri di vite contro i migranti. Infatti il Decreto rimaneggiato prevede lo schieramento delle navi della Marina e Guardia di Finanza in difesa del ‘confine’ delle acque territoriali; l’impiego massiccio di radar e monitoraggi con mezzi aerei e navali sulle coste africane per intercettare le partenze di migranti e segnalarne alle autorità libiche perché li riportino nei lager; il regalo di altre dieci motovedette al governo di Tripoli per riportare i rifugiati nell’inferno libico; infine un incremento delle multe fino a un milione di euro a navi salva-vite in mare, con l’arresto del comandante e sequestro dell’imbarcazione. Nessun accenno al fatto che in Libia è in atto una spaventosa guerra e che Tripoli non è “ un porto sicuro”! Questo Decreto Sicurezza bis , che sarà discusso e votato in Parlamento, ad iniziare dal 15 luglio, è un obbrobrio giuridico e etico che viola i dettami costituzionali ed è uno schiaffo al Vangelo. “Sono poliche criminali-afferma giustamente L.Ferrajoli- che provocano ogni giorno decine di migliaia di morti, oltre all’apartheid mondiale di due miliardi di persone. Verrà un giorno in cui questi atti saranno ricordati come crimini e non potremo dire che non sapevamo, perché sappiamo tutto!”. Trovo vergognoso che i Cinque Stelle si siano allineati e sostengano le posizioni leghiste. Per questo mi appello a quei parlamentari grillini che non condividono le posizioni razziste e criminali della Lega a disobbedire come hanno fatto la storica attivista del Meet-up di Napoli, Paola Nugnes e il comandante G. De Falco. Non si può barare su vite umane, nello specifico vite dei poveri! E’ l’ora delle decisioni: se stare dalla parte della vita o della morte. Ma questo vale per ogni cittadino perché è in ballo la nostra democrazia e i suoi valori fondamentali ( uguaglianza, solidarietà…), ma vale anche per ogni cristiano perché è in ballo il cuore del Vangelo.
Per questo uniamoci a “Restiamo Umani” che ha indetto un presidio davanti a Montecitorio, il 15 luglio alle ore 16 ,per dire NO a questo Decreto criminale. Noi ci saremo come “Digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti”, che da un anno, ogni primo mercoledì del mese digiuniamo davanti al Parlamento contro le politiche migratorie del governo giallo-verde. Anche quel giorno digiuneremo.
Chiedo a tutte le forze sindacali (CGIL,CISL, UIL), a tutto l’associazionismo laico, alle reti, ai comitati di resistenza di scendere in piazza. Ma soprattutto mi appello all’associazionismo cattolico (Azione Cattolica, Caritas, Migrantes,Focolarini, ACLI, FOCSIV…) perché si unisca alle forze laiche per dire no all’imbarbarimento della nostra società.
Mi appello ai missionari italiani, che hanno toccato con mano la sofferenza di quest’Africa crocifissa, perché alzino la voce e scendano in piazza contro leggi razziste e disumane.
Chiedo soprattutto ai nostri vescovi perché prendano posizione contro questo Decreto che nega radicalmente l’etica della compassione e della misericordia e propongano alle Parrocchie giornate di digiuno e di preghiera.
Uniamoci, credenti e laici, per difendere quei valori fondamentali negati da questo Decreto che, criminalizzando la solidarietà, disumanizza i migranti e tutti noi.
Restiamo umani e resistiamo!

Alex Zanotelli
Napoli, 11 luglio 2019

I passi che ci stanno accompagnando

Giusto un anno fa, accogliendo l’invito a riflettere insieme “guardando all’Europa continente di relazione con altri, con popoli, culture, suoni, colori, odori, religioni, …un caleidoscopio che affascina e talvolta inquieta….avvertendo il bisogno di confrontarci, dialogare, fare discernimento e aumentare la consapevolezza della nostra responsabilità” si è radunato un piccolo gruppo di credenti appartenenti all’Unità pastorale di Pontedera; ne è scaturito un impegno, quello di “dare sapore di Vangelo alla nostra realtà”. Un impegno che ha fatto maturare un percorso, un cammino di approfondimento della fede. Ed oggi ancora ci sta muovendo il desiderio di compiere passi condivisi, passi di fraternità, passi alla luce della Parola di Dio.

Non è possibile (e neppure é l’obiettivo) fare un resocontodella Bellezza che è transitata, che ha scorrazzato nei nostri incontri, comenelle relazioni interpersonali. E’ importante ricordare perché “nulla vadaperduto” (Gv. 6) e ci educhiamo a fare memoria della Provvidenza del Padre verso ogni uomo.


I passi compiuti…

11 luglio 2018

San Benedetto. Ci siamo incontrati con Monica Salcioli (Amici di Valeria – Angola), Simona Meoli (Suor Ilaria – Repubblica Centrafricana), Paolo Tognetti (Don Silvano – Congo) e, a seguire

vari incontri per stesura e presentazione del documento

vari incontri per stesura e presentazione del documento

che dal 23 luglio ha iniziato a raccogliere adesioni

28 agosto

Sant’ Agostino. Incontro di riflessione sulla figura di questo Santo, con il Prof. Luigi Cioni

3 ottobre

San Francesco d’Assisi. “Francesco, va’ e ripara la mia Chiesa che, come vedi, va tutta in rovina”. Riflessione e dibattito con il Prof. Luigi Cioni

22 ottobre

Vista dall’ Alto, “Guardare la città con occhi diversi”

 a Treggiaia , Santuario di Ripaia, con don Antonio Cecconi cui sono seguiti

incontri di elaborazione e consegna (30 novembre) deldocumento

“Io non mi vergogno del Vangelo” (1 Rm 16)

14 maggio 2019

La forza della parola, interpellati dalla testimonianza e gli scritti di don Lorenzo Milani

con il Prof. Riccardo Saccenti e don Andrea Bigalli

11 Luglio

San Benedetto. La parola di Dio riempie il mondo, relazione dialogata con Fratel Benedetto di Agliati

Questa sera, con la relazione dialogata di fratel Benedetto di Agliati, abbiamo potuto quasi toccare con mano la preziosa attualità del carisma benedettino.
Benedetto da Norcia ci invita a mettere al centro della nostra vita Gesù e il suo Vangelo, a testimoniare con la quotidiana ricerca ed ascolto della Parola di Dio, che é possibile vivere da fratelli in quanto figli di uno stesso Padre e, nel suo Amore, far progredire i valori umani.
Grazie a fratel Benedetto, grazie a quanti hanno scelto di condividere la propria fede.
Coraggio, tocca a ciascuno dare sapore di Vangelo alla nostra realtà.

…e quelli che ci stanno accompagnando verso

4 settembre

In occasione della Giornata nazionale per la custodia del creato (1 sett. ’19)

13 ottobre (data da confermare)

In prossimità della Festa del Patrono San Faustino, Vista dall’alto “Guardare la città con occhi diversi”, La Chiesa nella città

***

Pro memoria social

Dal 4 luglio al 20 ottobre 2018 è stato attivo il gruppo wattsapp “Eccomi” composto da 36 persone che, nel lasso di tempo considerato, hanno condiviso riflessioni, impressioni, notizie, articoli, preghiere, foto e altro mostrando interesse e, spesso, promuovendo un sano protagonismo nella chiesa e nella società.

Nel periodo ha preso anche avvio una casella di posta elettronica dedicata peramareilmondo@gmail.com

Da inizio settembre 2018 ha preso avvio questo sito web www.sullatuaparola.info (con blog) che, alla data odierna, registra oltre 5000 visualizzazioni

Sempre da inizi settembre 2018 è attiva la pagina facebook @sullatuaparola per la condivisione di molti fatti di attualità con particolareriferimento ed attenzione alla Parola di Dio

Per le stupende locandine e il continuo tutoraggio informatico (e non solo) é doveroso il GRAZIE più sincero a Davide Barsocchi

11 luglio 2019                                                                                                    Claudio

San Benedetto da Norcia

Chi é San Benedetto da Norcia? Quale il Carisma che la Chiesa ha riconosciuto nella Regola della famiglia benedettina da lui fondata? Questo Carisma é ancora attuale?

