Facciamoci interrogare da Dio

Dal giorno 11 marzo u.s., da quando tutta l’Italia è progressivamente andata chiudendosi per contenere la pandemia, ogni sera alle 19 (su TV2000) il Vicario del Papa per la diocesi di Roma, Card. Angelo de Donatis, celebra la Santa Messa al Santuario del Divino Amore in Roma (se accedi ai link consigliati troverai anche il link di questo Santuario).

Il Vangelo di oggi è quello della samaritana al pozzo, cui Gesù chiede da bere; nella sua omelia il Cardinale parte da qui, ricorda che “nella prima domenica di Quaresima siamo entrati nel deserto con Cristo per combattere la buona battaglia, nella seconda abbiamo contemplato la meta del cammino, la trasfigurazione”.

Con la trasfigurazione, sottolinea il cardinale, “abbiamo compreso che lo scopo della prova non è diventare degli eroi, ma figli. Figli trasformati dalla luce della Pasqua. Questo è il nostro destino: la vita piena. Dove le lacrime, la fatica cederanno il posto alla carezza di Dio. Siamo cenere, ma lo spirito ci trasformerà in luce”.

La terza tappa del cammino quaresimale è proprio quello in cui Gesù “seduto sul pozzo afferma solennemente davanti alla donna samaritana diventerà in voi una sorgente che zampilla per la vita eterna”.

Quest’acqua, spiega il cardinale de Donatis, “è lo Spirito Santo riversato nei nostri cuori. Il cristiano, ogni battezzato, non è più un mendicante di felicità, non è un affamato che gira nei rifiuti, ma è un pozzo, una sorgente inesauribile di vita. Dio ha messo nei suoi figli tutto quello che serve per amarlo”.

Insomma, “noi tutti siamo il tempio di Dio sulla terra”, e questo è bene ricordarlo “in questo tempo tribolato in cui è anche difficile andare nelle nostre chiese di mattoni e non possiamo accostarci ai sacramenti”.

Va riscoperto che “tutta la vita del cristiano sia canale di grazia”, sottolinea. E aggiunge che è “ridicolo pensare che un virus possa impedire a Dio di consolare i suoi figli amati”.

Vero, “non possiamo celebrare l’Eucarestia come popolo radunato, i riti sono sospesi, ma non il mistero che in essi è significato. Anche in mezzo all’epidemia possiamo vivere una vita eucaristica, fatta di adorazione e di servizio al prossimo”, anche senza la celebrazione dei riti.

Il cardinale chiede a tutti di farsi interrogare da Dio, che “ci chiede con dolcezza quanto ciò che fino a ieri hai celebrato è diventato acqua viva che zampilla per la vita eterna, quella vita divina che nemmeno un virus può cancellare”.

Da qui, l’invito a verificarsi. Sottolinea il cardinale: “Quanti riti senza mistero, quante confessioni senza pentimento, quante eucarestie senza ringraziamento, quanti matrimoni a fedeltà intermittente, quanta carità fatta senza amore”.

Il cardinale chiede di riscoprire la preghiera, e “l’esame di coscienza fatto bene e a lungo”, pregando la Liturgia delle Ore, perché “tutti noi battezzati siamo il popolo sacerdotale che intercede per il mondo e che sparge l’acqua del consolatore”.

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