Una Parola per la vita

È stato pubblicato il libro “Perché nulla vada perduto – Il nostro percorso dalla memoria alla speranza”; dal 3 ottobre u.s., settimana dopo settimana, pubblico il commento che sui testi (nelle varie liturgie) don Enzo fece negli anni 1995-1996.

Infatti si tratta di letture liturgiche di alcuni giorni domenicali e festivi dei cicli C ed A; l’attuale anno liturgico è quello A.

Un modo come un altro per continuare a farci provocare dalla sua meditazione sui testi sacri; una riflessione acuta e profonda, non meno che puntuale, offerta a noi in modo serio e pacato, come da sua consuetudine.

Questa è l’ultima pubblicazione del commento settimanale di don Enzo; è stato un cammino iniziato con la pubblicazione del libro di cui sopra, sono lieto di aver potuto portare a termine quanto promesso.

Siamo invitati da don Enzo, con la sua consueta discrezione, ad approfondire personalmente la Parola.

Possiamo raccogliere l’invito?

Claudio


16 febbraio 2020 – VI tempo Ordinario

Sir 15, 16-21 (NV); Sal 118; 1 Cor 2, 6-10; Mt 5, 17-37

Continuiamo a leggere il solenne insegnamento del “discorso della montagna”.

Gesù, secondo il racconto di Matteo, è assiso come maestro dinanzi ai suoi e alle folle, come un tempo aveva fatto Mosè sul Sinai, e dà la legge dell’alleanza nuova che impegnerà l’uomo dopo che il nuovo e definitivo intervento salvifico di Dio si sarà verificato. E la vecchia legge che ha guidato Israele nel lungo cammino dei secoli, per la quale sapienti e profeti hanno cantato uno sviscerato amore ritenendola, a buon titolo, un segno dell’attenzione di Dio al suo popolo, una strada sicura da lui aperta dinanzi al suo cammino, dovrà forse andare in disuso come un ferro vecchio ormai inutile? L’insegnamento di Gesù smentirà forse tutto il passato? No! – dice Gesù – l’opera di Dio continua e in me giunge a compimento.

 Si rivelerà in tutta la sua luminosità, si compirà in tutta la sua potenza, impegnerà il discepolo in uno stile di vita ancora più impegnativo. Non chiederà soltanto l’attenzione a evitare alcune opere o a compierne altre, ma una radicale fedeltà del cuore. Così non avrà più senso un’obbedienza minimale, perché la risposta dovrà essere pari all’offerta che Dio farà in Gesù.

L’ingresso nel Regno sarà quindi possibile solo a coloro che comprenderanno l’alleanza e la  vivranno in modo così nuovo e così esigente.

Ora Israele ha davanti due categorie di persone che mostrano di prendere veramente sul serio la legge e di custodirla con impegno: gli scribi e i farisei. La gente vede in loro l’immagine del giusto, cioè di colui che sa rispondere all’azione salvifica di Dio e si impegna a camminare con esattezza davanti a lui lasciandosi guidare dalla parola che i sapienti, i profeti, le grandi guide del passato hanno pronunziato a suo nome. La “giustizia” del discepolo dovrà essere più grande, l’ascolto dovrà portare a scoprire le intenzioni ultime di Dio in modo da diventare capaci di vivere secondo uno spirito nuovo, quello che presiede all’opera stessa di Dio. Bisognerà giungere, come scriverà Paolo ai cristiani di Roma, a comprendere che…”pieno compimento della legge è l’amore” (13,10). Non sarà sufficiente sostituire la vecchia legge con una diversa e più esigente; ma di lasciarsi guidare a scoprire  Dio mentre si rivela nelle parole e nei gesti di Gesù, e poi domandarsi come rispondere alla sua proposta.

Di conseguenza davanti al comando:- Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio – il discepolo che ha negli occhi Gesù innocente eppur crocifisso per lui, non starà a domandarsi semplicemente se è giustificato quando si trova nell’occasione di farlo, ma si porrà il problema di come vivere l’amore verso il fratello e quindi di evitare tutto quello che possa in qualche modo offenderlo o farlo soffrire. Non lo offenderà, non lo calunnierà; avrà premura che goda di buona fama presso la comunità.

Quando andrà al culto, l’atto più alto che gli sia concesso di compiere, si riterrà indegno di porgere l’offerta, non in comunione con Dio se il cuore non sarà in comunione con gli uomini. Potrebbe essere molto interessante notare l’espressione “se tuo fratello ha qualche cosa contro di te”, magari interpretandola alla lettera, e attribuendo l’iniziativa della rottura all’altro; in ogni caso non sembra ci si possa ritenere dispensati da una ricerca di comunione.

L’urgenza dell’accordo è sottolineata anche dall’invito a scegliere un atteggiamento di prudenza estrema in caso di lite.

Anche la fedeltà coniugale, simbolo del patto tra Dio e il suo popolo, richiede  un comportamento estremamente coerente. Se il cuore e la mente sono spazi per una libertà pressoché assoluta, quanto lì accade troverà poi riscontro anche nella vita di coppia. La mancanza di fedeltà radicale all’altro non ci fa amare come Dio vuole essere amato e come lui ha amato noi.

E il giuramento? Giurare per ottenere autorità alle nostre affermazioni significa servirsi di Dio; ma il credente sa che il suo ruolo è servire Dio, senza equivoci e con semplicità.

Il Siracide demolisce un’obiezione che potrebbe farci sentire giustificati anche quando lo stile di vita è ben lontano dalla proposta di questa pagina evangelica che chiuderemo domenica prossima: -Se vuoi, osserverai i comandamenti – . La responsabilità è dell’uomo che Dio ha creato capace di scegliere il bene. È una riflessione che meriterebbe un approfondimento personale.

Don Enzo  

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