Sono queste le domande che giusto un anno fa ci ponemmo, piccolo gruppo di credenti appartenenti all’Unità pastorale di Pontedera; ne è scaturito un impegno, quello di “dare sapore di Vangelo alla nostra realtà”. Un impegno che ha fatto maturare un percorso, un cammino di approfondimento della fede. Ci sta muovendo il desiderio di compiere passi condivisi, passi di fraternità, passi alla luce della Parola di Dio.

Sono questioni che meritano di essere approfondite. Per questo motivo faremo una riflessione dialogata con fratel Benedetto di Agliati che questa sera alle ore 21,15 potremo incontrare nei locali dell’oratorio della Parrocchia San Giuseppe (g.c.) in Pontedera.

Questo è l’invito per te

Dunque a presto,

Claudio


Un gigante della Chiesa, …in sintesi

È il patriarca del monachesimo occidentale. Dopo un periodo di solitudine presso il sacro Speco di Subiaco, passò alla forma cenobitica prima a Subiaco, poi a Montecassino. La sua Regola, che riassume la tradizione monastica orientale adattandola con saggezza e discrezione al mondo latino, apre una via nuova alla civiltà europea dopo il declino di quella romana. In questa scuola di servizio del Signore hanno un ruolo determinante la lettura meditata della parola di Dio e la lode liturgica, alternata con i ritmi del lavoro in un clima intenso di carità fraterna e di servizio reciproco. Nel solco di San Benedetto sorsero nel continente europeo e nelle isole centri di preghiera, di cultura, di promozione umana, di ospitalità per i poveri e i pellegrini. Due secoli dopo la sua morte, saranno più di mille i monasteri guidati dalla sua Regola. Paolo VI lo proclamò patrono d’Europa (24 ottobre 1964).


Preghiera a San Benedetto da Norcia

A te oggi rivolgiamo la nostra supplica ardente, glorioso san Benedetto, “messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà, araldo della religione di Cristo”, ed imploriamo la tua protezione sulle singole anime, sui monasteri che seguono la tua santa Regola, sull’Europa, sul mondo intero.

Insegnaci ancora il primato del culto divino, donaci di comprendere quanto sia grande e fecondo il dono della pace, aiuta tutti coloro che si sforzano di ricomporre l’unità spirituale dei vari popoli, spezzata da tanti eventi dolorosi, così che per la tua protezione ritorniamo tutti quanti ad essere fratelli in Cristo.
Amen

Preghiera scritta da Benedetto da Norcia

Padre buono, ti prego:
dammi un’intelligenza che ti comprenda,
un animo che ti gusti,
una pensosità che ti cerchi,
una sapienza che ti trovi,
uno spirito che ti conosca,
un cuore che ti ami,
un pensiero che sia rivolto a te,
degli occhi che ti guardino,
una parola che ti piaccia,
una pazienza che ti segua,
una perseveranza che ti aspetti

La vita del Santo

San Benedetto da Norcia (Norcia, 480 circa – Montecassino 547 circa), fondatore dell’ordine dei Benedettini. Viene venerato da tutte le chiese cristiane che riconoscono il culto dei santi. San Gregorio Magno, nel II Libro de I Dialoghi – l’unica nostra fonte storica sul santo di Norcia -, delinea il percorso della sua vita e la sua fisionomia spirituale.

San Benedetto da Norcia, fratello di Santa Scolastica, nacque verso il 480 d.C., da un’agiata famiglia romana. A Norcia egli trascorse gli anni dell’infanzia e della fanciullezza.

Adolescente fu mandato a Roma a compiere i suoi studi, ma, sconvolto dalla vita dissoluta della città, ritrasse il piede che aveva appena posto sulla soglia del mondo per non precipitare anche lui totalmente nell’immane precipizio. Disprezzò quindi gli studi letterari, abbandonò la casa e i beni paterni e cercò l’abito della vita monastica perché desiderava di piacere soltanto a Dio.

All’età di 17 anni, insieme con la sua nutrice, si ritirò nella valle dell’Aniene presso Enfide (l’attuale Affile), dove compì il primo miracolo riparando un vaglio rotto dalla stessa nutrice. Lasciò poi la nutrice e si avviò verso la valle di Subiaco, presso gli antichi resti di una villa neroniana. A Subiaco incontrò il monaco di un vicino monastero di nome Romano, che, vestitolo degli abiti monastici, gli indicò una grotta impervia del Monte Taleo (attualmente contenuta all’interno del Monastero del Sacro Speco) dove Benedetto visse da eremita per circa tre anni, fino alla Pasqua dell’anno 500. Conclusa l’esperienza eremitica, accettò di fare da guida ad altri monaci in un ritiro cenobitico presso Vicovaro, ma, dopo un tentativo di avvelenamento, tornò a Subiaco. Qui rimase per quasi trenta anni, predicando la “parola del Signore” ed accogliendo discepoli sempre più numerosi, fino a creare una vasta comunità di dodici monasteri, ognuno con dodici monaci ed un proprio abate, tutti sotto la sua guida spirituale.
Intorno al 529, a seguito dell’irriducibile ostilità di un tal prete Fiorenzo, Benedetto decise di abbandonare Subiaco. Si diresse verso Cassino dove, sopra un’altura, fondò il monastero di Montecassino, edificato sopra i resti di templi pagani e con oratori in onore di san Giovanni Battista, da sempre ritenuto un modello di pratica ascetica, e di san Martino di Tours, celebre monaco e vescovo della Gallia.

Nel monastero di Montecassino Benedetto compose la sua Regola verso il 540. Prendendo spunto dalla tradizione monastica precedente – Padri del deserto, Cassiano, Basilio, Agostino, probabilmente l’anonima Regula Magistri – egli combinò l’insistenza sulla buona disciplina con il rispetto per la personalità umana e le capacità individuali, nell’intenzione di fondare una scuola del servizio del Signore, in cui speriamo di non ordinare nulla di duro e di rigoroso.

La Regola, umana e saggia sintesi del Vangelo, nella quale si organizza nei minimi particolari la vita dei monaci all’interno di una “corale” celebrazione dell’Opus Dei, cioè della liturgia quotidiana, diede nuova ed autorevole sistemazione alla complessa, ma spesso vaga e imprecisa, precettistica monastica precedente. I due cardini della vita comunitaria sono il concetto di stabilitas loci (l’obbligo di risiedere per tutta la vita nello stesso monastero contro il vagabondaggio allora piuttosto diffuso di monaci più o meno “sospetti”) e la conversatio, cioè la buona condotta morale, la carità reciproca e l’obbedienza all’abate, il “padre amoroso” (il nome deriva proprio dal siriaco abba, “padre”) mai chiamato superiore, e cardine di una famiglia ben ordinata che scandisce il tempo nelle varie occupazioni della giornata durante la quale la preghiera e il lavoro si alternano nel segno del motto ora et labora (“prega e lavora”), con il sostegno della lectio divina, cioè la meditazione della Parola di Dio.

A Montecassino Benedetto morì, secondo la tradizione, il 21 marzo 547, quaranta giorni circa dopo la scomparsa di sua sorella Scolastica con la quale ebbe comune sepoltura; secondo il racconto di S. Gregorio Magno, spirò in piedi, sostenuto dai suoi discepoli, dopo aver ricevuto la comunione e con le braccia sollevate in preghiera, mentre li benediceva e li incoraggiava. Le diverse comunità benedettine ricordano la ricorrenza della morte del loro fondatore il 21 marzo, mentre la Chiesa romana ne celebra ufficialmente la festa l’11 luglio, da quando papa Paolo VI ha proclamato san Benedetto da Norcia patrono d’Europa il 24 ottobre 1964. La Chiesa Ortodossa celebra la sua ricorrenza il 14 marzo.


Un contributo, per approfondire

http://m.famigliacristiana.it/articolo/san-benedetto-il-monaco-che-fece-l-europa-e-addolci-il-medioevo.htm


Allegato

Sempre di città si parla…

Già in passato ho dato spazio a suoi interventi. Si tratta dell’amico Padre Agostino che, questa volta, ci pone questioni dalla periferia del campo Rom di Coltano: dalla baracca posta in un angolo del campo…

Non ci resta che leggere e lasciarci pro-vocare, soprattutto, se lo vogliamo, provare a mettere in discussione le nostre molte visioni distorte, preconcette, frutto di deficit di ricerca di informazione.

