A raccolta

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.

Mt 1,16.18-21.24

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La Solennità di San Giuseppe, sposo della Vergine Maria, anche solo per un giorno, interrompe la sobrietà, l’austerità del cammino quaresimale del cristiano. Questo in tempi “normali”, come eravamo abituati a vivere, almeno fino allo scorso anno.

Con l’arrivo della pestilenza che ci costringe in casa (lo dobbiamo fare!), incontriamo anche la rinuncia alla “sosta” che fare memoria di San Giuseppe significava.

Abbiamo iniziato con la rinuncia alla memoria del Battesimo che facevamo attingendo all’acqua benedetta; abbiamo rinunciato ad esprimere con il gesto della pace la nostra adesione alla volontà del Padre, di riconoscerci quali siamo, suoi figli e fratelli tra di noi; poi è venuta la rinuncia della partecipazione alla celebrazione eucaristica. E peggio é per noi se non viviamo queste rinunce come offerte, se queste rinunce non le trasformiamo in offerta.

Certamente accettiamo e offriamo, tuttavia ciò non significa che comprendiamo e condividiamo totalmente le restrizioni imposte alla vita credente.

Per fortuna la televisione, penso in particolare a TV2000 ed anche ad alcuni canali locali, hanno rivoluzionato il proprio palinsesto per consentire almeno la partecipazione spirituale alla eucarestia.

Vero è che anche i social possono rivelarsi un aiuto concreto al cammino di fede, ma è altrettanto vero che non lo sono per ampie fasce di popolo di Dio.

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E proprio su TV2000 alle 21 di questa sera, dalla Parrocchia di San Giuseppe al Trionfale in Roma, sarà trasmessa in diretta la recita del Santo Rosario.

Anche Papa Francesco al riguardo ha affermato: “Faccio mio l’appello dei Vescovi italiani che in questa emergenza sanitaria hanno promosso un momento di preghiera per tutto il Paese”. Anche il Papa invita a pregare il Rosario alle 21 del 19 marzo, festa di san Giuseppe, come ha proposto di fare la Cei per invocare insieme dalla Madonna e dal Santo Custode la fine della pandemia“.

Di lui, uomo giusto, uomo mite e docile che si prende cura della sua famiglia, i vangeli non ci restituiscono neppure una parola se non che “Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore” come ci propone la odierna liturgia della Parola.

Giuseppe è diventato una persona di grande fascino e di perenne attualità: è stato un profugo, un lavoratore orgoglioso del proprio mestiere, che ha insegnato al figlio, aperto alle “sorprese” di Dio, che gli hanno sconvolto l’esistenza.

E così San Giuseppe è considerato il patrono delle famiglie, dei lavoratori, dei bambini abortiti, dei genitori che attendono una nuova creatura, degli emigranti e dei rifugiati, degli agonizzanti. Egli assiste e protegge i morenti. E’ patrono della Chiesa universale. La sua intercessione è invocata per gli amministratori, per i falegnami, ingegneri, costruttori, artigiani e viaggiatori. A lui si rivolgono le persone che sono tormentate dal dubbio e dall’incertezza, coloro che hanno una profonda vita interiore.

Sarà anche per tutto ciò che, in questa circostanza, i nostri vescovi ci chiamano a raccolta, a trovarci idealmente riuniti e spiritualmente uniti in preghiera.

Alle prese con il distanziamento sociale, penso che siamo assaliti tutti da sensazioni e sentimenti che ci suggeriscono un equilibrato e pensoso raccoglimento, siamo invitati ad affidarci alla protezione del silenzioso Giuseppe.

Non possiamo non chiedere a San Giuseppe di prendersi cura delle famiglie, dei padri e delle madri, di quanti in qualche modo aiutano a crescere.

In questi ultimi giorni le fonti giornalistiche stanno mettendo in risalto un dramma nel dramma; quello di chi deve affrontare il momento del passaggio alla vita nuova nella più assoluta solitudine. Non un volto familiare e una mano amata ad accarezzare la vita che passa da questo mondo all’altro.

Mi piace immaginare San Giuseppe, che noi invochiamo come protettore della buona morte, che si fa vicino e si prende cura di quanti, sofferenti, muoiono.

Oggi è anche la festa dei papà; ed anche di Papa Francesco che il 19 marzo di 7 anni fa iniziava il pontificato.

Ci viene proposto di esporre, alle finestre delle case, un piccolo drappo bianco o una candela accesa durante la recita del S.Rosario.

Claudio

Qui trovi il Sussidio per pregare insieme stasera e l’Esortazione apostolica “Il custode del Redentore” di Giovanni Paolo II

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