Buon itinerario,

Claudio


Sgomberi pericolosi perl’intera città di Pisa.

È stato un intervento dispotico che lascia circa 12 persone, gran parte minori, senza una abitazione e per strada. Anche le modalità sono discutibili, infatti i genitori coinvolti dello sgombero erano completamente all’oscuro, tanto è vero che al momento dell’intervento non si trovavano sul luogo e quando sono ritornati al campo la demolizione della loro baracca era già in atto…troppo tardi per ricuperare i loro effetti, i documenti e quant’altro. Sfido chiunque a controllare la propria rabbia.

Nei giorni precedenti non c’era stato alcun avviso, nessuna segnalazione da parte dei servizi sociali, che da mesi avevano intrapreso con la famiglia interessata un percorso per arrivare ad una soluzione, cioè l’individuazione di una abitazione che permettesse loro di trovare una giusta sistemazione, probabilmente era questione di pochi mesi di attesa.

Chi di noi non si sarebbe sentito raggirato e preso in giro?  

Forse la semplice baracca costruita in un angolo del campo era una minaccia alla sicurezza e all’ordine della città, quale fastidio procurava alla cittadinanza?

Ma la domanda di fondo che mi pongo è ben altra. Tanti operatori e gli stessi responsabili della società della salute affermano che non sapevano niente di questo sgombero, fino a ieri sera quando il comitato per l’ordine e la sicurezza della città ha deciso in tal senso. Posso anche dare per vere le loro affermazioni, cioè che loro non erano stati coinvolti e che non sapessero niente in tal senso, ma allora l’interrogativo da porre è ancora più preoccupante: quale ruolo hanno oggi le politiche sociali se il comitato della sicurezza decide per proprio conto, scavalcando competenze e impegni assunti da chi opera nei vari settori del sociale? Che senso ha che i servizi sociali offrano ora delle proposte fasulle di sistemazione (molto provvisorie) alle persone coinvolte nello sgombero, quando gli stessi avevano attivato un percorso con la famiglia interessata e che avrebbe portato ad una soluzione definitiva e positiva? È un corto circuito pericoloso per l’intera citta, perché di fatto la così detta “sicurezza e ordine pubblico” rischia di aumentare le sue vittime, creando più instabilità sociale. La soluzione dei problemi è vista come una perdita di tempo, purtroppo tra le sue vittime sono comprese pure le politiche sociali e questo credo non sia un bene per la città.

don Agostino Rota Martir

4 Luglio 2019 – campo Rom di Coltano –

Città ascolta il Signore

Vale la pena, davvero, dedicare qualche minuto alla lettura dell’omelia di mons. M. Delpini, arcivescovo di Milano, tenuta in occasione della messa e processione diocesana del Corpus Domini.

Il testo, che puoi visionare qui di seguito con un semplice “clic”, l’ho estratto da SettimanaNews (collegamento al sito presente anche tra i Link consigliati presenti in apposita pagina di questo sito).

Buona lettura e…migliore riflessione.

Claudio

Per la città, questo ed altro

Per la città in cui viviamo,
perchè il Signore dia a tutti noi forza e immaginazione, per creare rapporti veramente umani in un mondo dominato dalla fretta e dall’ansia, preghiamo.

Partecipando alla celebrazione eucaristica ho ascoltato e pregato con tutta l’assemblea anche per questa intenzione.

Ho desiderato avviare una riflessione personale che volentieri condivido, spingendomi perfino ad immaginare che possa servire per aprire un dibattito.


La città in cui viviamo. Mi piace questo incipit perchè, a mio avviso, pone la questione nel modo migliore, ovvero dal punto di vista dell’appartenenza. Il territorio è (anche se non solamente) spazio comune di quanti vi abitano. Credo che sia il modo migliore di porre la questione perchè sgombra il campo da accenti che non condivido; per esempio, anche nella recente lunga campagna elettorale (dovuta al fatto che siamo andati ad un ulteriore turno di ballottaggio), mi è capitato di sentir affermare: ah, la “mia” Pontedera.

Pontedera non è di questo o di quello, di una parte politica o di un altra, la città non appartiene a nessuno, al contrario ciascuno le apparteniamo.

Ciascuno le apparteniamo perchè la viviamo, significa dire che non è determinante esserci nati, abitarci da “un mucchio” di anni per poter esprimere nei confronti della città, appunto, senso di appartenenza, desiderio di sviluppo, ansia di condivisione civica, visione verso i beni comuni.

A ciascuno, allora, deve essere consentito il modo proprio di viverla, non da singolo ma con altri; si apre il tema amplissimo della socialità, della inclusione, della effettiva integrazione tra le persone che sono la prima risorsa di un territorio. La prima e suprema risorsa di un territorio, direi.

Le persone con le proprie individualità, i cittadini come recita l’articolo 2 della nostra bella Costituzione Italiana:

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»

Come credenti, secondo me, facciamo bene a porre la questione in questo modo.

Nella Lettera a Diogneto (testo cristiano in greco antico di autore anonimo, risalente probabilmente alla seconda metà del II secolo), si legge che (i cristiani) “non abitano città proprie” e, ancora, “Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera.”

Questo testo afferma che i cristiani delle origini davano testimonianza di un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale.

Ciascuno si domandi che cosa può voler dire oggi condurre una vita sociale mirabile e paradossale.

Avere una vita sociale, significa, come accennato prima, non considerarsi un insieme di singoli individui ma come tessere di un infinito puzzle; presa singolarmente, una tessera del puzzle, può apparire enigmatica, estranea al disegno, ma se collocata al giusto posto e solo se collocata lì, proprio lì, tutto il resto trova completezza, unicità, significato, bellezza per lo sguardo che, tra l’altro, è capace di riconoscere qualcosa di compiuto.

Occorre quindi credere convintamente che il noi ha maggiore significato dell’io; di più, l’io trova significato solo nel noi. Come credenti dobbiamo chiedere alle nostre rispettive comunità di appartenenza che non si vada mai in pausa nell’educare ed educarci alla socialità, alla condivisione.

Dovrebbe anche venirci naturale, siamo adoratori di un Dio che è famiglia!

La preghiera odierna, suggerisce e individua uno scopo, un obiettivo: creare rapporti veramente umani.

Eh sì, anche nel 2019 continua ad essere importante il nostro impegno per creare rapporti, come? veramente umani.

Creare rapporti: il verbo è impegnativo, si addice al Padre più che a noi. Creare nel senso di suscitare rapporti, provocare rapporti tra le persone, fare in modo che ci siano rapporti. Proprio perchè cresce la tentazione dell’indivisualismo, che è come un tarlo della vita comunitaria, occorre avere immaginazione (pensarne sempre una nuova, o come direbbe quel cantante “penso più veloce per capire se domani tu mi fregherai”) per far sì che le persone stiano insieme, condividano spazi, storie, vite, sogni.

Il cristiano non è più bravo degli altri per pensarne sempre una nuova, ma è cristiano se è capace di novità di vita, in quanto ogni giorno scopre la salvezza che gli viene dal Suo unico Signore. Il cristiano è tale, in questo senso, solo se è veramente l’uomo della novità.

E’ questo “il potere dei segni” che noi cristiani dobbiamo perseguire, secondo l’espressione di don Tonino Bello.

Dice Papa Francesco, nella Evangelii Gaudium (nr. 92): non lasciamoci rubare la comunità!

Al riguardo, in allegato un contributo interessante (Comunità – Manicardi)

Questi rapporti, ricercati, provocati, devono essere (sempre secondo l’invocazione) veramente umani.

Molti di noi, anche all’interno della comunità ecclesiale, denunciano la deriva che la società tutta sta vivendo verso uno stile sempre meno connotato da umanità. Gli esempi ciascuno può farne di svariati. Se qualcuno trovasse difficoltà a trovare esempi, faccia un fischio che vengo in soccorso.

Già secondo Ireneo di Lione (Vescovo, 130-202): “Infatti la gloria di Dio è l’uomo vivente, e la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio: se già la rivelazione di Dio attraverso la creazione dà la vita a tutti gli esseri che vivono sulla terra, quanto più la manifestazione del Padre attraverso il Verbo è causa di vita per coloro che vedono Dio!” 

Ci illumina a riguardo Giovanni Paolo II con la sua prima enciclica (4 marzo 1979) Redemptor Hominis: «l’uomo è la via della Chiesa» e l’unico liberatore dell’uomo è Gesù Cristo.

“In realtà, quel profondo stupore riguardo al valore ed alla dignità dell’uomo si chiama Vangelo, cioè la Buona Novella. Si chiama anche Cristianesimo. Questo stupore giustifica la missione della Chiesa nel mondo, anche, e forse di più ancora, «nel mondo contemporaneo». Questo stupore, ed insieme persuasione e certezza, che nella sua profonda radice è la certezza della fede, ma che in modo nascosto e misterioso vivifica ogni aspetto dell’umanesimo autentico, è strettamente collegato a Cristo. Esso determina anche il suo posto, il suo – se così si può dire – particolare diritto di cittadinanza nella storia dell’uomo e dell’umanità. La Chiesa, che non cessa di contemplare l’insieme del mistero di Cristo, sa con tutta la certezza della fede, che la Redenzione, avvenuta per mezzo della croce, ha ridato definitivamente all’uomo la dignità ed il senso della sua esistenza nel mondo, senso che egli aveva in misura notevole perduto a causa del peccato. E perciò la Redenzione si è compiuta nel mistero pasquale, che attraverso la croce e la morte conduce alla risurrezione”.

“Il còmpito fondamentale della Chiesa di tutte le epoche e, in modo particolare, della nostra, è di dirigere lo sguardo dell’uomo, di indirizzare la coscienza e l’esperienza di tutta l’umanità verso il mistero di Cristo, di aiutare tutti gli uomini ad avere familiarità con la profondità della Redenzione, che avviene in Cristo Gesù. Contemporaneamente, si tocca anche la più profonda sfera dell’uomo, la sfera – intendiamo – dei cuori umani, delle coscienze umane e delle vicende umane”.


Ultimo accenno alla invocazione di preghiera; il dominio sul mondo da parte della fretta e dell’ansia.

Fretta ed ansia nei rapporti interpersonali non aiutano certamente all’armonico sviluppo della reciproca conoscenza, della stima, del rispetto.

Fretta ed ansia non aiutano certamente ad entrare in sintonia nè con gli altri, nè con il totalmente Altro.

L’ascolto della Parola di Dio ed il conseguente Amare Dio ed il prossimo, sono seriamente compromessi, per non dire impediti, se ci lasciamo dominare dalla fretta e dall’ansia.

Cosa dobbiamo fare? Agire di conseguenza, ritagliandoci spazi propri che non rimangano tali; l’interiorità, la riflessione, il silenzio, l’ascolto possono sembrare atteggiamenti passivi ma sono indispensabili per la vita individuale e comunitaria che possa essere ancora oggi come per i cristiani delle origini, testimonianza di un paradosso

Proviamo a chiederci se è ancora questo ciò che ci viene richiesto (non dall’Europa, ovviamente).

Qui di seguito il già citato allegato.


La preghiera per la città è un gesto molto bello, significativo, importante. Essenziale. Sarebbe riduttivo e direi, peccato di omissione, se lo ritenessimo esaustivo dell’impegno dei credenti per la città.

Sono, ancora, illuminati alcune frasi tratte dal discorso di Giovanni Paolo II al Convegno ecclesiale di Palermo (novembre 1995):

“La Chiesa non deve e non in­tende coinvolgersi con alcuna scelta di schieramento politi­co o di partito, come del resto non esprime preferenze per l’una o l’altra soluzione istituzionale o costituzionale, che sia rispettosa dell’autentica democrazia. Ma ciò nulla ha a che fare con una “diaspora” culturale dei cattolici, con un loro ritenere ogni idea o visione del mondo compatibile con la fede, o anche con una loro facile adesione a forze politi­che e sociali che si oppongano, o non prestino sufficiente attenzione, ai principi della dottrina sociale della Chiesa sulla persona e sul rispetto della vita umana, sulla famiglia, sulla libertà scolastica, la solidarietà, la promozione della giustizia e della pace. E’ più che mai necessario dunque edu­carsi ai principi e ai metodi di un discernimento non solo personale, ma anche comunitario, che consenta ai fratelli di fede, pur collocati in diverse formazioni politiche, di dialo­gare, aiutandosi reciprocamente a operare in lineare coe­renza con i comuni valori professati”.

Incoraggiato anche dal pronunciamento Pontificio sopra richiamato, mi permetto di condividere la breve seguente personale riflessione.

Durante le ultime settimane abbiamo toccato con mano, con dolore, la divisione a cui hanno colpevolmente ceduto molti dei nostri fratelli nella fede; nella legittima individuale opzione nei confronti di un partito politico non possiamo dividerci, magari sollevando l’accusa reciprocamente di non appartenere alla “giusta” parte politica.
Abbiamo così assistito, anche su gruppi wathsapp irresponsabilmente (in alcuni casi anche impropriamente) usati a fini di campagna elettorale, a chi diceva “un cattolico non può voltare Lega”, altri che ribattevano “chi è di sinistra non può essere cattolico”.
Tutto questo, a mio avviso, é da condannare e quando ne ho avuto occasione l’ho fatto senza remore e con chiarezza estrema.
Dobbiamo registrare, inoltre, una diffusa disaffezione che si è mostrata chiaramente con circa il 40% di concittadini che hanno disertato la consultazione per il ballottaggio.

Tutto ciò non consente che siamo felici, da qualsiasi sponda si osservi la realtà.
Come comunità ecclesiale dobbiamo ammettere l’omissione nel raccomandare, invece, la partecipazione alla vita della città, che fa crescere sempre tutti. Se per qualcuno di omissione non si è trattato, sicuramente posso dire che avrei gradito una maggiore sottolineatura della importanza della responsabile partecipazione alla vita e alle scelte della comunità cittadina. Ritengo che avremmo dovuto farlo, avremmo potuto farlo come già nel passato abbiamo esercitato anche in questo modo un legittimo sano protagonismo.
Adesso dobbiamo prendere atto che la nostra comunità cittadina é divisa. Non spetta a noi compiere un analisi del voto, ciò spetta primariamente alle realtà dei partiti e delle loro coalizioni. A noi, come cittadini e come cristiani, non spetta certamente fare come se nulla fosse accaduto o, come si dice, mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi. Soprattutto spetta a noi dare quel peculiare contributo alla ricucitura di un tessuto che appare lacerato.
Sono convinto che a noi credenti spetti la responsabile appartenenza alla realtà civica. Sono anche convinto che come cristiani siamo detentori di quella Buona Notizia che sola può “fare nuove tutte le cose”.

Claudio

Appuntamento ai crocicchi delle strade

Tu sei cristiano per mezzo della carità:

per nient’altro e a nient’altro.

Se dimentichi la carità, ti rendi assurdo

e se la tradisci diventi mostruoso.

Nessuna giustizia può dispensarti dalla sua legge.

Se ti stacchi da lei per ricevere qualcosa più grande

di lei,

tu preferisci la ricchezza alla vita.

Se ti stacchi da lei per dare qualcosa migliore di lei

tu privi tutto il mondo

del solo tesoro che sei fatto per donare.

La carità non è facoltativa.

Noi siamo liberi da ogni obbligo

ma totalmente dipendenti da una sola necessità:

la carità.

La carità è più che il necessario per esistere

più che il necessario per vivere

più che il necessario per agire.

La carità è la nostra vita eterna.

Quando lasciamo la carità, noi lasciamo la vita.

Un atto senza carità è morte improvvisa,

un atto della carità è una risurrezione immediata.

…La carità è gratuita pur essendo necessaria:

tu non la guadagni come ad un concorso;

la guadagni desiderandola, domandandola,

ricevendola, trasmettendola.

Non s’ impara la carità, se ne fa conoscenza

a poco a poco

imparando a conoscere Cristo.

E’ la fede nel Cristo che ci rende capaci di carità,

è la vita del Cristo che ci rivela la carità,

è la vita del Cristo che ci insegna

come desiderare, domandare, ricevere la carità.

E’ lo spirito del Cristo che ci fa vivi di carità

attivi mediante la carità

fecondi di carità.

Tutto può servire alla carità.

Tutto è sterile senza di lei. Noi stessi per primi.

Prende avvio con questa preghiera – vale davvero la pena di
rileggerla con attenzione – di Madeleine Delbrel, la mistica delle periferie, la riflessione che ho fatto in questi giorni su Solidarietà e Pace.

Merita qui citare un brano della Enciclica
“Sollecitudine sociale della Chiesa” che Giovanni Paolo II ha scritto
nel 1987 (par. 40)

La solidarietà è indubbiamente una virtù cristiana. Già nella precedente esposizione era
possibile intravedere numerosi punti di contatto tra essa e la carità, che è il segno distintivo dei discepoli di Cristo (Gv 13,35). Alla luce della fede, la solidarietà tende a superare se stessa, a rivestire le dimensioni specificamente cristiane della gratuità totale, del perdono e della riconciliazione. Allora il prossimo non è soltanto un essere umano con i suoi diritti e la sua fondamentale eguaglianza davanti a tutti, ma diviene la viva
immagine di Dio Padre, riscattata dal sangue di Gesù Cristo e posta sotto l’azione permanente dello Spirito Santo. Egli, pertanto, deve essere amato, anche se nemico, con lo stesso amore con cui lo ama il Signore, e per lui bisogna essere disposti al sacrificio, anche supremo: «Dare la vita per i propri fratelli» (1 Gv 3,16). Allora la coscienza della paternità comune di Dio, della fratellanza di tutti gli uomini in Cristo, «figli nel Figlio», della presenza e dell’ azione vivificante dello Spirito Santo, conferirà al nostro
sguardo sul mondo come un nuovo criterio per interpretarlo. Al di là dei vincoli umani e naturali, già così forti e stretti, si prospetta alla luce della fede un nuovo modello di unità del genere umano, al quale deve ispirarsi, in ultima istanza, la solidarietà.

 ***

Fin qui, parte di quanto da me già pubblicato in data 30 gennaio u.s., nel presente blog, sotto il titolo “Solidarietà e pace oggi”.

Per quale motivo torno sull’argomento? Forse il caldo torrido ha giocato in questo un brutto scherzo? Prima questione: torno sull’argomento perché ho già abbondantemente parlato nell’ultima pubblicazione “La carità non avrà mai fine” ma la riflessione della mistica delle periferie, rispetto ad essa ne risulta una cartina di tornasole. E’ un
esercizio che ho fatto, un compito a casa che a me è servito ed è pure piaciuto.
Provare per credere.

Seconda questione: il caldo non c’entra niente, almeno quello atmosferico. E’ piuttosto la reazione ad un altro tipo di clima che mi porta a tornare sull’argomento. Il clima che
respiriamo talvolta, tra fratelli nella fede, che non è assente da ipocrisia. E non solo.

Ci sono cristiani che sembrano dilettarsi nel mettere in contrapposizione papa Benedetto con Papa Francesco o questo con Giovanni Paolo II. La domanda che sorge spontanea é: come si fa? come è possibile questo? Di che cosa stiamo parlando?

Ora, senza andare a scomodare la Sacra Scrittura, propongo la lettura del documento sulla “Fratellanza umana, per la pace mondiale e la convivenza comune”.

A mio modesto avviso non pare che l’insegnamento della Chiesa prima di Benedetto sia in contrapposizione con quello dopo Benedetto.

Sinceramente ringrazio Dio perché nonostante le nostre infedeltà Lui è fedele e guida con paterna bontà tutti i suoi figli, a cominciare da coloro che ha scelto, nel corso della
storia, alla guida della Sua Chiesa.

Rispetto ad un documento come quello che segue, non mi sento di dire “purtroppo il Papa lo ha firmato” ma, piuttosto, chiedo aiuto alla fede che non venga meno, anzi aumenti, perché possa essere anch’io una di quelle “persone di buona volontà, presenti in ogni angolo della terra” che dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio.

Questo è il mio pensiero e desiderio, so di non essere il solo a perseguirlo, so di non essere lasciato solo ad impegnarmi con i miei limiti a praticarlo.

Ringrazio Dio anche per chi non comprende, spero solo sia in buona fede.

Non per merito bensì per grazia so di essere in cammino sulla strada giusta.

Ritengo che chi ha autorità nella Chiesa abbia il dovere di insegnare e, amando,
correggere.

Chi dice di accogliere il Vangelo e contemporaneamente compila l’elenco degli esclusi dal Regno, dica per cortesia di quale Vangelo sta parlando; dubito fortemente si
tratti del Vangelo delle opere:

li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 20Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?»». 21In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. 22Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona
notizia. 23E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
(Lc. 7, 19-23)

L’appuntamento per tutti è ai crocicchi delle strade perché è anche
questo il momento di chiamare alla festa ed allungare la lista degli invitati.

andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti netrovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali. (Mt. 22)

Claudio

***

Viaggio apostolico di Sua Santità Francesco

negli Emirati arabi uniti

3-5 Febbraio 2019 

DOCUMENTO SULLA

FRATELLANZA UMANA

PER LA PACE MONDIALE E LA CONVIVENZA COMUNE

PREFAZIONE

La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare.
Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani – uguali per la Sua Misericordia –, il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere.

Partendo da questo valore trascendente, in diversi incontri dominati da un’atmosfera di
fratellanza e amicizia, abbiamo condiviso le gioie, le tristezze e i problemi del mondo contemporaneo, al livello del progresso scientifico e tecnico, delle conquiste terapeutiche, dell’era digitale, dei mass media, delle comunicazioni; al livello della povertà, delle guerre e delle afflizioni di tanti fratelli e sorelle in diverse parti del mondo, a causa della corsa agli armamenti, delle ingiustizie sociali, della corruzione, delle disuguaglianze,
del degrado morale, del terrorismo, della discriminazione, dell’estremismo e di tanti altri motivi.

Da questi fraterni e sinceri confronti, che abbiamo avuto, e dall’incontro pieno di
speranza in un futuro luminoso per tutti gli esseri umani, è nata l’idea di questo »Documento sulla Fratellanza Umana « . Un documento ragionato con sincerità e serietà per essere una dichiarazione comune di buone e leali volontà, tale da invitare tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme, affinché esso diventi una guida per le nuove generazioni verso la
cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina
che rende tutti gli esseri umani fratelli.

 

DOCUMENTO

In nome di
Dio che ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro, per popolare la terra e diffondere in essa i valori del bene, della carità e della pace.

In nome
dell’innocente anima umana che Dio ha proibito di uccidere, affermando che chiunque uccide una persona è come se avesse ucciso tutta l’umanità e chiunque ne salva una è come se avesse salvato l’umanità intera.

In nome dei
poveri, dei miseri, dei bisognosi e degli emarginati che Dio ha comandato di soccorrere come un dovere richiesto a tutti gli uomini e in particolar modo a ogni uomo facoltoso e benestante.

In nome
degli orfani, delle vedove, dei rifugiati e degli esiliati dalle loro dimore e dai loro paesi; di tutte le vittime delle guerre, delle persecuzioni e delle ingiustizie; dei deboli, di quanti vivono nella paura, dei prigionieri di guerra e dei torturati in qualsiasi parte del mondo, senza distinzione alcuna.

In nome dei
popoli che hanno perso la sicurezza, la pace e la comune convivenza, divenendo
vittime delle distruzioni, delle rovine e delle guerre.

In nome
della» fratellanza umana «che abbraccia tutti gli uomini, li unisce e li rende uguali.

In nome di
questa fratellanza lacerata dalle politiche di integralismo e divisione e dai sistemi di guadagno smodato e dalle tendenze ideologiche odiose, che manipolano le azioni e i destini degli uomini.

In nome
della libertà, che Dio ha donato a tutti gli esseri umani, creandoli liberi e distinguendoli con essa.

In nome
della giustizia e della misericordia, fondamenti della prosperità e cardini della fede.

In nome di
tutte le persone di buona volontà, presenti in ogni angolo della terra.

In nome di
Dio e di tutto questo, Al-Azhar al-Sharif – con i musulmani d’Oriente e d’Occidente –, insieme alla Chiesa Cattolica – con i cattolici d’Oriente e d’Occidente –, dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio.

Noi – credenti in Dio, nell’incontro finale con Lui e nel Suo Giudizio –, partendo dalla nostra responsabilità religiosa e morale, e attraverso questo Documento, chiediamo a noi stessi e ai Leader del mondo, agli artefici della politica internazionale e dell’economia mondiale, di impegnarsi seriamente per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace; di intervenire, quanto prima possibile, per fermare lo spargimento di sangue innocente, e di porre fine alle guerre, ai conflitti, al degrado ambientale e al declino culturale e morale che il mondo attualmente vive.

Ci rivolgiamo agli intellettuali, ai filosofi, agli uomini di religione, agli artisti, agli operatori dei media e agli uomini di cultura in ogni parte del mondo, affinché riscoprano i valori della pace, della giustizia, del bene, della bellezza, della fratellanza umana e della convivenza comune, per confermare l’importanza di tali valori come àncora di salvezza per tutti e cercare di diffonderli ovunque.

Questa Dichiarazione, partendo da una riflessione profonda sulla nostra realtà contemporanea, apprezzando i suoi successi e vivendo i suoi dolori, le sue sciagure e calamità, crede fermamente che tra le più importanti cause della crisi del mondo moderno vi siano una coscienza umana anestetizzata e l’allontanamento dai valori religiosi, nonché il predominio dell’individualismo e delle filosofie materialistiche che divinizzano l’uomo e mettono i valori mondani e materiali al posto dei principi supremi e trascendenti.

Noi, pur riconoscendo i passi positivi che la nostra civiltà moderna ha compiuto nei
campi della scienza, della tecnologia, della medicina, dell’industria e del benessere, in particolare nei Paesi sviluppati, sottolineiamo che, insieme a tali progressi storici, grandi e apprezzati, si verifica un deterioramento dell’etica, che condiziona l’agire internazionale, e un indebolimento dei valori spirituali e del senso di responsabilità. Tutto ciò contribuisce a diffondere una sensazione generale di frustrazione, di solitudine e di
disperazione, conducendo molti a cadere o nel vortice dell’estremismo ateo e agnostico, oppure nell’integralismo religioso, nell’estremismo e nel fondamentalismo cieco, portando così altre persone ad arrendersi a forme di dipendenza e di autodistruzione individuale e collettiva.

La storia afferma che l’estremismo religioso e nazionale e l’intolleranza hanno prodotto
nel mondo, sia in Occidente sia in Oriente, ciò che potrebbe essere chiamato i
segnali di una «terza guerra mondiale a pezzi», segnali che, in varie
parti del mondo e in diverse condizioni tragiche, hanno iniziato a mostrare il
loro volto crudele; situazioni di cui non si conosce con precisione quante
vittime, vedove e orfani abbiano prodotto. Inoltre, ci sono altre zone che si
preparano a diventare teatro di nuovi conflitti, dove nascono focolai di
tensione e si accumulano armi e munizioni, in una situazione mondiale dominata
dall’incertezza, dalla delusione e dalla paura del futuro e controllata dagli
interessi economici miopi.

Affermiamo altresì che le forti crisi politiche, l’ingiustizia e la mancanza di una
distribuzione equa delle risorse naturali – delle quali beneficia solo una
minoranza di ricchi, a discapito della maggioranza dei popoli della terra –
hanno generato, e continuano a farlo, enormi quantità di malati, di bisognosi e
di morti, provocando crisi letali di cui sono vittime diversi paesi, nonostante
le ricchezze naturali e le risorse delle giovani generazioni che li
caratterizzano. Nei confronti di tali crisi che portano a morire di fame
milioni di bambini, già ridotti a scheletri umani – a motivo della povertà e
della fame –, regna un silenzio internazionale inaccettabile.

È evidente a questo proposito quanto sia essenziale la famiglia, quale nucleo fondamentale
della società e dell’umanità, per dare alla luce dei figli, allevarli,
educarli, fornire loro una solida morale e la protezione familiare. Attaccare
l’istituzione familiare, disprezzandola o dubitando dell’importanza del suo
ruolo, rappresenta uno dei mali più pericolosi della nostra epoca.

Attestiamo anche l’importanza del risveglio del senso religioso e della necessità di
rianimarlo nei cuori delle nuove generazioni, tramite l’educazione sana e
l’adesione ai valori morali e ai giusti insegnamenti religiosi, per
fronteggiare le tendenze individualistiche, egoistiche, conflittuali, il
radicalismo e l’estremismo cieco in tutte le sue forme e manifestazioni.

Il primo e più importante obiettivo delle religioni è quello di credere in Dio, di
onorarLo e di chiamare tutti gli uomini a credere che questo universo dipende
da un Dio che lo governa, è il Creatore che ci ha plasmati con la Sua Sapienza
divina e ci ha concesso il dono della vita per custodirlo. Un dono che nessuno
ha il diritto di togliere, minacciare o manipolare a suo piacimento, anzi,
tutti devono preservare tale dono della vita dal suo inizio fino alla sua morte
naturale. Perciò condanniamo tutte le pratiche che minacciano la vita come i
genocidi, gli atti terroristici, gli spostamenti forzati, il traffico di organi
umani, l’aborto e l’eutanasia e le politiche che sostengono tutto questo.

Altresì dichiariamo – fermamente – che le religioni non incitano mai alla guerra e non
sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza
o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione
dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle
interpretazioni di gruppi di uomini di religione che hanno abusato – in alcune
fasi della storia – dell’influenza del sentimento religioso sui cuori degli
uomini per portali a compiere ciò che non ha nulla a che vedere con la verità
della religione, per realizzare fini politici e economici mondani e miopi. Per
questo noi chiediamo a tutti di cessare di strumentalizzare le religioni per
incitare all’odio, alla violenza, all’estremismo e al fanatismo cieco e di
smettere di usare il nome di Dio per giustificare atti di omicidio, di esilio,
di terrorismo e di oppressione. Lo chiediamo per la nostra fede comune in Dio,
che non ha creato gli uomini per essere uccisi o per scontrarsi tra di loro e
neppure per essere torturati o umiliati nella loro vita e nella loro esistenza.
Infatti Dio, l’Onnipotente, non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non
vuole che il Suo nome venga usato per terrorizzare la gente.

Questo Documento, in accordo con i precedenti Documenti Internazionali che
hanno sottolineato l’importanza del ruolo delle religioni nella costruzione
della pace mondiale, attesta quanto segue:

– La forte convinzione che i veri insegnamenti delle religioni invitano a restare ancorati
ai valori della pace; a sostenere i valori della reciproca conoscenza, della fratellanza
umana
e della convivenza comune; a ristabilire la saggezza, la giustizia e
la carità e a risvegliare il senso della religiosità tra i giovani, per
difendere le nuove generazioni dal dominio del pensiero materialistico, dal
pericolo delle politiche dell’avidità del guadagno smodato e dell’indifferenza,
basate sulla legge della forza e non sulla forza della legge.

– La libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di
pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di
religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà
divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa Sapienza divina è
l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di
essere diversi. Per questo si condanna il fatto di costringere la gente ad
aderire a una certa religione o a una certa cultura, come pure di imporre uno
stile di civiltà che gli altri non accettano.

– La giustizia basata sulla misericordia è la via da percorrere per raggiungere una
vita dignitosa alla quale ha diritto ogni essere umano.

– Il dialogo, la comprensione, la diffusione della cultura della tolleranza,
dell’accettazione dell’altro e della convivenza tra gli esseri umani
contribuirebbero notevolmente a ridurre molti problemi economici, sociali,
politici e ambientali che assediano grande parte del genere umano.

– Il dialogo tra i credenti significa incontrarsi nell’enorme spazio dei valori spirituali,
umani e sociali comuni, e investire ciò nella diffusione delle più alte virtù
morali, sollecitate dalle religioni; significa anche evitare le inutili
discussioni.

– La protezione dei luoghi di culto – templi, chiese e moschee – è un dovere
garantito dalle religioni, dai valori umani, dalle leggi e dalle convenzioni
internazionali. Ogni tentativo di attaccare i luoghi di culto o di minacciarli
attraverso attentati o esplosioni o demolizioni è una deviazione dagli
insegnamenti delle religioni, nonché una chiara violazione del diritto
internazionale.

– Il terrorismo esecrabile che minaccia la sicurezza delle persone, sia in Oriente
che in Occidente, sia a Nord che a Sud, spargendo panico, terrore e pessimismo
non è dovuto alla religione – anche se i terroristi la strumentalizzano – ma è
dovuto alle accumulate interpretazioni errate dei testi religiosi, alle
politiche di fame, di povertà, di ingiustizia, di oppressione, di arroganza;
per questo è necessario interrompere il sostegno ai movimenti terroristici
attraverso il rifornimento di denaro, di armi, di piani o giustificazioni e
anche la copertura mediatica, e considerare tutto ciò come crimini
internazionali che minacciano la sicurezza e la pace mondiale. Occorre
condannare un tale terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni.

– Il concetto di cittadinanza si basa sull’eguaglianza dei diritti e dei
doveri sotto la cui ombra tutti godono della giustizia. Per questo è necessario
impegnarsi per stabilire nelle nostre società il concetto della piena
cittadinanza
e rinunciare all’uso discriminatorio del termine minoranze,
che porta con sé i semi del sentirsi isolati e dell’inferiorità; esso prepara
il terreno alle ostilità e alla discordia e sottrae le conquiste e i diritti
religiosi e civili di alcuni cittadini discriminandoli.

– Il rapporto tra Occidente e Oriente è un’indiscutibile reciproca necessità, che
non può essere sostituita e nemmeno trascurata, affinché entrambi possano
arricchirsi a vicenda della civiltà dell’altro, attraverso lo scambio e il
dialogo delle culture. L’Occidente potrebbe trovare nella civiltà dell’Oriente
rimedi per alcune sue malattie spirituali e religiose causate dal dominio del
materialismo. E l’Oriente potrebbe trovare nella civiltà dell’Occidente tanti
elementi che possono aiutarlo a salvarsi dalla debolezza, dalla divisione, dal
conflitto e dal declino scientifico, tecnico e culturale. È importante prestare
attenzione alle differenze religiose, culturali e storiche che sono una
componente essenziale nella formazione della personalità, della cultura e della
civiltà orientale; ed è importante consolidare i diritti umani generali e
comuni, per contribuire a garantire una vita dignitosa per tutti gli uomini in
Oriente e in Occidente, evitando l’uso della politica della doppia misura.

– È un’indispensabile necessità riconoscere il diritto della donna all’istruzione,
al lavoro, all’esercizio dei propri diritti politici. Inoltre, si deve lavorare
per liberarla dalle pressioni storiche e sociali contrarie ai principi della
propria fede e della propria dignità. È necessario anche proteggerla dallo
sfruttamento sessuale e dal trattarla come merce o mezzo di piacere o di guadagno
economico. Per questo si devono interrompere tutte le pratiche disumane e i
costumi volgari che umiliano la dignità della donna e lavorare per modificare
le leggi che impediscono alle donne di godere pienamente dei propri diritti.

– La tutela dei diritti fondamentali dei bambini a crescere in un ambiente familiare,
all’alimentazione, all’educazione e all’assistenza è un dovere della famiglia e
della società. Tali diritti devono essere garantiti e tutelati, affinché non
manchino e non vengano negati a nessun bambino in nessuna parte del mondo.
Occorre condannare qualsiasi pratica che violi la dignità dei bambini o i loro
diritti. È altresì importante vigilare contro i pericoli a cui essi sono
esposti – specialmente nell’ambiente digitale – e considerare come crimine il
traffico della loro innocenza e qualsiasi violazione della loro infanzia.

– La protezione dei diritti degli anziani, dei deboli, dei disabili e degli oppressi è un’esigenza religiosa e sociale che dev’essere garantita e protetta attraverso rigorose legislazioni e l’applicazione delle convenzioni internazionali a riguardo.

A tal fine, la Chiesa Cattolica e al-Azhar, attraverso la comune cooperazione, annunciano e promettono di portare questo Documento alle Autorità, ai Leader influenti, agli uomini di religione di tutto il mondo, alle organizzazioni regionali e internazionali competenti, alle organizzazioni della società civile, alle istituzioni religiose e ai leader del pensiero; e di impegnarsi nel diffondere i principi di questa Dichiarazione a tutti i livelli regionali e
internazionali, sollecitando a tradurli in politiche, decisioni, testi legislativi, programmi di studio e materiali di comunicazione.

Al-Azhar e la Chiesa Cattolica domandano che questo Documento divenga oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione, al fine di contribuire a creare nuove generazioni che portino il bene e la pace e difendano ovunque il diritto degli oppressi e degli ultimi.

In conclusione auspichiamo che:

questa Dichiarazione sia un invito alla riconciliazione e alla fratellanza tra tutti i
credenti, anzi tra i credenti e i non credenti, e tra tutte le persone di buona
volontà;

sia un appello a ogni coscienza viva che ripudia la violenza aberrante e l’estremismo
cieco; appello a chi ama i valori di tolleranza e di fratellanza, promossi e
incoraggiati dalle religioni;

sia una testimonianza della grandezza della fede in Dio che unisce i cuori divisi ed
eleva l’animo umano;

sia un simbolo dell’abbraccio tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud e tra tutti
coloro che credono che Dio ci abbia creati per conoscerci, per cooperare tra di
noi e per vivere come fratelli che si amano.

Questo è ciò che speriamo e cerchiamo di realizzare, al fine di raggiungere una pace
universale di cui godano tutti gli uomini in questa vita.

Abu Dhabi, 4 febbraio 2019

Sua Santità
Papa Francesco

 

Grande Imam di Al-Azhar
Ahmad Al-Tayyeb

La carità non avrà mai fine

Raccolgo, nel colloquio con un amico, una duplice domanda retorica: può esistere una Chiesa non vicina ai poveri? una Chiesa che rinunci ad educare alla carità?

E’ una questione tanto retorica quanto fondamentale, anche in questi nostri tempi.

E’ ovvio che la risposta può essere inequivocabilmente: NO, sia alla prima che alla seconda questione.

A mio parere, chi si disponga ogni giorno alla sequela del Risorto, ovvero del Signore Vivente ed operante, e delle istanze del Suo Vangelo sa che deve inequivocabilmente ricercare la testimonianza della carità senza dubbio alcuno, senza timore, men che meno, di sentirsi etichettato come “buonista” o “benaltrista”.

Da quel mattino di Pasqua fino ad oggi chi desidera operare per la venuta del Regno di Dio (come Gesù ha invitato a chiedere nella preghiera da lui insegnataci), ha ben chiaro che inequivocabilmente il Vangelo,tra l’altro, evidenzia: 28Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». 29Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; 30amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.31Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi». (Mc. 12, 28-31)

Sembra dire Gesù che il primo comandamento inizia con l’ascolto e sfocia nell’amore del Signore.

“Solo con l’ascolto il credente può aprirsi all’accoglienza e all’obbedienza dei comandamenti, al dono della legge che è atto di amore di Dio verso il suo popolo, atto che segna l’incontro nuziale dello sposo (il Signore) con la sposa (il suo popolo). Sì, il popolo di Dio è il popolo dell’ascolto, è l’assemblea cui Dio parla, l’assemblea alla quale Dio si rivela e questo resta lo specifico di Israele e della chiesa. E proprio perché è assemblea che ascolta Dio e dunque lo conosce, la chiesa risponde a Dio con l’amore.” (Enzo Bianchi)

Ascolto e amore di Dio: un legame inseparabile per il cristiano!

Gesù esprime anche questo secondo comandamento con una regola: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti”. (Mt. 7,12)

La Scrittura è quanto mai esplicita nell’affermare che la carità è la sintesi, anzi la pienezza, il compimento della legge e dei profeti: così dice Gesù (Mt. 22, 37-40). Sono conosciuti come “i due comandamenti dell’amore”, verso il cui adempimento ogni credente può dirsi sempre e solamente in cammino, a volte – aggiungo – faticosamente in cammino.

Paolo fa eco al Maestro quando nella Lettera ai Romani riafferma che noi abbiamo un unico debito nei confronti degli altri, cioè la carità, perché la carità appunto è il compendio e la pienezza della legge.

In particolare Gesù sottolinea come questo comandamento è il “suo” comandamento, lo qualifica come “nuovo” comandamento (Gv. 15, 9-17). Questa novità del comando di Gesù Cristo, si ritrova nella carne crocifissa del Figlio di Dio: è la croce che comunica tutto l’amore di Dio per l’uomo.

Credo che non sia esagerato dire che le nostre comunitàcristiane non hanno afferrato sempre, o a sufficienza, che il cuore è l’amore di Dio per noi e conseguentemente il comandamento “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”.

Le nostre comunità cristiane sono segnate da marginalità, da superficialità e da sporadicità, nel senso che il comandamento dell’amore è qualcosa di marginale rispetto a tanti altri precetti. Ogni uomo è amato da Dio e proprio per questo ogni uomo deve essere amato dal suo fratello.

Dobbiamo avere il coraggio, nelle nostre comunitàparrocchiali, di vivere il Vangelo fino alle estreme conseguenze…dell’amore.Da domestica, la nostra carità si dovrebbe fare mondiale. Tante valutazioni, maanche tante scelte concrete non testimoniano, a mio avviso, che questo è il respiro abituale, comune, direi naturale delle nostre comunità ecclesiali.

La nostra carità, proprio perché trova il suo criterio, la sua sorgente in Cristo deve avere le stesse preferenze del Vangelo: quelle degli ultimi, quelle dei poveri. Noi possiamo e dobbiamo parlare dei poveri in senso sociale, in senso sanitario, in senso economico, in senso morale ma non dovremmo mai dimenticare che il senso più profondo dell’essere poveri e dell’essere ultimi è in senso etico, spirituale e religioso. Quando le persone sono indifferenti al richiamo della trascendenza, al richiamo di Dio come unico e sommo bene, o addirittura quando le persone rifiutano tale unico, sommo bene, allora sì che siamo di fronte alla povertà più pesante.


Nella consapevolezza della necessità di sostenere il cammino dei credenti  la Chiesa, che secondo l’espressione di Papa San Giovanni XXIII è madre e maestra, nel corso dei secoli va maturando e offrendo a tutti gli uomini di buona volontà lumi e incoraggiamenti.

Lumi e incoraggiamenti che, con Papa Benedetto XVI haribadito come questo comandamento sia, come affermato da Gesù stesso, il piùimportante e come abbia la duplice natura di amare Dio e amare il prossimo. Anche nell’enciclica Deus caritas est (Dio è amore), la prima del suo pontificato, ha precisato che esso non si configura solo come un comandamento ma sia, prima ancora, “la risposta al dono dell’amore, col quale Dio ci viene incontro”.

Lumi e incoraggiamenti con Papa Francesco che, in coerenza ein continuità con il magistero petrino che lo ha preceduto, indica il Vangelocome rotta sicura da seguire per la barca della Chiesa anche testimoniandolo nel dialogo con credenti di altre fedi e non credenti.

La Chiesa Italiana ha maturato a lungo dal documento della Conferenza Episcopale “Evangelizzazione e testimonianza della carità” (8 dicembre 1990) e con il successivo Convegno di Palermo (1995) in poi la necessità di vivere, sia come singoli che come comunità, “con il dono della carità dentro la storia”.


Alcune sottolineature per tratteggiare, secondo la mia personale sensibilità, alcuni passi compiuti:

” L’uomo non può essere guardato solamente come un potenziale membro della Chiesa né l’amore della Chiesa per l’uomo può consistere solamente nell’offerta che gli viene fatta della fede in Cristo e dell’incorporazione ecclesiale. Se egli rifiuta la fede rimane un fratello amato da Dio.

La missione della Chiesa, quindi, nei suoi confronti, non si arresta quando, portato il buon annuncio, questo non viene accolto. Se ciò che spinge la Chiesa a detta di Paolo, é l’amore di Cristo, la tensione d’amore è costitutiva della sua missione.

L’amore del mondo, quindi, non consiste solo nello sforzo che si fa per convertirlo, ma nella continua e impegnativa scoperta che il mondo è amato da Dio e salvato, nonostante il suo peccato, dalla divina misericordia.” (Severino Dianich)

La Chiesa deve porsi continuamente di di fronte al Cristo, suo giudice e sua misura, perchè possa mantenersi fedele ed autentica, Gesù la invita a farlo mettendosi di fronte all’ uomo bisognoso di amore. Così Gesù indica alla Chiesa un luogo preciso nel quale egli esercita ogni giorno nella storia il suo giudizio escatologico: questo luogo é la persona del povero.

«31Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». 37Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?». 40E il re risponderà loro: «In verità io vidico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». 41Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato peril diavolo e per i suoi angeli, 42perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato». 44Anch’essi allora risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?». 45Allora egli risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo diquesti più piccoli, non l’avete fatto a me». 46E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna». (Mt. 25,31-46)

Questa è la sola via che conduce al Regno e, quindi, la Chiesa non può esserne il sacramento che ponendosi al servizio del povero e offrendo il suo amore ad ogni uomo.

Piaccia o non piaccia tale è l’insegnamento del nostro unico Maestro che ci promette di rendersi presente nei poveri, nei piccoli, nei bisognosi. Per noi credenti seguire o non seguire il suo Vangelo può fare la differenza addirittura per la vita eterna.

“Ora se l’ansia per l’uomo costituisce il dinamismo vitale della Chiesa, essa non può non ritrovarsi con un’identità diversa a seconda della situazione umana che sta attraversando nel suo pellegrinaggio verso il Regno. Pur portando con se la medesima Parola, proclamando sempre Gesù come unico Signore, ritrovandosi sempre a celebrare i suoi sacramenti come perenne memoria di lui, di fatto essa si configura sulle dimensioni proprie del servizio che di volta in volta è chiamata a rendere all’uomo in vista del Regno.

Sia la proclamazione della fede che il suo cammino verso il Regno prendono forma dall’amore per l’uomo concreto al quale comunicare la fedee con il quale camminare verso il futuro di Dio”. (Severino Dianich)

Infatti per Paolo, se tanti sono i carismi che determinano l’operosità ecclesiale, inequivocabilmente al di sopra di tutti, il carisma più grande, quello della carità. (1 Cor. 13)

“Se la comunità ecclesiale è stata realmente raggiunta e convertita dalla parola del Vangelo, se il mistero della carità è celebrato con gioia e armonia nella liturgia, l’annuncio e la celebrazione del Vangelo della carità di Cristo non può non continuare nelle opere della carità testimoniata con la vita e col servizio; anzi, ogni pratico distacco o incoerenza tra parola, sacramento e testimonianza impoverisce e rischia di deturpare il volto dell’amore di Cristo”. (Evangelizzazione e testimonianza della carità, 28)

“La Chiesa italiana e le prospettive del Paese” (1981) é il documento con il quale i vescovi invitavano  a “ripartire dagli ultimi”; successivamente, con espressione diversa, “amore preferenziale per i poveri” a più riprese il magistero della Chiesa e l’episcopato italiano hanno richiamato le comunità cristiana e i singoli fedeli alla fedeltà evangelica.

Infatti l’amore preferenziale per i poveri ha un carattere teologico e cristologico, e dunque non è una scelta pastorale opzionale, ma costitutiva della missione evangelizzatrice della chiesa. L’opzione per i poveri é evangelica, ciò significa che riguarda un atteggiamento fondamentale del Signore che nell’annuncio della nuova novella a tutti gli uomini, assunse l’amore preferenziale per i poveri, costituendoli come i primi destinatari e portatori privilegiati dei valori del Regno per confondere i sapienti e i potenti di questo mondo.

L’opzione per i poveri , significa perciò, comprensione della Chiesa come “Chiesa dei poveri”, cioè come luogo di vita con i poveri, dove i poveri hanno voce, ritrovano in Cristo la strada della loro liberazione umana e cristiana, e si fanno promotori di una trasformazione dell’intera società per renderla più autenticamente a misura d’uomo. Mi viene alla mente il desiderio espresso di Papa Francesco dopo pochi giorni dalla sua elezione, “Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri”.

Lo stile di povertà e di sobrietà è un elemento costitutivo dell’opzione dei poveri e un segno tangibile dell’autenticità della missione della chiesa.

Concludendo, senza pretesa di mettere il punto, il cristiano è colui che aderisce al Signore, che si mette alla sua sequela e che deve annunciare come Gesù “ha detto e ha fatto”. Il legame tra il render conto della speranza che è in lui (1 Pt. 3,15), cioè l’evangelizzazione, e il testimoniare in opere, concretamente, ciò che crede e spera, è un legame inscindibile!

Che cosa è infatti la carità se non fede operante, e che cosa è l’evangelizzazione se non fede eloquente, fede che parla e annuncia la salvezza di tutti in Cristo morto e risorto?

Dunque la fede deve essere operante ed efficace attraverso la carità!

Claudio